"È colpa dei cristiani!"

8 Giugno 2021
Fonte: fsspx.news
Baba Ramdev

Nell'antica Roma i pagani, se c'era una pubblica disgrazia, dicevano: "È colpa dei cristiani!". Sembra che i nazionalisti indù al potere in India abbiano ripreso lo stesso slogan. Per far dimenticare la loro disastrosa gestione della crisi sanitaria, orchestrano una campagna diffamatoria contro i cristiani, accusati di essere all'origine del coronavirus!

Il fiume più sacro dell'India da diverse settimane assume le sembianze di un carro funebre, trasportando migliaia di corpi di vittime di Covid-19, che le famiglie più povere non sono state in grado di cremare per mancanza di risorse.

Il governo nazionalista di Narendra Modi, impotente ad affrontare la situazione sanitaria, sta cercando di minimizzare la portata della tragedia per mascherare la propria incompetenza. E designare capri espiatori come diversivo.

I cristiani sono naturalmente ideali per questo ruolo in un Paese dove il partito di governo - il Bharatiya Janata Party (BJP) - ha fatto dell'estinzione di tutte le religioni non indù uno dei suoi principali obiettivi politici.

Per fare questo, il Primo Ministro indiano può contare su figure di spicco dei media impegnate nella sua causa, come Swami Ramdev, meglio conosciuto come Baba Ramdev, e il suo braccio destro, Acharya Balkrishna.

Non bisogna farsi illusioni, questi carismatici maestri yogi, i cui nomi sono sconosciuti in Occidente, non sono proprio dei santi e sono al nono posto nella classifica delle persone più influenti in India. Per non parlare della loro fortuna che è valutata in miliardi di euro.

Secondo i due uomini, il coronavirus non è altro che una "cospirazione per convertire l'India al cristianesimo e voltare le spalle allo yoga e alla medicina ayurvedica", si legge in un tweet pubblicato sul loro account ufficiale durante il mese di maggio 2021, diventato rapidamente virale sui social. Una manna per Narendra Modi.

L'intera mondo digitale indù porta questo tema sul web, e presto è il presidente dell'Indian Medical Association (IMA), una delle più importanti unioni di medici, Johnrose Austin Jayalal, lui stesso cristiano, ad essere accusato di voler utilizzare la pandemia a fini di proselitismo.

Da parte sua, Baba Ramdev assicura: "l'allopatia ha già ucciso centinaia di migliaia di persone con il Covid-19, e quindi gli indiani farebbero bene a rifiutare tali terapie, e utilizzare invece i rimedi ayurvedici prodotti da Patanjali".

Patanjali è il nome dell'azienda fondata dai nostri maestri yogi, che fornisce loro un succoso reddito. Commercializza, tra le altre cose, il famoso Panchagavya, un "rimedio" che consiste in una miscela di letame, urina e latte di mucca, e che ha già curato 800 pazienti infetti da SARS-CoV-2, secondo il rapporto. Ecco come persino Panacea si ritrova superata...

Queste parole non fanno sorridere padre Babu Joseph, ex portavoce della Conferenza episcopale indiana: "Portare accuse così ridicole contro un rispettato corpo professionale mostra solo la sua avversione per tutto ciò che riguarda il progresso. È stato dimostrato che la medicina convenzionale salva milioni di vite in tutto il mondo. Il fatto che un uomo senza abilità mediche possa calunniarla è il mondo alla rovescia", spiega il prete.

Spesso presi di mira a causa della loro fede, i cristiani in India hanno visto crescere l'ostilità della maggioranza indù nei loro confronti dall'inizio di una crisi sanitaria con effetti largamente sottovalutati dal potere in atto: invece dei 315 235 morti annunciati ufficialmente il 27 maggio , il numero di pazienti deceduti sarebbe compreso tra 630.000 e 945.000.