Buona festa di San Lorenzo

10 Agosto 2020
Fonte: fsspx.news

San Lorenzo, diacono di papa Sisto II, era di Huesca, in Aragona. Fu martirizzato nel 258 a Roma.

Dom Guéranger ha pronunciato delle meravigliose parole per il giorno della sua festa.

 

"Un tempo la madre dei falsi dèi, di Cristo oggi la Sposa, in quest'ora attraverso Lorenzo la vittoria si lega, o Roma, al tuo nome. Trionfante sui re superbi, il tuo impero fu imposto alle nazioni; ma mancava alla tua gloria, avendo già ridotto la barbarie, di aver domato anche gli idoli impuri. Vittoria di sangue, ma non più tumultuosa, come quella di un Camillo o di un Cesare; lotta della fede che si immola e con la morte distrugge la morte. Con quale voce, con quale lode celebrare questa morte? In che modo canteremo degnamente un simile martirio?"

Inizia così il sublime poema in cui Prudenzio consacrò le tradizioni che a suo tempo, ancora così vicine alla grande lotta, cingevano la fronte del diacono romano di un'aureola incomparabile. Era l'ora in cui l'incantevole eloquenza dello stesso sant'Ambrogio ripeteva l'incontro tra Sisto e il Levita sulla via del martirio. Prima dell'ape di Milano, prima del cantore delle Corone, Damaso, Sommo Pontefice, registrò per i posteri, nelle sue monumentali iscrizioni degne della maestà dei tempi del trionfo, questa vittoria di Lorenzo per l'unica fede, che il poeta esaltò in strofe immortali.

Roma ha moltiplicato le manifestazioni in onore dell'invincibile atleta che, sulla graticola ardente, aveva pregato per la sua liberazione. Non contenta di aver inserito il suo nome nel sacro Canone, ha circondato l'anniversario della sua nascita al cielo con gli stessi privilegi di solennità, vigilia e ottava di quelli dei gloriosi Apostoli, suoi fondatori. Sul suo suolo imporporato dal sangue di molti altri testimoni di Cristo, ogni passo del levita nel passato, ogni ricordo di Lorenzo, ha visto sorgere una chiesa che attesta la speciale gratitudine della città regina. Tra tanti santuari che rievocano in vario modo la sua memoria benedetta, quello che custodisce la salma del martire si colloca insieme alle chiese del Laterano, di S. Maria Esquilino, di Pietro in Vaticano, di Paolo sulla via ostiense: San Lorenzo fuori le mura ha completato il numero delle basiliche maggiori che sono appannaggio riservato del Romano Pontefice, in quanto espressione della sua giurisdizione universale e immediata su tutte le Chiese, in quanto rappresentanti dei patriarcati di Roma, Alessandria, Antiochia, Costantinopoli, Gerusalemme, tra le quali si divide l'universo. Così, attraverso Lorenzo, la Città Eterna finiva di mostrarsi per quello che è, il centro del mondo e la fonte di ogni grazia.

Proprio come Pietro e Paolo sono la ricchezza, non solo di Roma, ma della terra, così anche Roma vide Lorenzo acclamato come l'onore del mondo; nobilitato dal suo eroismo, l'umanità rigenerata personificò in lui il coraggio di altri martiri. All'inizio di questo mese lo stesso Stefano si alzò dal luogo in cui giaceva nella morte, per venire ad unire i suoi onori di Protomartire con la gloria del diacono di Sisto II nella comunità di un'unica tomba. Il trionfo, come la lotta di tutti, sembrava giungere in lui al vertice supremo: sebbene la persecuzione dovesse ancora avere il suo prosieguo e moltiplicare per mezzo secolo l'ecatombe, la vittoria di Lorenzo fu considerata come il colpo che ferì il paganesimo nel cuore; l'inferno aveva incontrato, per la sua rovina, un amore più inflessibile delle sue fiamme.

"Il demonio", diceva Prudenzio, "aveva incalzato la testimonianza di Dio in un'aspra lotta; lui stesso cadde, trafitto da colpi, e ne rimase per sempre sopraffatto. Questa morte del santo atleta fu la vera morte dei templi; dopodiché Vesta vide disertare il palladio, senza riuscire a vendicarlo. Tutte queste vestali, abituate alle superstizioni che Numa aveva istituito nell'antichità, si affollano, o Cristo, nei tuoi cortili e cantano inni al tuo martire. Luminari del Senato, Luperchi e Flamini baciano la soglia degli Apostoli e dei Santi. Vediamo lì illustri famiglie, patrizi e nobili matrone, che offrono il loro miglior lignaggio in voto, un pegno di care speranze. Il pontefice, con la fronte un tempo circondata da bende, si arruola sotto il segno della Croce; la vestale Claudia visita, oh Lorenzo, il tuo santuario".

Non stupiamoci se, dall'alto dei sette colli, la solennità di questo giorno riempie immediatamente l'universo di echi della sua gioia trionfante. "Sarebbe impossibile che Roma rimanga nascosta, proclama sant'Agostino, fintanto che la corona di Lorenzo è nascosta alla vista". In Oriente come in Occidente, a Bisanzio come a Roma, popoli e principi fondarono templi in suo onore. In cambio, nella testimonianza del vescovo di Ippona, "non si potevano contare le sue benedizioni, mostrando qual era il suo merito: chi ha pregato, senza essere stato ascoltato?"

Così anche noi, concluderemo con Massimo da Torino,"in questa concordante devozione del mondo celeste, portando ovunque il trionfo del Beato Lorenzo, comprendiamo che è una cosa santa e che a Dio piace che onoriamo, nel fervore delle nostre anime, la nascita in cielo di Colui le cui fiamme radiose diffondono oggi sulla Chiesa universale di Cristo uno splendore di vittoria. Per la sua insigne purezza d'animo che lo rese levita, per la pienezza della sua fede che gli valse la dignità del martirio, è a giusto titolo che lo esaltiamo come quasi uguale agli Apostoli ".