Il cardinale Marx ha presentato le sue dimissioni

7 Giugno 2021
Fonte: fsspx.news

Il cardinale Reinhard Marx ha consegnato al Papa la sua lettera di dimissioni da arcivescovo di Monaco e Frisinga, datata 21 maggio, che finora non è stata accettata da Francesco. La lettera è stata pubblicata il 4 giugno. Questa procedura e il contenuto della lettera lasciano perplessi.

 

 

Il cardinale Marx ha solo 67 anni. I vescovi dovrebbero presentare le loro dimissioni al Papa quando raggiungono l'età di 75 anni, secondo il nuovo diritto canonico. Questa mossa sembra quindi prematura per chi si presenta come un "peso massimo" della Chiesa di Germania.

L'alto prelato ha un titolo di responsabilità nella stessa Roma, dove è stato chiamato da papa Francesco nel 2013 a far parte del "consiglio cardinalizio". Questo piccolo circolo, che ha avuto un numero variabile di membri - attualmente sono sette - ha il compito di aiutare il Papa in particolare a riformare la Curia romana.

Questione di metodo
Sorge una prima domanda: perché il cardinale Marx ha voluto rendere pubblica la sua lettera di dimissioni? Questa è una procedura insolita. Si può capire in certe circostanze particolari, ma in questo caso?

Appare evidente che il prelato voglia far conoscere urbi et orbi il motivo delle sue dimissioni. Dirlo e proclamarlo dal pulpito in un certo senso. In altre parole, sa di "trovata pubblicitaria", un tentativo di inviare un messaggio. Ma quale messaggio?

Portare l'istituzione al banco degli imputati
La lettera del cardinale Marx si apre con l'osservazione della crisi della Chiesa in Germania. Questa sembra condurre a un vero e proprio "vicolo cieco", che potrebbe però portare a un risveglio.

Quindi indica che le sue dimissioni sono un modo per assumersi la sua "corresponsabilità per il disastro degli abusi sessuali". E ripete il solito ritornello: "Le indagini e le perizie degli ultimi dieci anni hanno continuato a mostrare che ci sono stati sia fallimenti personali che errori amministrativi, ma anche un fallimento istituzionale."

Queste carenze personali e questo "fallimento istituzionale (...) richiedono un cambiamento e una riforma della Chiesa". L'alto prelato propone il Cammino sinodale come unica possibilità per uscire da questa crisi. Questo deve introdurre un necessario cambio di prospettiva.

Il cardinale Marx ha poi fatto riferimento al famoso rapporto MHG sugli abusi in Germania, scritto da accademici indipendenti, che concludeva, tra le altre cose, sulla necessità di riformare il sistema di potere nella Chiesa.

Se non è lecito dubitare della sincerità del cardinale Marx, che si sente corresponsabile della crisi degli abusi, è lecito però, da un lato, stupirsi della pubblicazione di una tale decisione, e dall'altro rifiutare l'analisi che si ostina a voler imporre come origine di questa crisi.

Le vere ragioni della crisi degli abusi
Questa crisi è parte integrante della crisi della Chiesa dopo il Concilio Vaticano II. Certo, il Concilio non è all'origine di tutti gli elementi di questa crisi, ma ne ha suscitati alcuni ed è stato il catalizzatore per altri.

Il primo elemento è la perdita di fervore e di fede viva tra i chierici. Questo elemento è iniziato prima del Concilio, ma è stato decuplicato da questo evento. La terribile ondata di abbandono del sacerdozio nel periodo postconciliare - circa 70.000 - ne è un chiaro indizio.

Papa emerito Benedetto XVI, ha assistito a questo abbandono da cardinale, mentre era a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede. Egli dà come primo elemento della crisi dell'abuso il contesto sociale di liberazione dalla morale: "negli anni Sessanta si è verificato un evento di portata senza precedenti nella storia. Possiamo dire che in vent'anni, dal 1960 al 1980, le norme in materia di sessualità sono crollate completamente".

E ricorda a questo proposito le rivendicazioni pansessuali e la promozione della pedofilia. Il clero, nel pieno della tempesta, purtroppo non fu risparmiato da questo movimento.

Una seconda causa è legata alla rivoluzione della teologia morale e dell'insegnamento della Chiesa sui costumi: "Fino al Concilio Vaticano II, la teologia morale cattolica era largamente basata sulla legge naturale. (…) Nella lotta del Concilio per una nuova comprensione della Rivelazione, l'opzione della legge naturale è stata in gran parte abbandonata ed è stata richiesta una teologia morale interamente basata sulla Bibbia". Un'ammissione forte: il Concilio è responsabile dell'abbandono del diritto naturale. Da qui gli innumerevoli eccessi del relativismo morale.

Infine, una terza causa si trova nel rifiuto del magistero della Chiesa, che non è più riconosciuto come infallibile in materia morale. Questo ha portato a pensare che "la Chiesa non ha e non può avere una propria morale". Da quel momento in poi, tutto, o quasi tutto, è possibile.

Per l'ex papa, le cause che ha descritto hanno portato a tre rotture essenziali.

Una rottura nella formazione nei seminari: "per quanto riguarda il problema della preparazione al ministero sacerdotale nei seminari, c'è infatti una profonda rottura con la precedente forma di questa preparazione". Questa rottura della formazione ha permesso che, "in diversi seminari, si siano formati gruppi omosessuali, che hanno agito più o meno apertamente e hanno cambiato significativamente il clima dei seminari".

Una rottura nel reclutamento dei vescovi: in questo clima di crollo morale, Joseph Ratzinger riconosce che l'applicazione del Concilio ha avuto l'effetto di promuovere nella gerarchia della Chiesa pastori non sufficientemente preparati per i loro compiti. In pratica, "un criterio per la nomina dei nuovi vescovi era ormai la loro “conciliarità”, che poteva essere intesa in modi molto diversi. In molte parti della Chiesa, gli atteggiamenti conciliari sono stati intesi come un atteggiamento critico o negativo nei confronti della tradizione esistente".

Una rottura nel diritto canonico: Benedetto XVI affronta la questione della pedofilia e dell'inadeguatezza dei mezzi di repressione previsti dal nuovo Codice di diritto canonico, promulgato nel 1983: "La questione della pedofilia (…) si è posta solo a partire dalla seconda metà degli anni 80." I vescovi "chiedevano aiuto, perché il diritto canonico, registrato nel nuovo Codice (1983), non sembrava sufficiente per prendere le misure necessarie".

Questo punto è stato particolarmente ben documentato nell'intervista rilasciata recentemente da Mons. Arrieta in occasione della revisione del Libro VI del Codice del 1983.

Conclusione
Il cardinale Marx, insieme al clero tedesco, continua ad essere cieco alle cause della crisi e a bramare la riforma istituzionale della Chiesa, che è al centro delle sue dimissioni. Un modo per voler "pesare" il più possibile in questa direzione. Ma la Chiesa non può - istituzionalmente - cambiare, perché la sua struttura è soprannaturale e rivelata.