I vescovi francesi rispondono all'inchiesta sul "rito straordinario"

23 Gennaio 2021
Fonte: fsspx.news

La Congregazione per la Dottrina della Fede, lo scorso marzo, ha condotto un sondaggio tra i vescovi di tutto il mondo sull'applicazione del motu proprio Summorum Pontificum nelle diocesi. La Conferenza episcopale francese (Cef) ha fornito una sintesi dei risultati ricevuti.


Si deve supporre che i membri della curia romana siano incapaci di fare una tale sintesi. O che quest'ultima debba pesare sul giudizio finale.

Questo modo di procedere è caratteristico dello spirito collegiale moderno. Un vescovo ha autorità nella sua diocesi e può avere i suoi giudizi che non saranno necessariamente riflessi accuratamente in una sintesi del pensiero di tutti i vescovi di un paese.

Il documento rivela che 87 diocesi metropolitane su 92 hanno risposto al sondaggio, rappresentando un risultato del 95%. Ma è possibile che le altre diocesi abbiano inviato la loro risposta direttamente a Roma, così come una delle diocesi elencate.

 

La Messa tradizionale: quante divisioni?

Sulla base delle stime nel testo, risulta che ogni domenica almeno 15mila persone assistono alla messa del motu proprio. Tuttavia, questa cifra è sottostimata secondo Paix liturgique, che da anni conduce indagini e stime in molti paesi.

Secondo questa pubblicazione, circa 67.000 persone partecipano alla messa tridentina ogni domenica in Francia, compresi i luoghi di culto della Fraternità San Pio X (nel 2019).

Il documento Cef rivela che nella diocesi di Versailles, circa il 9% dei praticanti partecipa alla messa motu proprio. Senza contare ancora la Fraternità San Pio X. Senza voler estendere indebitamente questo particolare risultato, è probabile che almeno il 5% dei cattolici in Francia pratichi il rito tradizionale.

 

I desiderata e le pretese dell'episcopato

L'interesse della sintesi del Cef è quello di fornire il parere di una parte dell'episcopato francese sulla questione della Messa tradizionale e di ciò che ad essa è collegato.

Il testo rileva che molte diocesi fanno appello alle società Ecclesia Dei (Fraternità San Pietro, Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote, Buon Pastore e altri). Il rammarico generale è non poter toccare maggiormente i sacerdoti diocesani. Ma è chiaro che il motivo profondo è il desiderio di integrare e riformare queste comunità in senso postconciliare.

Nel rispondere alle nove domande poste, i vescovi mostrano una preoccupazione ricorrente: come ottenere un'adesione sostanziale alla riforma conciliare? Sono caratteristici gli aspetti negativi della situazione creata dal motu proprio elencati nella terza risposta. Ecco un esempio.

- Ferisce l'unità della Chiesa. Contestazione del Concilio Vaticano II ("mentalità di resistenza"). Comunità molto critiche nei confronti della "Chiesa conciliare". "Due chiese". 
- Gruppo in ambiente chiuso; isolato; ripiegamento su di sé; comunità a parte. Soggettivismo e individualismo.
- Nessun passaggio tra le due forme dell'unico rito che ci si poteva aspettare.
- Difficoltà per la catechesi (percorsi diversi).
- Rischio di identificare la Messa in forma straordinaria nell'unica Messa "vera".

Un'altra grande preoccupazione dell'episcopato è l'influenza che questa situazione potrebbe avere sul clero in formazione - una domanda che è stata peraltro posta dall'inchiesta.

C'è da una parte il timore che questo giovane clero venga attratto dal rito "straordinario" - cosa che i vescovi, tra l'altro, riconoscono. E d'altra parte un vescovo "suggerisce di pensare di formare alla celebrazione alcuni seminaristi secondo la forma straordinaria del rito romano per liberarsi della dipendenza di istituti particolari e soprattutto della FSSP che celebrano esclusivamente secondo la forma straordinaria". In una parola, i vescovi vogliono controllare in modo assoluto ciò che sono stati costretti a concedere dal motu proprio.

 

Suggerimenti offerti dai vescovi per il futuro

La sintesi rileva cinque grandi temi affrontati dai vescovi:

1. Incoraggiare i fedeli rito straordinaro a partecipare di più alla vita diocesana per evitare che si stabilisca una Chiesa parallela.
2. Condividere lo stesso calendario liturgico (santorale) e lo stesso lezionario.
3. Rivedere l'uso esclusivo della forma straordinaria del rito romano.
4. Alimentare la comunione di fede all'interno della Chiesa. Con questa nota: "L'insegnamento morale della Chiesa non va dimenticato… andando fino all'accettazione di Amoris laetitia".
5. Rimediare alla debolezza del dinamismo missionario delle comunità ecclesiali che celebrano secondo il rito straordinario.

Gli ultimi due punti mostrano quanto sia cieco l'episcopato. Il dinamismo missionario delle diocesi francesi è noto: il costante declino dei praticanti ne è un palese esempio ...

Ed è chiaro che, se le chiese si svuotano, è a causa della carenza dottrinale e morale, della povertà della vita spirituale proposta oggi dalla Chiesa "conciliare". Aderire ai suoi principi significa prepararsi allo stesso declino.

Infine, c'è un punto su cui non possiamo che essere d'accordo, ovvero l'ultima frase del documento: "L'applicazione di questo motu proprio solleva in ultima analisi questioni ecclesiologiche più che liturgiche."

Questo è il punto: una nuova ecclesiologia, nuovi riti, nuova teologia, nuovo catechismo, nuovo diritto canonico, e infine una nuova Chiesa "conciliare" che non smette mai di agonizzare davanti ai nostri occhi.

 

 

Per chi volesse leggere integralmente il rapporto Cef, ecco il file: