Francesco presenta Traditionis custodes come "un riordinamento costruttivo"

1 Ottobre 2021
Fonte: fsspx.news

In un'intervista di un'ora e mezza trasmessa il 1 settembre 2021, alla radio spagnola Cope, papa Francesco ha risposto a una serie di domande sul suo pontificato.

Interrogato sul Motu proprio Traditionis custodes, che limita drasticamente la celebrazione della messa tridentina, papa Francesco ha affermato: "Non sono tipo che sbatte i pugni tavolo […]. Sono piuttosto timido."

Ha ricordato che di recente era stata effettuata una valutazione complessiva [un sondaggio sui vescovi i cui risultati non sono stati resi noti. Ndr]. Secondo lui, ha rivelato che ciò che "è stato fatto per aiutare pastoralmente coloro che avevano vissuto un'esperienza precedente, si stava trasformando in ideologia".

"Quindi abbiamo dovuto reagire con norme chiare", ha detto. Papa Francesco ha confidato di aver "lavorato molto, con gente tradizionalista di buon senso", senza fare nomi.

Ha voluto anche rispiegare lo spirito dei provvedimenti presi: "Se leggete con attenzione la lettera [di accompagnamento] e leggete il decreto [il Motu proprio], vedrete che si tratta semplicemente di un riordinamento costruttivo, con cura pastorale."

Questo "riordinamento costruttivo" del Motu proprio è lungi dall'essere stato percepito dai primi interessati: le comunità un tempo annesse alla Commissione Ecclesia Dei, oggi disciolta.

Il 30 luglio Philippe Maxence sul sito L'Homme nouveau segnalava una differenza di trattamento da parte del Papa nei confronti della Fraternità San Pio X e delle comunità Ecclesia Dei: "Se papa Francesco ha preso una tale decisione vuol dire che ritiene che vi sia il rischio della costituzione di una Chiesa parallela e una crescente messa in discussione del Vaticano II."

"Sottolineiamo, però, che tali provvedimenti non riguardano la Fraternità San Pio X fondata da Mons. Lefebvre, alla quale Francesco ha concesso un numero di autorizzazioni tale da essere di fatto riconosciuta nella Chiesa."

"Eppure è al suo interno che si continua a criticare costantemente il Vaticano II. La severità verso i cattolici all'interno delle strutture ecclesiali e la moderazione verso quelli fuori non lasciano spazio a dubbi."

E sottolinea il problema dottrinale di fondo: "Se, contrariamente a quanto pensava Benedetto XVI, la messa tradizionale non può essere la lex orandi (la legge della preghiera) del Vaticano II, come lo è la messa di Paolo VI, allora quelli che criticano questo concilio come una rottura radicale con la Tradizione si ritrovano giustificati nel loro approccio."

"Siamo quindi in una situazione che mette in discussione non solo il Summorum Pontificum di Benedetto XVI, ma anche il suo discorso del dicembre 2005 sulle due ermeneutiche. "

Come vede il Papa le comunità Ecclesia Dei ?

Riguardo alle comunità Ecclesia Dei e alla Fraternità San Pio X, è utile fare riferimento a un'intervista rilasciata a Res Novæ, il 14 giugno - un mese prima della pubblicazione di Traditionis custodes -, da mons. Carlo Maria Viganò. Con la sua conoscenza degli ambienti romani, l'ex nunzio apostolico negli Stati Uniti ha affrontato la questione senza "senza peli sulla lingua".

Secondo lui, l'approccio del Papa è principalmente "politico: tollera le comunità Ecclesia Dei perché tengono lontani i conservatori dalle parrocchie e allo stesso tempo ne mantiene il controllo costringendole a limitare il loro dissenso al livello strettamente liturgico, garantendone allo stesso tempo la fedeltà all'ideologia conciliare".

Per il diplomatico romano, "per quanto riguarda la Fraternità San Pio X stiamo assistendo a un'operazione più sottile: papa Bergoglio mantiene con essa rapporti “di buon vicinato”, e mentre da un lato riconosce ai suoi superiori alcune prerogative che dimostrano di ritenerli come membri viventi della Chiesa, d'altra parte potrebbe voler barattare la loro completa regolarizzazione canonica con l'accettazione del magistero conciliare."

"È evidente che si tratta di una trappola insidiosa: una volta firmato un accordo con la Santa Sede, scomparirebbe l'indipendenza di cui gode la Fraternità in virtù della sua posizione di legalità incompleta, e con essa la sua indipendenza economica."

"Non dimentichiamo che la Fraternità dispone di beni e risorse che garantiscono la sussistenza e il finanziamento degli aiuti sociali dei suoi membri: in un momento di gravissima crisi finanziaria per il Vaticano, molti sono certamente attratti da questi beni, come abbiamo visto in altri casi, a cominciare dai francescani dell'Immacolata e dalla persecuzione di padre Manelli."

Alla domanda: "Ritiene che lo status protettivo (dipendenza dalla Congregazione della Fede e non dalla Congregazione dei Religiosi) voluto da Joseph Ratzinger prima e dopo la sua elezione al sommo pontificato per le società di vita apostolica che praticano la messa tradizionale, è in pericolo oggi?", risponde senza mezzi termini Mons. Viganò:

"La posizione canonica delle comunità Ecclesia Dei è sempre stata in pericolo: la loro sopravvivenza è legata all'accettazione, almeno implicita, della dottrina conciliare e della riforma liturgica. Coloro che non si adeguano, criticando il Vaticano II o rifiutandosi di celebrare o partecipare al rito riformato, sono ipso facto posti nella condizione di essere espulsi.

"Gli stessi superiori di queste società di vita apostolica finiscono per essere osservati dai loro chierici, ai quali si consiglia vivamente di astenersi da critiche e di dare di volta in volta segni tangibili di allineamento, ad esempio partecipando agli uffici della cosiddetta “forma ordinaria”."

"Paradossalmente, in campo dottrinale un sacerdote diocesano ha più libertà di parola di un membro di uno di questi istituti."

E il presule romano fornisce questi dettagli: "nella mentalità di chi detiene oggi il potere in Vaticano, lungi dal favorire la riscoperta del rito tradizionale, le eccentricità liturgiche di alcune comunità [Ecclesia Dei] ne danno un'immagine elitista e confinano questo rito nel “piccolo mondo antico”, dove gli artigiani della Chiesa di papa Bergoglio hanno tutto l'interesse a relegarlo."

"Rendere normale la celebrazione della Messa cattolica, secondo i precetti del Motu proprio Summorum Pontificum, senza relegarla a “riserva liturgica” o confinarla in spazi specifici, darebbe l'impressione che qualsiasi fedele possa assistere alla messa senza altro titolo di appartenenza che quello di essere cattolico."

"Al contrario, questo castello burocratico kafkiano rinchiude tutti i conservatori in un recinto costringendoli a seguire le regole della reclusione e a non pretendere nulla di più rispetto a quanto la grazia sovrana si degna di concedere loro, quasi sempre con l'opposizione appena celata al vescovo diocesano."

I superiori delle comunità Ecclesia Dei sono riuniti a Courtalain per preparare il loro comunicato stampa

Le comunità Ecclesia Dei chiedono un mediatore
Il 31 agosto, dopo un incontro a Courtalain, dodici superiori di comunità Ecclesia Dei hanno diffuso un comunicato in cui si leggeva: "Ci sentiamo sospettati, emarginati, esiliati."

"Tuttavia, non ci riconosciamo nella descrizione data dalla Lettera di accompagnamento del Motu proprio Traditionis custodes del 16 luglio 2021. […]

"Riaffermiamo la nostra adesione al Magistero (compreso quello del Vaticano II e seguenti) secondo la dottrina cattolica dell'assenso ad esso dovuto (cfr in particolare Lumen Gentium, n° 25, e Catechismo della Chiesa Cattolica, n° 891 e 892), come testimoniano i numerosi studi e tesi di dottorato realizzati da molti di noi negli ultimi 33 anni."

E si domanda un mediatore, basandosi sulla sollecitudine misericordiosa espressa in Amoris lætitia: "Preghiamo che si apra un dialogo umano, personale, pieno di fiducia, lontano dalle ideologie o dalla freddezza dei decreti amministrativi. Vorremmo poter incontrare una persona che sarà per noi il volto della Maternità della Chiesa."

"Vorremmo potergli raccontare le sofferenze, le tragedie, la tristezza di tanti fedeli laici nel mondo, ma anche di sacerdoti, religiosi e religiose che hanno dato la vita sulla parola dei Papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. A loro è stato promesso che “saranno prese tutte le misure per garantire l'identità dei loro Istituti nella piena comunione della Chiesa cattolica”. […]"

"Papa Francesco “invita i pastori ad ascoltare con affetto e serenità, con il sincero desiderio di entrare nel cuore del dramma delle persone e di comprenderne il punto di vista, per aiutarle a vivere meglio e a riconoscervi il loro posto. Amoris lætitia, n° 312). […]

"Oggi sentiamo parlare di visite apostoliche disciplinari ai nostri Istituti. Chiediamo incontri fraterni dove possiamo spiegare chi siamo e le ragioni del nostro attaccamento a certe forme liturgiche. Vogliamo soprattutto un dialogo veramente umano e misericordioso: “Siate pazienti con me!” […]

"Con fiducia, ci rivolgiamo prima ai vescovi di Francia affinché si apra un vero dialogo e sia nominato un mediatore che sia per noi il volto umano di questo dialogo."

"“Sono da evitare giudizi che non tengono conto della complessità delle diverse situazioni… Si tratta di integrare tutti, si deve aiutare ciascuno a trovare il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale, perché si senta oggetto di una misericordia 'immeritata, incondizionata e gratuita'”" (Amoris lætitia, n° 296-297). "

Il 3 settembre, sul sito La Porte Latine, don Jean-Michel Gleize, professore di ecclesiologia a Ecône, ha commentato questa dichiarazione:

"Preoccupati all'idea che i loro Istituti siano soggetti a visite apostoliche disciplinari, che potrebbero portarli a privarli della possibilità di celebrare la Messa secondo il rito di san Pio V, questi firmatari protestano la loro adesione al magistero del Vaticano II e successivamente, e si rivolgono ai vescovi di Francia, per implorare la loro pazienza e il loro ascolto, la loro comprensione e la loro misericordia - in un dialogo veramente umano."

"Neanche una parola sulla nocività di fondo della Nuova Messa di Paolo VI. Non una parola sui frutti amari del Concilio. Non una parola sulla spaventosa accelerazione della crisi della Chiesa sotto papa Francesco."

"E la comunione ai divorziati risposati?" E lo scandalo della Pachamama? La diplomazia, se di questa si tratta, confina qui con l'ingenuità o l'incoscienza, se non con l'ipocrisia. Cosa diranno i poveri e coraggiosi fedeli che frequentano questi Istituti? "

E solleva la domanda di fondo: "Cosa chiedono tutti questi superiori maggiori? Chiedono la libertà, la libertà di continuare a celebrare il rito della Messa antica, in mezzo a tutti coloro che celebrano il rito della Messa Nuova."

"Tuttavia, questa libertà è impossibile. E ciò che colpisce, leggendo questa lettera, è l'assenza di ogni riferimento alla verità che consegna: la verità dell'opposizione fondamentale che impedisce al nuovo rito della Messa di Paolo VI di convivere pacificamente con il rito della Messa di sempre."

"Perché una tale opposizione? Ripetiamo questa evidenza: la legge della preghiera è l'espressione della legge della fede. Ora, il nuovo rito della Messa di Paolo VI è l'espressione di un nuovo credo, in opposizione a quello antico."

Mons. Lefebvre lo ha ripetuto più volte, in particolare nell'omelia durante le ordinazioni sacerdotali del 29 giugno 1976: "Siamo convinti che proprio questo nuovo rito della Messa esprima una fede nuova, una fede che non è la nostra, una fede che non è la fede cattolica."

"Questa nuova messa è un simbolo, un'espressione, un'immagine di una nuova fede, di una fede modernista. Questo nuovo rito sottende o – se così posso dire – suppone un'altra concezione della religione cattolica, un'altra religione."

In attesa delle modalità di applicazione...

Il 6 settembre sono iniziate le visite ad limina dei vescovi di Francia, che proseguiranno nelle prossime settimane. Non c'è dubbio che il Motu proprio sia all'ordine del giorno nei colloqui che i presuli avranno con il Papa e i presidenti dei vari dicasteri romani.

Un'occasione per vedere comeTraditionis custodes verrà concretamente applicato nella stessa Roma, sarà il pellegrinaggio del movimento Summorum Pontificum in programma dal 29 al 31 ottobre, dove sabato 30 Mons. Salvatore Cordileone di San Francisco (Stati Uniti) celebrerà una messa pontificale alle 11.30 all'altare della Cattedra, nella Basilica di San Pietro.

Per informazione: il 5 agosto, alla Catholic News Agency (CNA), questo presule americano si è detto "addolorato" per le critiche rivolte al papa dopo la pubblicazione di Traditionis custodes.

Ha autorizzato, certo, la celebrazione mensile della messa tradizionale nella sua cattedrale, ma ha tenuto a precisare di sostenere "Papa Francesco nella sua sollecitudine di far sì che quanti sono attratti da forme più tradizionali di culto cattolico, affermino anche la validità della forma del Novus Ordo della Messa e, infine, dello stesso Concilio Vaticano II."