I 50 anni della nuova messa: le nuove preghiere eucaristiche (2)

6 Settembre 2020
Fonte: fsspx.news
Padre Joseph Gelineau

Il 25 gennaio 1964, dal col proprio Sacram liturgiam, Paolo VI fondò il Consilium, per attuare la Costituzione conciliare sulla liturgia. Il 23 maggio 1968, la Congregazione dei Riti promulgò tre nuove preghiere eucaristiche. In quattro anni era stata compiuta una grande rivoluzione liturgica.

 

Fu una vera rivoluzione, perché la liturgia romana aveva fino ad allora conosciuto una sola preghiera eucaristica, chiamata per questo "Canone", cioè "regola".

È stato un lavoro enorme: "Il rito della messa fu messo in cantiere esattamente cinque anni fa. Dieci gruppi di studio, composti da un centinaio di specialisti di quindici nazioni, hanno lavorato intensamente e senza interruzione in sessioni speciali e generali, ed hanno esaminato ogni parte, ogni formula, ogni rito dal punto di vista teologico, pastorale, storico, e delle rubriche. Alcuni punti sono tornati decine di volte sul tavolo operatorio"1.

In pochi mesi ... 


Non si deve credere, però, che si sia lavorato per quattro anni alla stesura di queste nuove preghiere eucaristiche: prima si è dovuto istituire il Consilium, che ovviamente ha richiesto tempo.

D'altra parte, tra la realizzazione delle preghiere eucaristiche e la loro promulgazione, era passato dell'altro tempo: questi testi erano stati, infatti, riletti dalla Congregazione dei Riti, dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e dalla Papa stesso; La Preghiera eucaristica III era stata "testata" al Sinodo dei Vescovi; infine, doveva essere redatto il documento di promulgazione legale.

In altre parole, erano bastati solo pochi mesi per elaborare le preghiere che sarebbero state il cuore della vita spirituale di milioni di sacerdoti e fedeli.

In poche ore...


Ma in realtà è un errore credere che questa rivoluzione fondamentale sia stata realizzata in pochi mesi: ci vollero giorni, forse anche ore. Al momento non disponiamo di documenti attendibili sull'elaborazione della Preghiera Eucaristica III, sebbene non vi siano particolari motivi per ritenere che sia stata redatta in condizioni diverse dalle altre due. .

Abbiamo invece testimonianze convergenti e ben informate sulla genesi delle preghiere eucaristiche II e IV, particolarmente sconcertanti, anzi spaventose, perché ci fanno conoscere l'atmosfera di confusa improvvisazione in cui furono preparate.

Fretta, sistematismo e bricolage


Quello che possiamo dire da queste attestazioni, e più in generale attraverso il lavoro fondamentale del responsabile del progetto della riforma liturgica, mons. Annibale Bugnini2, è innanzitutto che questa riforma è stata realizzata con fretta estrema: in pochi mesi, in pochi anni, l'edificio completo della liturgia romana, sviluppato lentamente in venti secoli di tradizione, ha subito una completa e radicale revisione.

Va poi notato che questa riforma è stata realizzata secondo uno schema prestabilito, "attraverso libri di esperti, consistenti essenzialmente in programmi rituali3". La riforma liturgica è quindi il frutto di un sorprendente sistematismo, ben diverso dalla ricca e libera varietà della vita.

Infine, questa riforma consisteva principalmente in un bricolage di riti, un assemblaggio di pezzi, prendendo un testo qui, un gesto lì, un atteggiamento altrove e "mixando" il tutto allegramente, per finire con un mosaico senza unità organica.

L'elaborazione della Preghiera eucaristica II è stata raccontata nell'articolo precedente. Per quanto riguarda la composizione della Preghiera eucaristica IV, abbiamo la fortuna di avere le testimonianze convergenti di quattro protagonisti nel dossier.

Quattro testimoni particolarmente affidabili


Il primo, Mons. Annibale Bugnini, è stato il fulcro del Consilium che ha sviluppato la nuova liturgia. Riguardo agli altri tre, questo è quanto scrisse Dom Botte4 a meno di dieci anni dal fatto: "La riforma della messa fu affidata a una commissione il cui presidente era monsignor Johannes Wagner5 (...). Membri: (...) Dom Giovanni Vagaggini, OSB, all'epoca professore presso il Collegio Benedettino di Sant'Anselmo a Roma. (…) Mons. Pierre Jounel, professore all'Institut Supérieur de Liturgie di Parigi.

Inoltre, il presidente, monsignor Wagner, si premurò di invitare a titolo personale due uomini noti per il loro attaccamento alla tradizione, padre Louis Bouyer e me6.

Le testimonianze sullo sviluppo della Preghiera eucaristica IV


"Abbiamo proposto [per la quarta preghiera eucaristica] l'anafora di San Basilio, usata nel rito di Alessandria. Ma fu respinta dalla Commissione episcopale, a causa del luogo dell'invocazione allo Spirito Santo, troppo lontano dalle parole del Signore".

"Abbiamo quindi preso come base una formula ispirata a diverse anafore orientali che, nella preghiera di ringraziamento, dettagliavano le tappe della salvezza. Questa preghiera è stata composta da Dom Giovanni [attualmente Cipriano] Vagaggini7".

"Di fronte a questa difficoltà pratica per l'adozione [dell'anafora di San Basilio], durante la sessione dei relatori [quindi tra il 15 aprile 1967, data del voto per respingere l'anafora di San Basilio, e il 19 aprile, chiusura della sessione], con un lavoro forzato, è stata preparata la quarta preghiera eucaristica, nello stile delle anafore orientali8".

"La quarta [preghiera eucaristica] è stata elaborata in una notte da una piccola squadra con padre Gelineau9"10.

"Penso a (…) cosa potremmo salvare da un tentativo abbastanza riuscito di adeguarci allo schema romano di una serie di formule dell'antica preghiera detta di San Giacomo, grazie a un'opera di padre Gelineau, non spesso così ben ispirato"11.

Venti giorni per improvvisare una preghiera eucaristica


Se ricostruiamo ciò che dicono questi attori riformisti, i più informati che si possono immaginare, allora possiamo dirlo. La Preghiera eucaristica IV doveva originariamente essere l'anafora di San Basilio. Gli argomenti "a favore" e "contro" furono numerosi12. Infine, il 15 aprile 1967, a maggioranza dei voti, questa soluzione fu respinta.

In una notte, o anche in pochi giorni (potrebbe essere necessario riconoscere un'esagerazione retorica a Pierre Jounel), padre Gelineau e una piccola équipe hanno elaborato uno schema di preghiera eucaristica basato sulla liturgia di san Giacomo. Questo testo, probabilmente rivisto da Dom Vagaggini, fu infine accettato dalla plenaria cardinalizia nell'aprile 1967 e presentato al Papa il 3 maggio 196713.

In altre parole, erano trascorsi meno di venti giorni tra il rigetto dell'anafora di san Basilio e la fabbricazione completa e definitiva della Preghiera eucaristica IV come la conosciamo.

Lasciamo la conclusione a padre Bouyer: "Dopo tutto questo, non dovremmo stupirci troppo se, per le sue improbabili debolezze, l'aborto che abbiamo prodotto [cioè il nuovo Messale] dovesse suscitare risate o indignazione..."14.

  • 1. Annibale Bugnini, «Le nouvel Ordo missæ», Osservatore romano, edizione ebdomadaria in lingua francese, 23 maggio 1969, p. 2, col. 1.
  • 2. La riforma liturgica (1948-1975), Edizioni liturgiche, 1983.
  • 3. Joseph Gelineau, « Tradition, création, culture », Concilium 182, febbraio 1983, p. 25.
  • 4. Dom Bernard Botte (1893-1980),benedettino dell'abazzia di Mont-César a Louvain (Belgio).
  • 5. Prelato, presidente dell'Istituto liturgico di Treviri.
  • 6. Bernard Botte, «La liturgie de Vatican II», La Libre Belgique, 25 août 1976 ; articolo riprodotto integralmente in Didier Bonneterre, Le mouvement liturgique, Fideliter, 1980, pp. 143-144.
  • 7. Bernard Botte, «La liturgie de Vatican II», La Libre Belgique, 25 agosto 1976 ; articolo riprodotto integralmente in Didier Bonneterre, Le mouvement liturgique, Fideliter, 1980, p. 149.
  • 8. Annibale Bugnini, La riforma liturgica (1948-1975), Edizioni liturgiche, 1983, p. 169.
  • 9. Pierre Jounel, «Le Missel de Paul VI fête ses trente ans», La Croix, 28 aprile 1999.
  • 10. Joseph Gelineau, (1920-2008), gesuita, musicista e liturgista.
  • 11. Louis Bouyer, Mémoires, Les éditions du Cerf, Paris, 2014, p. 130
  • 12. Cf. Bugnini, pp. 451-453.
  • 13. Cf. Bugnini, p. 453.
  • 14. Mémoires, p. 131.