Il cardinale Zen difende il Concilio Vaticano II

6 Agosto 2020
Fonte: fsspx.news

Il cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, ha difeso il Concilio Vaticano II in un articolo sul suo blog personale il 19 luglio e in un'intervista con Catholic News Agency il 27 luglio 2020. Torna di nuovo sui conservatori e i progressisti che rifiutano l'autorità dei documenti conciliari.

 

Gli interventi di mons. Athanasius Schneider e gli articoli di mons. Carlo Maria Viganò che mettono in discussione il Concilio sono diventati più incisivi nel corso dei mesi. Il sito Vatican News  difende il Vaticano II lo scorso 22 giugno con un articolo di Sergio Centofanti dal titolo evocativo: "Lo sviluppo della dottrina è fedeltà nella novità".

Il 6 luglio Sandro Magister ha pubblicato sul suo blog Settimo Cielo una "lectio magistralis" del cardinale Walter Brandmüller per l'interpretazione dei concili, in risposta a mons. Viganò. Il 20 luglio, il sito di Diakonos.be ha pubblicato diverse pagine di un saggio di Mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara dal 2011 e vicepresidente della Conferenza episcopale italiana dal 2015, nel tentativo di difendere il Concilio. Infine, anche il cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, è intervenuto due volte per difendere i testi del Vaticano II.

Un concilio dirottato


Il cardinale Zen si rammarica che il Concilio Vaticano II sia "da decenni" al servizio di tesi personali. Mette in guardia contro le interpretazioni del Vaticano II "infedeli ai documenti del concilio". Denuncia le tesi delle fazioni "progressiste" e "tradizionaliste" che, per ragioni opposte, vogliono che il Vaticano II rappresenti una rottura definitiva con l'insegnamento della Chiesa, sia per giustificare cambiamenti ancora più radicali, sia per invocare tradimento e rifiuto di una trasformazione della Chiesa ritenuta inaccettabile.

Di fronte a questi due atteggiamenti, il cardinale Zen difende lo sviluppo omogeneo del Vaticano II in relazione al passato magistero della Chiesa. Tiene così la posizione dell'ex Papa Benedetto XVI, come era stata sviluppata in presenza dei cardinali il 22 dicembre 2005.

Un concilio ecumenico non può essere sbagliato


A sostegno della sua dimostrazione, il cardinale Zen ricorda l'insegnamento della Chiesa sui concili ecumenici, convocati e ratificati dalla legittima autorità ecclesiastica. Sono destinati a una nuova comprensione della Chiesa, spiega, costituendo le pietre miliari del suo cammino attraverso i secoli, confermata dall'autorità di Dio stesso: "Lo Spirito Santo di oggi non contraddice lo Spirito Santo di ieri".

Per questa ragione, il cardinale rifiuta l'idea che gli atti autentici di un concilio ecumenico possano contenere errori contrari alla fede. Invoglia quindi a una riscoperta dei testi del Concilio e dei frutti del Vaticano II.

Dobbiamo, aggiunge, assicurare la formazione del clero nei seminari e insegnare loro i testi conciliari. Tutti i cattolici dovrebbero allo stesso modo familiarizzare con il Concilio stesso. Lo studio del discorso di apertura del Concilio di Papa Giovanni XXIII, in cui è esposto il principio dell'aggiornamento: di fronte alle minacce della civiltà moderna, la Chiesa non deve temere né condannare gli errori, ma mostrare al mondo il vero volto di Gesù, il redentore dell'uomo.

Un errore è sempre un errore


Il cardinale Zen considera il Concilio Vaticano II alla stregua dei concili ecumenici che lo hanno preceduto. Ma questa ipotesi è errata e vizia il suo argomento. In effetti, tutti i concili hanno voluto dare un insegnamento definitivo, sebbene abbiano affrontato anche questioni di disciplina. Il loro insegnamento era chiaro, sapendo denunciare gli errori del tempo e proclamare le verità da credere per fedeltà al deposito della fede.

Così, il Concilio Vaticano I definì l'infallibilità papale, mentre il Concilio di Trento condannò fermamente gli errori protestanti. Anche se le disposizioni disciplinari del Concilio di Trento non sono più tutte valide o applicabili oggi, il suo insegnamento dogmatico deve ancora essere creduto da ogni cattolico.

Il Concilio Vaticano II è stato voluto e proclamato "pastorale", rifiutando di impartire insegnamenti dogmatici. La questione, inoltre, è stata sollevata durante il Concilio di fronte alla vaghezza delle espressioni utilizzate,e fu risposto ai Padri che ogni passaggio sarebbe dovuto essere compreso secondo le normali regole, a seconda della questione trattata. Questo vuol dire che questo concilio atipico non intendeva stabilire nulla di definitivo.

Peggio ancora, alcuni testi contengono serie ambiguità che favoriscono l'errore, come ha dimostrato la critica "tradizionalista". Invece di confutare i suoi argomenti, i difensori del Concilio si accontentano di ripetere che un concilio ecumenico non può sbagliare. Vuol dire ignorare l'affermazione specifica di questa assemblea.

Quando il cardinale Schönborn, noto conservatore, sostiene che la libertà religiosa come definita dal Vaticano II consente l'apostasia e l'abbandono della fede, non mostra la nocività di un testo che diversi Padri, compreso mons. Marcel Lefebvre, aveva denunciato durante le discussioni nell'aula conciliare? Il solo testo sulla libertà religiosa mostra che questo Concilio non può rivendicare l'infallibilità.

Se il cardinale Zen difende coraggiosamente i cattolici cinesi e sa opporsi ad alcuni diplomatici della gerarchia ecclesiastica che si compromettono con le autorità comuniste, è perciò lamentevole che difenda un Concilio che è alla base dell'attuale politica del Vaticano nei confronti della Cina, la conciliare "libertà religiosa" che giustifica il riavvicinamento con la Chiesa patriottica.