Anche a Roma, l'accordo sino-vaticano semina dubbi

5 Maggio 2022
Fonte: fsspx.news
L'intervento di Pablo Diez durante il colloquio organizzato dai Trinitari

Il rigido inverno che stanno attraversando i cattolici della Cina fa raramente notizia in Vaticano: così, il colloquio organizzato dall'Ordine dei Trinitari a Roma il 25 e 26 aprile 2022, con l'approvazione e la benedizione del sovrano pontefice, appare come un evento.

Perché è uno specialista del mondo cinese e corrispondente per l'Asia de media spagnoli ABC ad essere stato ufficialmente invitato a parlare per descrivere la situazione dei cattolici in Cina nella prospettiva di un possibile rinnovamento dell'accordo sino-vaticano, firmato nell'ottobre 2018 e in scadenza tra pochi mesi.

Pablo Diez dissipa immediatamente ogni illusione all'interno del suo pubblico: "malgrado l'apertura economica e sociale degli ultimi quarant'anni in Cina, lo Stato controlla tutto ciò che può essere per natura atto ad aprire una breccia nel potere assoluto esercitato dal Partito Comunista, in particolare la religione, abbastanza forte ai suoi occhi da essere in grado di mobilitare le masse e rovesciare i governi", spiega.

E insiste: "la chiave di comprensione sta nella propensione del regime a controllare tutto".

In Cina, i cattolici sono soggetti a "sottili forme di persecuzione religiosa", ha affermato l'oratore. Così, "quando le coppie optano per il matrimonio religioso, la cerimonia è spesso fissata molto presto, a volte anche prima dell'alba", e le autorità chiudono un occhio, con il rischio di scoraggiare più di un battezzato.

Per non parlare del timore per le tante telecamere di sicurezza che circondano le chiese: "In una chiesa di Shanghai ho visto una decina di telecamere puntate contro la porta. L'obiettivo non è solo quello di registrare coloro che osano entrare, ma anche di dissuadere chiunque voglia farlo", afferma il corrispondente della ABC, per il quale "la Cina sembra essere tornata indietro di diversi decenni, usando come pretesto il sistema messo in atto per combattere la pandemia di coronavirus".

Con queste premesse, Pablo Diez non esita a porre una domanda che oltretevere è ancora difficile da ascoltare: "l'accordo tra Pechino e la Santa Sede ha davvero contribuito a migliorare la situazione dei ventinove milioni di cristiani che conta la Cina?"

Per attenersi ai soli fatti, l'accordo – i cui dettagli non sono stati al momento resi noti – prevede essenzialmente che i vescovi siano nominati dal Vaticano con l'accordo della Cina, al fine di risolvere lo scisma. Però , "su oltre trenta diocesi attualmente vacanti nel Paese, solo sei seggi sono stati occupati e la persecuzione religiosa non è cessata", nota il giornalista.

L'accordo, inoltre, non pone fine alla politica di abbattimento delle croci: "nella primavera del 2020, nel pieno della pandemia e quando molti cercavano conforto spirituale di fronte a questi tempi incerti, sono state sottratte più di cinquecento croci nella provincia orientale dell'Anhui", ricorda Pablo Diez.

In definitiva, il riavvicinamento tra Pechino e la Santa Sede sta entrando in una fase decisiva, perché "le due parti dovranno decidere, entro il 22 ottobre, se rinnovare l'accordo, che indicherà lo stato delle loro relazioni bilaterali".

E il relatore conclude chiedendosi "fino a che punto ci si può fidare di una dittatura, la più potente del mondo, grazie al suo dinamismo economico, che commette tanti abusi contro la libertà religiosa dei suoi cittadini?"

Il fatto che un simposio sponsorizzato dalla Santa Sede esprima una critica all'accordo del 2018 sarebbe un segno di un'imminente rivalutazione delle relazioni tra il "Regno di Mezzo" e il microstato, o di un negoziato ai vertici?

Difficile dirlo, ma fortunato chi potrà predire il futuro dell'accordo sino-vaticano: perché se le vie del Signore sono impenetrabili, quelle del Figlio del cielo - titolo usato in passato dagli imperatori della Cina – non accettano contraddizioni…