I 50 anni della nuova messa: San Pio X e il movimento liturgico (1)

12 Gennaio 2020
Fonte: fsspx.news
San Pio X celebra la messa nella Cappella Sistina

Mezzo secolo fa, Papa Paolo VI impose a tutta la Chiesa una riforma liturgica in nome del Concilio appena concluso. Così nacque la messa del Vaticano II. Fu immediatamente respinta da due cardinali e da allora l'opposizione non si è indebolita. Questo triste anniversario è un'opportunità per tracciare la sua storia.

Dopo Dom Prosper Guéranger, che lo ha iniziato, il movimento liturgico deve il suo slancio ed espansione a San Pio X, il papa che lo nobilitò e gli diede sostegno di Roma, indispensabili per la sua diffusione in tutta la Chiesa.

 

Uno storico del movimento liturgico ha scritto: «Con Papa Pio X, il movimento liturgico entra in un periodo completamente nuovo. Fino ad allora, era stata una prerogativa delle singole forze nella Chiesa. Da lì si levavano voci, concordando una sorta di reazione contro il secolarismo invasivo e sostenendo un ritorno alle fonti come vero mezzo di ricristallizzazione. (...) Ma questi reclami, che erano venuti alla luce nel quadro delle pratiche quotidiane, potevano colpire senza preoccupazione l'indifferenza di una parte del clero - di gran lunga la maggior parte - che stava cambiando in modo mediocre le abitudini di pietà e metodi di apostolato. Dal giorno in cui Papa Pio X è diventato il propagatore ufficiale della restaurazione liturgico, le cose cambiarono. I suoi numerosi interventi sulla musica religiosa, sul salterio e sulla comunione frequente  furono "delle virate così energiche che orientarono risolutamente la Chiesa verso una vita liturgica intrisa di pietà tradizionale, grazia sacramentale e bellezza ispirata"»1.

L'opera liturgica del Papa si distingue quindi per le sue aree di intervento: musica religiosa, decreti sulla santa comunione, riforma del breviario e calendario liturgico.

Prima di Roma


Papa Pio X, a differenza di altri papi del suo tempo, fu prima un pastore. Giovane vicario dell'umile villaggio di Tombolo, fondò una piccola scuola di canto gregoriano per aiutare i suoi parrocchiani a partecipare al canto della Messa. Diventato parroco di Salzano, fece altrettanto, realizzando un ideale di splendore liturgico che meritò l'ammirazione del clero.

San Pio X ha ricordato questo passato in una benedizione inviata a Rassegna Gregoriana (una rivista di canto e liturgia gregoriana, pubblicata a Roma) il 27 agosto 1903, a meno di un mese dalla sua elezione al Soglio Pontificio. Ha detto: «Non dobbiamo cantare o pregare durante la messa, dobbiamo cantare e pregare la messa». Ha aggiunto: «Sono convinto da una lunga esperienza che le pure armonie del canto ecclesiastico, come richiesto dalla santità del tempio e dalle sacre cerimonie che vi si svolgono, influenzano mirabilmente la pietà e la devozione, e quindi il vero culto di Dio».

A Mantova, diventato vescovo, ha insegnato per qualche tempo il canto gregoriano ai suoi seminaristi, oltre alle cerimonie liturgiche. Alla fine, come patriarca di Venezia, pubblicò una lettera pastorale sul canto e la musica della Chiesa, il 1 ° maggio 1895: «Il canto e la musica sacra devono, con la loro melodia, eccitare i fedeli alla devozione, disponendoli a riceverne più facilmente i frutti della grazia che accompagnano tutti i santi misteri celebrati con solennità. Poiché la musica sacra è quindi strettamente legata alla liturgia, deve per questo motivo armonizzarsi con il testo e presentare le qualità senza le quali non sarebbe altro che un'opera d'arte, in particolare la santità, la perfezione dell'arte e l'universalità». Queste ultime parole saranno usate dal Papa nelle sue decisioni sul canto religioso.

Il restauro della musica religiosa


Il motu proprio Tra le sollecitudini  sulla musica sacra, è datato 22 novembre 1903, festa di Santa Cecilia, patrona della musica sacra. La prontezza con cui il nuovo papa è intervenuto in questa materia dimostra quanto fosse importante per lui. Aveva sofferto la decadenza liturgica e aveva cercato di rimediare. Salito sul trono di Pietro, desiderò immediatamente promuovere la forza del movimento liturgico, che già conosceva, e dare un forte impulso a tutti coloro che desideravano migliorare la bellezza del culto.

Abusi nella musica sacra

Il Papa, che vuole rimuovere dal Santo Tempio tutto ciò che «disturba o addirittura diminuisce la pietà e la devozione dei fedeli, [o] che è causa ragionevole di disgusto o scandalo, [o] che offende direttamente l'onore e la santità delle funzioni sacre» si decide a ripristinare il canto sacro che era più o meno decaduto.

Le cause sono diverse: «O per natura di quest'arte, di per sé fluttuante e variabile, o  come risultato della successiva alterazione del gusto e delle abitudini nel tempo, o per l'influenza mortale che esercita sull'arte sacra l'arte profana e teatrale, o per il piacere che la musica produce direttamente, e che non si riesce sempre a contenere entro i limiti, o infine a causa di molti pregiudizi che si insinuano facilmente in tale materia e vengono quindi mantenuti con tenacia anche dalle persone autorizzate e pie, c'è una continua tendenza a deviare dalla giusta regola, fissata in base al fine per il quale l'arte è ammessa al servizio del culto».

Questa giusta regola, specifica San Pio X, è «chiaramente indicata nei canoni ecclesiastici, nelle ordinanze dei consigli generali e provinciali, nelle prescrizioni delle sacre congregazioni romane e dei sommi pontefici».

L'intervento è diventato necessario

Di fronte a questa constatazione, San Pio X ritiene che il suo «primo dovere è alzare la voce senza ulteriori indugi al fine di rimproverare e condannare tutto ciò che, nelle funzioni di culto e celebrazione degli uffici della Chiesa, si discosta dalla giusta regola indicata».

Aggiunge quindi una condanna capitale che svolgerà un ruolo decisivo nell'evoluzione del Movimento liturgico: «Essendo il nostro desiderio più vivo che il vero spirito cristiano fiorisca comunque e sia mantenuto tra tutti i fedeli, è necessario provvedere innanzitutto alla santità, alla dignità del tempio dove i fedeli si incontrano proprio per trovare questo spirito alla sua prima ed essenziale fonte, vale a dire: partecipazione attiva ai misteri sacrosanti e alla preghiera pubblica e solenne della Chiesa».

Un'osservazione è essenziale qui. L'espressione "partecipazione attiva"  verrà ripetuta e diventerà un leit motiv del movimento liturgico tardivo. L'espressione si trova quindi undici volte nella costituzione Sacrosanctum concilium del Concilio Vaticano II sulla liturgia. Servirà a giustificare le innovazioni più audaci e lo sconvolgimento liturgico postconciliare. È ovvio che questa nuova concezione della partecipazione dei fedeli è una profonda distorsione del pensiero del Santo Papa. Inoltre, il testo latino del motu proprio di San Pio X dice in questo punto: «participatio divinorum mysteriorum» ("partecipazione ai misteri divini"), in cui il Vaticano II parla di participatio actuosa ("partecipazione attiva", ripetuta in numeri 14, 19, 26, 27, 30, 41, 50, 79, 114, 121, 124).

San Pio X presenta infine le regole che stabilisce come "il codice giuridico della musica sacra" e ne impone l'osservazione più scrupolosa.

Principi generali di musica sacra

Il principio guida per giudicare la musica sacra è che deve «possedere al grado più alto le qualità proprie della liturgia: la santità, l'eccellenza delle forme da cui nasce spontaneamente l'altro suo carattere, l'universalità».

Per santità intende «escludere tutto ciò che lo rende profano, non solo in sé stesso, ma anche nel modo in cui gli esecutori lo presentano».

Per l'eccellenza delle forme, intende una «vera arte: se non fosse altrimenti, non potrebbe avere nella mente degli ascoltatori la felice influenza che la Chiesa intende esercitare ammettendola nella sua liturgia».

Per universalità, richiede che le forme musicali della musica religiosa siano «subordinate alle caratteristiche generali della musica sacra, in modo che nessuno di un'altra nazione possa, ascoltandola, provare un'impressione negativa».

È facile capire come questi principi si oppongano fortemente all'inculturazione liturgica, in particolare all'inculturazione musicale, come è stata concepita dal Concilio Vaticano II e portata avanti oggi. Perché l'universalità è assente nella maggior parte dei casi, e che dire della vera arte o della santità?

 


 

  • 1. Dom Olivier Rousseau, Histoire du Mouvement liturgique, Paris, Cerf, 1945. La citazione è tratta da Dom A. Stoelen, La Papauté et le renouveau liturgique au début du XXe siècle, encyclopédie Tu es Petrus, Paris, Bloud et Gay, 1930.

Tipi di musica sacra accettati dal motu proprio

Dai principi, San Pio X passa all'applicazione concreta. Descrive tre generi di musica che hanno le qualità necessarie per entrare nel santuario.

Innanzitutto c'è il canto gregoriano, che «le possiede al massimo livello». Questo è il motivo per cui è «il vero canto della Chiesa romana». È la prima volta che un'affermazione del genere è stata trovata sulla penna di un papa. Il testo aggiunge: «Il canto gregoriano è sempre stato considerato il modello più perfetto di musica sacra». Da qui la regola generale: «Una composizione musicale ecclesiastica è tanto più sacra e liturgica quanto, per fascino, per ispirazione e per gusto, è più vicina alla melodia gregoriana, ed è tanto meno degna della Chiesa quella che devia di più da questo modello supremo».

Questo è il motivo per cui il santo pontefice sostiene «una cura molto particolare [per] ripristinare l'uso del canto gregoriano tra la gente, in modo che i fedeli prendano di nuovo, come in passato, una parte più attiva nella celebrazione degli uffici».

Anche la «polifonia classica» possiede ugualmente «le qualità di cui sopra». San Pio X cita la musica del XVI secolo come esempio con «l'opera di Pierluigi da Palestrina». È molto vicina al canto gregoriano, motivo per cui è stata associata ad esso nelle «funzioni» più solenni della Chiesa «come quelle della cappella papale», in altre parole nelle cerimonie papali. Pertanto anche questa «deve essere ampiamente ristabilita nelle cerimonie ecclesiastiche, specialmente nelle basiliche più illustri, nelle chiese cattedrali, in quelle dei seminari».

Infine, la «musica più moderna» può essere ammessa, purché fornisca preziose composizioni, con serietà e gravità che servano alla dignità delle funzioni liturgiche. Ciò suppone molto discernimento, in particolare non ammettere brani la cui forma esterna riproduca lo stile della musica profana ed evitare «lo stile teatrale».

Il Papa prende di mira alcune produzioni del XIX secolo, che davano il posto d'onore ai solisti e rendevano le cerimonie più simili a opere liriche che a funzioni sacre.

Alcune regole pratiche


San Pio X ricorda che «la lingua corretta della Chiesa romana è la lingua latina. È quindi vietato cantare qualsiasi cosa in volgare durante le solenni funzioni della liturgia». Pio XII ammorbidirà questa regola permettendo i canti in volgare.

Papa Sarto dà anche delle regole per fissare le forme esterne che alcune parti devono assumere; l'esclusione delle donne dal coro o tra i direttori, per il motivo che non possono eseguire cerimonie sacre di cui il canto è parte integrante; la consacrazione del primato dell'organo e il divieto di alcuni strumenti come il piano, così come strumenti rumorosi e sonori: il tamburo, il grancassa, i piatti o le fanfare.

Il santo papa infine chiede ai vescovi di prendere i mezzi per adempiere alle sue prescrizioni, istituendo commissioni diocesane di musica sacra, curando la formazione e la pratica del canto sacro nei seminari, riprendendo le vecchie competenze e la schlolae sanctorum nelle chiese principali.

Il vescovo di Roma darà l'esempio nella sua diocesi attraverso il suo vicario, il cardinale Pietro Respighi, al quale inviò una lettera l'8 dicembre 1903. Farà cantare una messa gregoriana da 1.200 seminaristi nella basilica di San Pietro, in occasione del tredicesimo centenario di San Gregorio Magno, il cui nome è rimasto legato a questo specifico canto della Chiesa.

Istituirà una commissione speciale per la revisione dei libri gregoriani, la cui opera porterà i suoi primi frutti sotto il suo pontificato e che sarà prodotta dai Benedettini di Solesmes. Infine, nel 1911, costruì la Pontificia Scuola di Musica Sacra a Roma.

Queste misure produrranno gli effetti previsti. Presto tutto il popolo cattolico parteciperà al canto della Chiesa. Il canto gregoriano riprenderà il suo posto, dimostrando così la sua universalità e ripristinando la bellezza delle cerimonie liturgiche.

Continua ...