Dossier speciale: “Traditionis custodes” (2)

19 Agosto 2021
Fonte: FSSPX Spirituality
Due messe hanno costruito due città (chiesa di Saint-Nicolas d´Hérémence, Vallese)

Prima parte (2): L'obiettivo concreto del Motu proprio

Nel Motu proprio Traditionis custodes, papa Francesco attua tutta una serie di provvedimenti destinati a circoscrivere la messa tridentina, con l'auspicio di farla scomparire ad esclusivo beneficio della messa di Paolo VI.

Tale inesorabilità pone la domanda: le motivazioni che dà nella sua lettera di presentazione corrispondono davvero al reale obiettivo che si è prefissato? Il primo articolo ha preso in considerazione le motivazioni ufficiali. Vediamo ora l'obiettivo concreto.

L'obiettivo concreto del Motu proprio: "ridurre l'influenza dei tradizionalisti"
La motivazione data ufficialmente dal Papa, cioè che l'unità della Chiesa sarebbe in pericolo per via della messa in discussione del Concilio, lascia perplessi. Così Jean-Pierre Maugendre, sul sito di Renaissance catholique, scrive: "L'argomento, se non fosse per la serietà del soggetto, farebbe ridere. Quale unità della Chiesa? Quando :

- non ci sono due messe uguali celebrate in due chiese diverse,
- in una diocesi sono ammessi alla Santa Comunione i divorziati risposati e non nell'altra,
- il 69% dei cattolici americani afferma di non credere alla presenza sostanziale di Cristo sotto le specie del pane e del vino dopo la consacrazione (indagine Pew Research Center agosto 2019),
- impunemente, i sacerdoti tedeschi benedicono nelle loro chiese, addobbate con i colori dell'arcobaleno, le unioni omosessuali, ecc.

"Il Papa, che ha firmato la dichiarazione di Abu Dhabi affermando: “La diversità di religione è una sapiente volontà divina”, scrive nella lettera ai vescovi che accompagna il Motu proprio: “ è condizione per la salvezza rimanere nella Chiesa non solo 'con il corpo', ma anche 'con il cuore'. "- In altre parole: fuori della Chiesa non c'è salvezza!

Perspicace, Jean-Marie Guénois ha presentato a Le Figaro il vero e concreto obiettivo di queste misure coercitive, dal 9 luglio, otto giorni prima della pubblicazione del Motu proprio: si tratta soprattutto di "ridurre l'influenza dei tradizionalisti". Francesco si scontra con un fatto vincolante, e molto sconvolgente per l'ideologia conciliare: l'attrazione della Tradizione sulle giovani generazioni.

L'agenzia svizzera cath.ch, poco sospetta di un eccessivo tradizionalismo, ha ammesso il 20 luglio: "La Tradizione continua ad attrarre. Sempre più giovani, sacerdoti e laici, negli ultimi anni si sono avvicinati al rito tridentino. Le vocazioni delle comunità tradizionali continuano a moltiplicarsi."

"Come spiegare questo ritorno a una liturgia che non hanno mai conosciuto, a volte totalmente estranea al loro universo familiare? “Forse è soprattutto un mezzo politico per lottare contro un sentimento di destabilizzazione, di superamento, di fronte a una globalizzazione molto violenta e contro la quale si vuole resistere”, ipotizza su La Croix padre Luc Forestier, docente all'Istituto Cattolico di Parigi."

- Si apprezzerà questa risposta "politicamente corretta" che non si cura per un attimo del valore in sé della liturgia tradizionale, e vuole vedere nel rito tridentino solo un mezzo di rassicurazione di fronte alla globalizzazione.

Quel che padre Forestier non capisce, lo vede un filosofo ateo come Michel Onfray e lo dice su Le Figaro del 18 luglio. Lui che ammette: "Io sono ateo, lo si sà, ma la vita della Chiesa cattolica mi interessa perché rivela lo stato della nostra civiltà giudaico-cristiana, che è in pessime condizioni. Perché seppur Dio non fa parte del mio mondo, il mio mondo è quello che ha reso possibile il Dio dei cristiani."

"Qualunque cosa dicano quelli che pensano che la Francia inizi con la Dichiarazione dei diritti dell'Uomo, che è stupido come credere che la Russia sia nata nell'ottobre del 1917, il cristianesimo ha plasmato una mia civiltà e penso di poter amarla e difenderla senza scrupoli di coscienza..."

È questo ateo che scrive: "L'atto maggiore di papa Francesco, secondo me, è farsi fotografare davanti a un crocifisso su cui Gesù indossa il giubbotto di salvataggio arancione dei migranti. Ecco l'icona trionfante del Vaticano II che liquida ogni sacralità e ogni trascendenza a favore di una morale spalmata globalmente come un dolcetto di scout. […]

"La posta in gioco in questa vicenda è il seguito del Vaticano II, cioè l'abolizione del sacro e della trascendenza. La secolarizzazione del rito ridotta a una liturgia di cui La vie est un long fleuve tranquille [Film francese diretto da Etienne Chatiliez, uscito nel 1988. NdR] ha mostrato tutta la potenza con il suo simpatico prete che suona la chitarra e canta stupidamente “Jesus, Jé -é-é-é-sus, revient” [Gesù, Gesù, ritorna]".

"Possiamo preferire il canto gregoriano senza essere nostalgici di Vichy. […] Per quelli che credono in Dio, la messa in latino è alla messa di Long fleuve tranquille - quella che papa Francesco sembra amare - ciò che la basilica romana contemporanea di Sant'Agostino è a una sala polivalente in un blocco di appartamenti ad Aubervilliers: vi si cercherebbe invano il sacro e la trascendenza."

O il Vaticano II o la messa tridentina!
Ciò solleva una domanda - mantenuta come elemento di fondo nel Motu proprio e nella lettera di accompagnamento - una questione fondamentale che non è sfuggita all'attenzione degli osservatori più attenti. Lo formula un lettore di Aldo Maria Valli che lo riprende sul suo blog il 18 luglio:

"Una verità la Traditionis custodes la contiene, ed è là dove il papa dice che delle due l’una: o si segue il Concilio Vaticano II o si segue la Messa antica. Le due cose sono incompatibili perché segnano l’appartenenza a due diverse fedi e a due diverse chiese."

"Chi riconosce il Concilio riconosce la Chiesa che è nata in quel momento e che è distinta da quella di prima, tanto è vero che per quella di prima non c’è più posto. In altre parole, è la pietra tombale sull’ermeneutica della continuità, un compromesso che non poteva reggersi."

Si tratta di ciò che Philippe Maxence esprime in forma interrogativa in L'Homme Nouveau del 18 luglio: "La Chiesa ritiene che la fede trasmessa dalla forma straordinaria non sia la stessa di quella trasmessa dalla forma ordinaria?

"Se è così, e in quanto la forma ordinaria risale solo al 1969, non si riconosce implicitamente che essa rompe con la tradizione della Chiesa e che quindi il Concilio da cui è nata è proprio una rottura, contrariamente a quanto aveva cercato di sottolineare Papa Benedetto XVI nel suo discorso del dicembre 2005 sulle due ermeneutiche (rottura e continuità)? "

Il 26 luglio, sul sito dell'Academia christiana, Julien Langella trae una conclusione pratica in termini diretti: "Il Motu proprio di papa Francesco, che mira alla graduale estinzione della liturgia tradizionale, è una prova formidabile. Ci permette di lasciare un certo liberalismo mondano."

"Questa volta non possiamo più accontentarci di invocare “le molte dimore della casa del Padre” e altri logori argomenti di tolleranza: “il mio cammino passa attraverso la Messa di san Pio V, altri apprezzano la messa in francese, a ognuno il suo, io voglio solo difendere la libertà…”".

"Non possiamo più nasconderci dietro questo bonario egualitarismo, si tratta di abbracciare la scelta del vecchio messale, più vivo che mai, al ritmo con cui vanno le vocazioni e le conversioni degli adulti all'interno delle comunità tradizionali."

 

Due messe hanno costruito due città (coro dell'abbazia di Saint-Ouen a Rouen)