Il rapporto Sauvé o l'abuso di abusi (3)

5 Dicembre 2021
Fonte: fsspx.news
Jean-Marc Sauvé

Il 5 ottobre 2021, la Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (CIASE), presieduta da Jean-Marc Sauvé, ha reso pubblico il rapporto che le era stato commissionato dalla Conferenza episcopale francese (CEF) e dalla Conferenza dei religiosi e delle religiose di Francia (COREFF).

Il primo articolo prendeva in esame la cifra avanzata dal CIASE, per metterla in discussione. Sembrava poco plausibile, in particolare perché darebbe un numero di vittime per aggressore assolutamente non credibile.

Il secondo articolo esaminava le ragioni esplicative fornite dalla Commissione, e ne rilevava la palese insufficienza, nonché l'incapacità dei membri di esprimere alcuni giudizi che non esitavano a proporre. Ha poi presentato le cause già segnalate da Benedetto XVI.

Le raccomandazioni della Commissione Sauvé
L'Analisi del rapporto CIASE, proposto da otto membri dell'Accademia Cattolica di Francia, contiene un'osservazione molto interessante sul vocabolario utilizzato.

Il testo rileva che "La terminologia della Commissione oscilla tra “vive raccomandazioni [préconisations]” (9 occorrenze), “proposte” (5 occorrenze) e “raccomandazioni” (39 occorrenze). Una bella cronologia mostra il passaggio da "raccomandazioni" (inizio 2020) a "vive raccomandazioni" (settembre 2021). Il Trésor de la langue française definisce préconiser come “raccomandare con forza e insistenza qualcosa (a qualcuno)”."

Un modo per "pretendere" dalla Chiesa cattolica i cambiamenti ritenuti necessari. Questo è ciò che Sauvé ha dichiarato il 5 ottobre a Le Figaro: "Questo rapporto sarebbe un fallimento se la maggior parte delle nostre 45 raccomandazioni non venissero attuate."

In queste 45 raccomandazioni si mescolano consigli per il trattamento di casi di abuso - passati e futuri - di cui, come dice Jean-Marie Guénois su Le Figaro, "più di un terzo è già stato attuato dagli anni 2000 nel mondo e nella Chiesa francese, un altro ampio terzo è già in atto nella maggioranza delle diocesi, soprattutto dal 2015".

Inoltre, ci sono proposte che toccano direttamente il dogma e che dovrebbero essere sottolineate, per dimostrare che la Commissione è andata ben oltre la linea rossa della sua missione.

La Raccomandazione n° 4 propone "di valutare, per la Chiesa in Francia, le prospettive aperte da tutte le riflessioni del Sinodo amazzonico, in particolare la richiesta che “ad experimentum, […] siano ordinati sacerdoti di uomini sposati”".

Come rileva l'Analisi, la Commissione cita l'Instrumentum laboris del Sinodo, che è solo un documento preparatorio senza valore ufficiale, a differenza dell'Esortazione post-sinodale (Querida Amazonia) che non ha ripreso questo punto. Inoltre, si tratta di un controsenso, poiché non è affatto in questa prospettiva che si fa la proposta, ma nella speranza di supplire alla mancanza di vocazioni.

Va poi notato che questo punto interessa la Chiesa universale, come ha ricordato il cardinale Marc Ouellet ai vescovi tedeschi. Ha inviato loro un'analisi della loro bozza di Statuti sinodali in cui si rilevava che i temi da trattare, in particolare il "modo di vivere sacerdotale", "non riguardano solo la Chiesa in Germania, ma la Chiesa universale, e che questi temi - con poche eccezioni - non possono essere oggetto di risoluzioni e decisioni di una Chiesa particolare".

Inoltre, il testo presuppone che lo stato matrimoniale sarebbe più sicuro contro gli abusi e lo rende superiore alla verginità consacrata. La Chiesa, sin da San Paolo nella prima Lettera ai Corinzi, VII, 38, insegna il contrario.

Infine, la proposta è assurda. Nel rapporto viene spiegato che la stragrande maggioranza degli abusi - in generale - è commessa all'interno della cerchia familiare. Si vuole aggiungere questo fattore di rischio per i sacerdoti?

Ecco perché questa raccomandazione è empia, contraria alla Sacra Scrittura e alla Tradizione della Chiesa sulla verginità, e infine assurda.

La Raccomandazione del n° 8 cela un attacco al segreto della confessione: "Trasmettere, da parte dell'autorità della Chiesa, un chiaro messaggio che indichi ai confessori e ai fedeli che il segreto di confessione non può derogare all'obbligo, previsto dal codice penale e conforme, secondo la commissione, all'obbligo del diritto divino naturale di tutelare la vita e la dignità della persona, di segnalare all'autorità giudiziaria e amministrativa i casi di violenza sessuale inflitta a un minore o a una persona vulnerabile".

In altre parole, una Commissione che non ha competenza in questo campo, si oppone al diritto divino positivo, predicato da Gesù Cristo, e al diritto civile, a dispetto dei martiri della confessione morti per aver taciuto ciò che era stato loro affidato in questo sacramento. 

Inoltre, le analisi che sono seguite all'incidente causato dalle parole di Mons. Eric de Moulins-Beaufort, hanno mostrato che tale obbligo è inesistente. La proposizone è chiaramente e a dir poco empia.

La Raccomandazione n° 11 attacca la pratica della morale nella Chiesa: "Setacciare cosa può avere di controproducente nella lotta agli abusi sessuali l'eccesso paradossale di fissazione della morale cattolica sulle questioni sessuali."

Il vocabolario - ancora un'altra osservazione dell'Analisi - è particolarmente vivido, poiché il termine usato "setacciare" significa "sottoporre a selezione, una critica spietata".

Questa malsana fissazione della Chiesa sulle questioni sessuali esiste solo nelle menti degli uomini depravati. Nel corso della sua lunga storia, la Chiesa ha esaltato la castità in tutte le sue forme: perfetta mediante il voto di verginità o coniugale tra gli sposi. Questa è, inoltre, una specificità che le è propria. Piuttosto, è la proposizione che rivela una fissazione. È sbagliata.

La Raccomandazione n° 23 (e n° 24), dà una dolorosa spiegazione dell'aspetto sistemico: "Riconoscere, per tutto il periodo analizzato dalla commissione, oltre alla responsabilità penale e civile per colpa degli autori aggressioni e, secondo i casi, dei responsabili della Chiesa, la responsabilità civile e sociale della Chiesa indipendentemente da qualsiasi colpa personale dei responsabili."

In altre parole, una responsabilità di Cristo stesso in un certo senso, come Capo del Corpo Mistico. Si tratta di disprezzo per una regola ben nota: "abusus non tollit usus" ovvero "l'abuso non elimina l'uso". Non è perché alcune persone hanno abusato - e terribilmente - della loro funzione, che questa sia cattiva e abbia generato gli abusi osservati.

Con questo metro di giudizio dovremmo semplicemente riconoscere che le famiglie da sole generano abusi, e magari chiederne l'abolizione. Mentre la stragrande maggioranza delle famiglie non subisce alcun abuso al suo interno. Così come il 97% dei sacerdoti ha vissuto il proprio sacerdozio in purezza e onore.

La Raccomandazione n° 34 riguarda il potere nella Chiesa: "La commissione ritiene opportuno esaminare:

- la costituzione gerarchica della Chiesa cattolica dinanzi alle tensioni interne sulla comprensione di sé stessa: tra comunione e gerarchia, tra successione apostolica e sinodalità e soprattutto tra affermazione dell'autorità dei pastori e realtà delle pratiche sul terreno, sempre più influenzato dalle operazioni democratiche;

- la concentrazione nelle mani della stessa persona dei poteri di ordine e di governo, che porta a porre l'accento sul rigoroso esercizio dei poteri e, in particolare, sul rispetto della distinzione tra foro interno e foro esterno."

Lo spirito rimane confuso nell'affermazione fatta dalla Commissione. E chi conosce le rivendicazioni del Cammino sinodale tedesco ne intravede subito l'affinità.

Gli autori ragionano secondo un modello di società identificato con la democrazia moderna. Ignorano completamente che Cristo non ha fondato la Chiesa in questo modo. Come dice la Tradizione con San Pio X, la Chiesa ha una struttura monarchica e aristocratica.

Monarchica, perché c'è un capo supremo, il Sommo Pontefice, che ha pieno potere sulla Chiesa, come ricorda il Vaticano I. E, in ogni diocesi, il vescovo ha lo stesso potere detto “pastorale”. Fa parte della costituzione divina della Chiesa.

Ecco perché questa proposta si avvicina all'eresia, poiché tale potere è sempre stato riconosciuto e insegnato dalla Chiesa come proveniente dal suo divino Fondatore.

La Raccomandazione n° 36 afferma: "La Commissione ritiene che, in considerazione del principio di pari dignità, sia necessario rafforzare notevolmente la presenza dei laici in generale e delle donne in particolare negli ambiti decisionali della Chiesa cattolica."

Questa raccomandazione si trova ripetuta nel Cammino sinodale tedesco. Dobbiamo prima fare la stessa osservazione del n° 4, sulla competenza esclusiva della Chiesa universale.

Ma poi bisogna affermare che è di fede che il soggetto della sacra ordinazione - sacerdotale o episcopale - possa essere solo un individuo di sesso maschile. E che è la gerarchia, che associa i sacerdoti senza farne parte, a possedere i poteri dati da Dio, come si diceva nel numero precedente.

La proposta merita quindi la stessa critica e lo stesso apprezzamento teologico.

La Raccomandazione n° 43 riprende l'attacco al segreto di confessione e va combinata con la n° 8.

D'altra parte - e va notato - la raccomandazione n° 45 propone misure per mantenere le necessarie distanze tra il sacerdote e i fedeli e per evitare un'intimità che può facilmente rivelarsi pericolosa. Queste sono tradizionali nella Chiesa - ma molto meno oggi: "Garantire coerenza tra la progettazione dei luoghi dove vivono e lavorano sacerdoti e religiosi e l'imperativo della vigilanza, in particolare: separazione della camera da letto e della zona di accoglienza di terzi/visitatori; la separazione fisica tra il sacerdote e i fedeli durante la confessione."

La vera soluzione
Per promuovere il cambiamento strutturale è necessario dimostrare che è questo ad essere il problema. Tuttavia, nulla lo dimostra, anzi. La costituzione della Chiesa, voluta dal suo divino Fondatore, è orientata alla santificazione delle anime.

Ma la vera soluzione parte necessariamente da un rinnovamento dello spirito sacerdotale - e naturalmente dello spirito episcopale - per una vera ricerca della santità. Perché questi colpevoli che si sono lasciati alle spalle tanta miseria, su questo punto si sono comportati da disertori.

Essendo peccatori, non sono della Chiesa. Come ha giustamente affermato il cardinale Charles Journet: "il confine della Chiesa passa attraverso il mio cuore", come può dire ogni cristiano. È perché non hanno voluto seguire l'insegnamento di Cristo e della sua Chiesa, con tutti gli elementi pratici che questo comporta, si sono smarriti.

Ahimè! la colpa dei preti è sempre la più terribile: corruptio optimi, pessima. "La corruzione dei migliori - secondo il loro posto nella Chiesa - è la peggiore". Come ha sottolineato Mons. Marcel Lefebvre, la maggior parte degli eresiarchi nella storia della Chiesa sono stati sacerdoti o vescovi.

La Chiesa ha purtroppo conosciuto molte altre crisi in cui il valore morale del clero è stato profondamente colpito: basti citare la crisi del nicolaismo nei secoli XI e XII, vale a dire la cattiva condotta di molti sacerdoti e anche vescovi, che vivevano maritalmente.

La riforma gregoriana - di san Gregorio VII - mirava ad abolire questi terribili abusi. San Pier Damiani ha combattuto vigorosamente contro questo flagello. E ciò che più ha contribuito a ristabilire la disciplina è stata la fondazione di nuovi ordini, intrisi dello spirito della Chiesa e di Cristo, nei quali i papi hanno riposto la loro fiducia e che hanno servito mirabilmente la Chiesa in questo sforzo di risanamento.

Ma oggi l'orizzonte è offuscato dal Concilio Vaticano II, che ha via via inaridito, in vari modi - liturgici, disciplinari e anche dogmatici - le fonti da cui attingere per operare questo recupero.

Perché è solo nella Croce di Cristo, pienamente vissuta, che si trova la salvezza, e non in un "abuso di abusi" per cercare di distruggere ancora di più la Chiesa. Sappiamo che "le porte degli inferi non prevarranno su di essa" (Mt 16,18), questa è la nostra speranza, e l'incoraggiamento a lavorare con tutta la nostra anima e con tutte le nostre forze per "restaurare ogni cosa in Cristo" (Ef 1 :10).

Don Arnaud Sélégny +