Chi c'è dietro il Cammino sinodale tedesco?

26 Giugno 2022
Fonte: fsspx.news
Il cardinal Walter Kasper

Il cardinale Walter Kasper è intervenuto per l'ennesima volta sul Cammino sinodale tedesco, nell'ambito di una giornata di studio online organizzata dall'iniziativa “Nuovo inizio” – in tedesco Neuer Anfang – che si pone come critica su questo processo. Ci sono punti positivi e interessanti in questa conferenza del prelato, che quest'anno compie 90 anni.

La Chiesa ha bisogno di una riforma

In uno sviluppo in cinque punti, l'ex vescovo di Rottenburg-Stoccarda ricorda innanzitutto il noto adagio Ecclesia semper reformanda, "la Chiesa ha sempre bisogno di riforme e rinnovamenti". Ma la domanda è come.

Vera e falsa riforma

Dobbiamo quindi distinguere tra vera e falsa riforma – una citazione implicita dal titolo del libro di padre Congar "Vraie et fausse réforme dans l’Eglise". Dunque: "è importante precisare che il rinnovamento non è una novità. Rinnovare non significa inventare una nuova Chiesa".

La precisazione è gradita ma cozza con un passaggio precedente che affermava: "Il Vaticano II è stato un rinnovamento. Con la riforma della liturgia, la riscoperta dell'importanza della parola di Dio, una rinnovata visione della Chiesa e del suo rapporto con il mondo moderno. Con il sì alla libertà di religione, al rinnovamento ecumenico, alla riconciliazione con il popolo ebraico" - tutti questi punti sono vere novità nella Chiesa!

Ma manteniamo la formula originale. Il Presidente emerito del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani la applica al sinodo – con il quale intende il sinodo diocesano. Afferma poi che:

"I sinodi non possono essere resi permanenti da un'istituzione. La tradizione della Chiesa non riconosce un governo sinodale della Chiesa. Un consiglio supremo sinodale, come è previsto oggi, non ha fondamento nella storia costituzionale. Non sarebbe un rinnovamento, ma un'innovazione senza precedenti."

Va notato che questa affermazione cozza non solo con i recenti sviluppi del Cammino sinodale in cui è stata fatta la proposta di un sinodo permanente, ma con il pensiero stesso del Pontefice regnante che vuole mettere la Chiesa in stato sinodale, dare uno stile sinodale.

Il cardinale aggiunge che un politologo ha ben descritto questa affermazione: "Un tale consiglio sinodale sarebbe un Soviet supremo", peraltro Soviet originariamente significava "consiglio". Interessante coincidenza...

Criteri di riforma

Questo punto mira al cuore del Cammino sinodale. Ricorda che la teologia è ispirata dalle fonti – dai "luoghi" secondo la terminologia ricevuta. Il domenicano Melchior Cano (1509-1560) organizzò in modo sistematico la riflessione sull'argomento e ne descrive dieci luoghi. Sette di essi sono "propri" alla rivelazione divina: la Sacra Scrittura, la Tradizione, l'autorità della Chiesa, i Concili ecumenici, l'autorità del Sommo Pontefice, la dottrina dei Padri della Chiesa e quella dei teologi.

Altri tre "luoghi" sono "estranei" alla rivelazione: la ragione naturale, la filosofia e la storia. Walter Kasper poi, giustamente, osserva che il Cammino sinodale ha messo sullo stesso piano i primi e i secondi, e aggiunge: "È aberrante e del tutto falso mettere i punti di vista umani sullo stesso piano del Vangelo. E fa notare che le critiche recenti si concentrano proprio su questo punto".

Il cardinale spiega poi che un sinodo ha un capo – il vescovo diocesano – e un corpo, la diocesi. Il vescovo deve quindi esercitare la sua autorità, e non può rinunciarvi. Ha poi attaccato l'"impegno volontario" dei vescovi tedeschi. Si tratta di un punto degli Statuti del Cammino sinodale e dell'accordo tra i vescovi e lo ZdK, il Comitato centrale dei cattolici tedeschi.

Consiste in questo: c'è un impegno morale collettivo – che obbliga ogni vescovo solo individualmente – ad applicare le decisioni del Sinodo tedesco. Inizialmente, lo Zdk ha accettato di partecipare solo se i voti fossero stati "vincolanti", ma dopo le osservazioni romane, la menzione non poteva essere mantenuta. È stata compensata da questo impegno dei vescovi.

Il cardinale lo chiama inganno, e persino inganno "marcio". Innanzitutto perché un vescovo può impegnarsi solo per se stesso e non per i suoi successori. E soprattutto: "Un simile impegno equivarrebbe alle dimissioni collettive dei vescovi. Dal punto di vista del diritto costituzionale, questo potrebbe essere qualificato solo come un golpe, cioè un tentativo di colpo di stato".

Sull'ultimo punto, monsignor Kasper ricorda giustamente che in situazioni di crisi i sinodi, sebbene molto utili, hanno contribuito al rinnovamento, ma molto spesso non ne sono stati la fonte. Questa è da ritrovarsi negli uomini suscitati da Dio. È una costante nella storia della Chiesa.

 

Un errore capitale

Tuttavia, nella sua analisi, l'alto prelato commette un errore capitale. Ritiene che "il peccato originale del Cammino sinodale è di aver, fin dall'inizio, più o meno accantonato la lettera del Papa e la sua proposta di partire dal Vangelo e dalla missione fondamentale dell'evangelizzazione, e di aver preso la sua strada con criteri parzialmente diversi".

Questa lettera del Papa certamente critica alcuni aspetti del processo che era allora agli inizi, ma la sua critica si trasforma in incoraggiamento su altri punti, e i vescovi tedeschi lo hanno ben notato.

E soprattutto, questa critica nasconde la responsabilità primaria e totale del Papa nella situazione attuale. Mentre interi episcopati, cardinali, decine di vescovi, sacerdoti e laici lanciano l'allarme con crescente insistenza, cosa sta facendo Francesco? Pubblica Traditionis custodes.

Mentre la situazione è diventata così grave da essere ormai ovvio che buona parte della Chiesa di Germania è in scisma e che la disillusione sarà commisurata alla portata dei lavori dell'Assemblea sinodale, cosa fa Francesco? Colpisce i più tradizionalisti o conservatori, come la diocesi di Fréjus-Tolone.

Mentre decine di sacerdoti, e anche un vescovo, con l'incoraggiamento di buona parte dell'episcopato tedesco, hanno già "benedetto" per due volte coppie omosessuali contro l'espressa posizione della Congregazione per la fede, cosa fa Francesco? Si congratula con P. James Martin e tutti coloro che chiedono di ottenere un matrimonio – civile – per queste "unioni".

Mentre questo Cammino sinodale rischia di lasciare la Germania in una situazione peggiore di quella della predicazione di Martin Lutero, cosa fa Francesco? Lancia un sinodo mondiale sulla sinodalità, i cui primi risultati nelle diocesi mostrano la chiara influenza delle avanguardie già ben proiettate oltre il Reno.

Dietro il Cammino sinodale c'è fondamentalmente Francesco. Ne assumerà la responsabilità davanti a Dio e davanti alla Chiesa.