I primi frutti avvelenati del Traditionis custodes

29 Luglio 2021
Fonte: FSSPX Spirituality

Conviene considerare le intenzioni dell'ultimo motu proprio di Papa Francesco, per quanto è possibile rilevarle con gli elementi che abbiamo.

Un testo la cui stesura è stata pianificata
La stampa, e anche alcuni vescovi, si sono recentemente agitati intorno all'inchiesta avviata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel marzo 2020 intorno al motu proprio Summorum pontificum.

Questa lettera, indirizzata ai presidenti delle conferenze episcopali, comprendeva nove domande rivolte ai vescovi. Il cardinale Ladaria ha spiegato che il Papa voleva essere informato dell'attuale applicazione del Summorum Pontificum. Le risposte dovevano essere inviate entro il 31 luglio 2020.

Alcuni vescovi sono rimasti colpiti di non aver ricevuto questa lettera, ma questo invio e la loro eventuale risposta molto probabilmente non avrebbero cambiato nulla. Perché è molto probabile che la stesura del testo fosse già iniziata nel momento in cui il sondaggio era stato preparato e inviato. C'è una testimonianza eloquente di questa pratica.

Così "nel maggio 2016 Mons. Bruno Forte aveva svelato i dettagli della stesura del controverso documento post-sinodale Amoris laetitia. Mons. Forte era stato nominato da Francesco segretario speciale del doppio sinodo su matrimonio e famiglia."

"Al teatro comunale di Vasto (Abruzzo), dove aveva presentato il testo, l'arcivescovo ha raccontato il compito che Francesco gli aveva affidato: Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati risposati 'questi' non sai che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fa in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io."

L'esito dell'indagine è stato quindi irrilevante, se non forse per giustificare il testo già redatto. Questa pratica è stata menzionata per diversi testi sinodali.

Un'adesione comandata
La "brutalità" del motu proprio Traditionis custodes e l'imprevedibilità delle sue decisioni hanno lasciato il mondo tradizionalista-conservatore nello stupore, persino nel turbamento. Anche se una buona conoscenza del carattere di Francesco e del suo passato permette di dissipare questo stupore, perché il Papa sta solo ripresentando quanto aveva già fatto Bergoglio come arcivescovo di Buenos Aires.

Uno degli effetti prodotti dal motu proprio, certamente voluto, è stato quello di produrre un concerto di adesione al Concilio Vaticano II e un riconoscimento, non solo della validità, ma anche della bontà del Novus ordo da parte delle società Ecclesia Dei.

I membri di queste società si sono sentiti così obbligati a segnare più da vicino la loro appartenenza e il loro attaccamento al Concilio, alle sue riforme, al suo spirito e alla riforma liturgica.

Questa approvazione indebolisce ulteriormente la situazione di queste società, e rende sempre più difficile la loro critica al Concilio, o il loro rifiuto di celebrare o concelebrare di tanto in tanto con il Novus ordo.

La situazione vissuta dalla Fraternità San Pietro a Digione, dove l'esigenza della concelebrazione è stata brandita dal vescovo, Mons. Roland Minnerath, per giustificare l'esclusione della società dalla diocesi, rischia di ripresentarsi: le recenti dichiarazioni dei superiori di questa società lo dimostrano.

Infine, la tensione tra la teologia portata dalla Messa tradizionale e i nuovi principi derivanti dal Concilio e dalla riforma liturgica, rischia di portare più o meno rapidamente coloro che sono combattuti tra la messa tradizionale e un'illusoria obbedienza al Concilio, a una sorta di schizofrenia o un abbandono della Tradizione.

C'è da sperare che questa prova sia salutare, che apra gli animi e rafforzi le volontà, affinché il combattimento della fede prenda nuovo vigore e accolga più combattenti.