Cristiani iraniani condannati a 5 anni di carcere per apostasia

6 Settembre 2021
Fonte: fsspx.news
La prigione di Karaj

Le autorità iraniane della città di Karaj hanno condannato tre cristiani convertiti a cinque anni di carcere, poi ridotti a tre in appello con sospensione condizionale, ma prevedendo un monitoraggio settimanale, per "propaganda" contro lo Stato per l'abbandono dell'Islam.

Il verdetto è stato emesso il 22 agosto 2021. Secondo i rapporti della ONG militante Article18, con sede a Londra, che denuncia le violazioni della libertà religiosa nella Repubblica islamica dell'Iran, i tre convertiti sono Milad Goudarzi, Ameen Khaki e Alireza Nourmohammadi.

Tra le accuse che hanno portato alla loro condanna ci sono il "diffondere falsa propaganda" contro lo Stato e "attività educative devianti in opposizione all'Islam", cioè professare una fede diversa da quella musulmana. Il verdetto del processo ha anche imposto una multa di circa 1.500 dollari a ciascuno.

I giudici hanno poi concesso loro una cauzione dietro pagamento di quasi 9.000 dollari. Dovranno presentarsi alla stazione di polizia almeno una volta alla settimana per i prossimi sei mesi.

Nel novembre 2020, le forze di sicurezza hanno fatto irruzione nella loro casa e hanno confiscato molti oggetti personali, inclusi computer, telefoni cellulari e libri religiosi. Al termine del processo, gli inquirenti hanno restituito gli effetti personali, ma i libri cristiani sono rimasti sotto sequestro giudiziario.

Secondo la legge iraniana, l'evangelizzazione, il lavoro missionario e la conversione al cristianesimo possono costituire un reato punibile fino a 10 anni di carcere. La distribuzione della letteratura cristiana in persiano è illegale.

Ufficialmente, non c'è reato di apostasia nel codice penale (abolito nel 1994) e l'ultima esecuzione per questo reato risale al 1990. Tuttavia, i giudici possono ancora condannare un sospettato per aver abbandonato l'Islam fondando il loro giudizio sulle fatwa - editti religiosi scritti da esperti di diritto islamico.

Una pratica che dimostra come l'abbandono dell'Islam sia ancora considerato un grave reato in questo Paese, che si vuole tollerante. Spesso, infatti, la morte attende chi si converte, attraverso esecuzioni discrete, di cui talvolta se ne occupa la famiglia del convertito.

La radicalizzazione islamica che colpisce il vicino Afghanistan non migliorerà certo le cose e rischia di riaccendere la persecuzione anticristiana.