I 50 anni della nuova messa: da Cristo sacerdote a Signore dell'assemblea

9 Agosto 2020
Fonte: fsspx.news
La tavola e il leggìo hanno sostituito l'altare e il pulpito

La prima reazione all'affondamento della liturgia cattolica è il Breve esame critico della nuova messa. Questo documento, redatto da alcuni teologi, rivisto e presentato dai cardinali Ottaviani e Bacci, è datato 5 giugno 1969, festa del Corpus Domini. Continua il nostro studio iniziato nell'articolo precedente.

 

Il messale tradizionale sviluppa l'aspetto sacrificale della Messa e insiste sulla presenza di Cristo sacerdote e vittima: sacerdote nel celebrante che reitera il sacrificio e vittima sotto le specie eucaristiche del Corpo e del Sangue. Il nuovo messale celebra un pasto commemorativo e sottolinea la presenza spirituale di Cristo. Ciò porta da un lato alla svalutazione della presenza sacramentale di Cristo vittima, spesso ridotta alla presenza di Cristo nella sua Parola, e dall'altro porta a sopravvalutare il sacerdozio comune dei fedeli, poiché è sufficiente ad assicurare il presenza spirituale di Cristo, a scapito del sacerdozio ministeriale.

La presenza di Cristo sotto le specie eucaristiche


Il messale tradizionale pone grande enfasi sulla presenza reale moltiplicando i segni di adorazione e rispetto. Il nuovo messale non considera più la presenza eucaristica in sé, ma nel suo rapporto con il popolo radunato. La parola nobis - per noi - è stata aggiunta sistematicamente ogni volta che si parla della presenza eucaristica.

È solo in relazione alla comunione che vengono menzionate le specie eucaristiche. I segni di rispetto verso le sacre specie sono stati diminuiti o soppressi: si sono così conservate solo tre delle quattordici genuflessioni, quelle in stretto rapporto con l'assemblea (dopo la consacrazione e alla comunione); la comunione è distribuita facilmente dai laici; si riceve in piedi e nelle mani.

I segni della croce sulle offerte - l'ostia e il calice - sono completamente scomparsi e su di essi rimane un solo segno della croce invece di 24! Questo impoverimento è universale, compreso nel Canone I, l'antico canone romano. Allo stesso modo, il segno della croce è scomparso dai riti di comunione.

Nella configurazione delle chiese, il tabernacolo è separato dall'altare maggiore, una tavola che sostituisce l'altare. Entrando in una chiesa al di fuori della Messa, i fedeli non si trovano più a confrontarsi con la presenza reale, ma con un'assenza: quella del tabernacolo e quella dell'azione liturgica. L'edificio, infatti, ha senso solo nella misura in cui vi è raccolta la comunità, come esprime l'Ordinamento Generale del Messale Romano: "la disposizione generale del luogo sacro sia tale da presentare in certo modo l’immagine dell’assemblea riunita" (IGMR 257).

La presenza di Cristo nella sua Parola


Se il nuovo messale riconosce la presenza reale quando viene messa in contatto con l'assemblea, non la considera quasi mai in sé come oggetto di adorazione, né come vittima durante l'azione liturgica. Tanto ha ridimensionato la presenza reale, tanto ha aumentato l'importanza della Bibbia, concedendole sotto più di un aspetto il posto precedentemente riservato alla presenza sostanziale di Cristo sotto le specie eucaristiche.

La Scrittura e l'Eucaristia sono in definitiva solo due forme dell'unico cibo dato durante il banchetto pasquale: entrambe sono la mensa del Signore (IGMR 33 e 56); Cristo vi si dona come nutrimento spirituale (IGMR 8, 34, 56) che l'assemblea fa proprio con un rito di comunione (IGMR 33). Alla preghiera universale, reintrodotta nel nuovo rito, viene assegnato uno scopo simile a quello della postcomunione. Il Catechismo del 1992 spiega: "la mensa preparata per noi nell'Eucaristia è infatti allo stesso tempo quella della Parola di Dio e quella del Corpo del Signore" (CCC 1346).

Il messale tradizionale manifesta la necessaria mediazione della gerarchia ecclesiastica nella trasmissione della Rivelazione riservando le letture della Sacra Scrittura ai soli ministri sacri. La liturgia celebra l'azione magisteriale della Chiesa concedendo alla processione del Vangelo gli onori solitamente riservati alla presenza reale. Le letture bibliche, appartenenti alla "Messa dei Catecumeni", sono una preparazione destinata a ravvivare la fede dell'uditorio.

Nel nuovo messale si celebra la Scrittura in sé stessa, che distorce e disloca la presenza di Cristo, presente immediatamente e in sé stesso: "Quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura, Dio stesso parla al suo popolo e Cristo, presente nella sua parola, annunzia il Vangelo" (IGMR 9). La Scrittura è quindi ora celebrata come sufficiente in sé, motivo per cui la funzione di lettore può essere assunta da un laico.

La presenza di Cristo nel sacerdozio ministeriale e nel popolo 

La presenza di Cristo sacerdote "nella persona del suo ministro1" è relativizzata a favore di un'esaltazione dell'assemblea. Il nuovo messale sembra conoscere un solo attore liturgico, il "popolo di Dio", evidenziato nella prima frase dell'IGMR che descrive la celebrazione della Messa come "azione di Cristo e del popolo di Dio gerarchicamente ordinato" (n° 1). È attraverso le 164 menzioni che l'IGMR ne fa che dobbiamo capire il luogo esatto che il nuovo messale attribuisce al popolo riunito.

 

Nei riti di ingresso

Se si dà tanta importanza all'assemblea è perché è il segno distintivo della Chiesa universale, e come tale ha l'efficacia di rendere presente Cristo. Si nota spesso questo valore significativo dell'assemblea: Questa comunità "manifesta la Chiesa universale in un momento e in un luogo determinato" (IGMR 75).

Per questo possiamo parlare di sacramentalità: l'assemblea dei fedeli rende il Signore realmente presente: "il sacerdote, nel salutare la comunità riunita, manifesta la presenza del Signore" (IGMR 28). È la presenza spirituale del Signore che domina la cerimonia, il cui ministro è il popolo di Dio. Quanto al celebrante, si accontenterà di "servire Dio e il popolo con dignità e umiltà" per "far percepire ai fedeli la presenza viva di Cristo" (IGMR 60).

 

La liturgia della parola

In questa prospettiva, la "liturgia della Parola" appare come un dialogo diretto tra Dio e il suo popolo, senza un intervento specifico del sacerdozio ministeriale. Questi riti sono descritti come un'azione comune del Signore e del popolo unito: "Quando si leggono le Sacre Scritture nella Chiesa, è Dio stesso che parla al suo popolo" (IGMR 9). IGMR 45 specifica che nella preghiera universale il popolo esercita una "funzione sacerdotale".

 

La liturgia eucaristica

Nella celebrazione dell'Eucaristia viene resa palese la messa da parte del sacerdozio ministeriale a beneficio dell'azione comunitaria dell'assemblea. Il Novus Ordo Missae considera l'offerta sacrificale solo attraverso il sacerdozio comune dei fedeli.

La Chiesa distingue da una parte l'immolazione incruenta compiuta dal ministro nella consacrazione e dall'altra l'offerta sacrificale, che è una "oblazione in senso ristretto"2, con la quale i partecipanti si uniscono all'oblazione sacramentale compiuta da Cristo sacerdote nella persona del suo ministro.

Il nuovo messale non fa distinzione e passa sistematicamente sotto silenzio l'azione propriamente sacramentale di cui il sacerdote ministeriale è l'unico agente. Ogni volta che l'IGMR si occupa dell'offerta del sacrificio, la descrive come un atto comune al celebrante e ai fedeli. Citiamo come esempio: "Lo scopo di questa preghiera [eucaristica] è che l'assemblea dei fedeli si unisca a Cristo nella confessione delle grandi opere di Dio e nell'offerta di sacrificio" (IGMR 54). Compaiono nuovamente i due attori della celebrazione liturgica, Cristo e l'assemblea.

Questa offerta è fatta dal sacerdozio comune: "I fedeli[...] sacerdozio regale, per rendere grazie a Dio, per offrire la vittima immacolata non soltanto per le mani del sacerdote ma anche insieme con lui" (IGMR 62). Le preghiere che, nel messale tradizionale, indicano la propriamente oblazione ministeriale (Suscipe sancte Pater) sono state quindi cancellate dal nuovo rito. L'Orate fratres è stato mantenuto in extremis, ma alcune traduzioni ufficiali hanno consapevolmente soppresso la distinzione tra le due oblazioni ("il mio sacrificio, che è anche il vostro" è diventato "preghiamo insieme, offrendo il sacrificio di tutta la Chiesa").

Allo stesso tempo, la Nuova Messa sviluppa la dimensione presidenziale. Ad eccezione di una o due preghiere di preparazione personale, tutte le preghiere pronunciate dal celebrante sono considerate presidenziali. Le uniche due volte (IGMR 10 e 60) in cui si dice che il sacerdote prende il posto di Cristo, è al Cristo Capo che ci si riferisce. Il Catechismo del 1992 (n. 1348) conferma questa deviazione: "Proprio in quanto lo rappresenta, il Vescovo o il presbitero (agendo in persona Christi Capitis – nella persona di Cristo Capo) presiede l'assemblea, prende la parola dopo le letture, riceve le offerte e proclama la preghiera eucaristica".

La messa è ormai un banchetto commemorativo, in cui il Signore è reso presente in virtù dell'adunanza del suo popolo. La presenza di Cristo sacerdote nel suo ministro viene cancellata a favore del popolo di Dio considerato come la causa della presenza spirituale di Cristo.

Continua...

  • 1. Pio XII, Mediator Dei, DzS 3840.
  • 2. Pio XII, Mediator Dei, DsZ 3852.