Il vescovo di Pinerolo priva i suoi diocesani della messa

18 Novembre 2020
Fonte: fsspx.news
Interno della cattedrale di Pinerolo

Mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo, in Piemonte, vicino Torino, si è distinto nella penisola italiana per la decisione sorprendentemente unilaterale di sospendere per due settimane la celebrazione pubblica della Messa.


 

 

L'Ordinario del luogo ha annunciato questa sospensione in una lettera ai fedeli, disponibile sul sito della diocesi. Fornisce le ragioni che lo hanno portato a questa decisione.

Il pastore è colpito dal ritorno del confinamento parziale. La regione Piemonte è infatti una delle più colpite dalla ripresa dell'epidemia, dopo la Lombardia. Il coprifuoco è in vigore, alcune attività commerciali sono chiuse, tuttavia, il culto non è stato sospeso.

Monsignor Olivero osserva con sgomento la ripresa dell'epidemia. Non tiene conto delle restrizioni e dei sacrifici imposti a tutti. E osserva ingenuamente che "il Governo non ha chiesto a noi cristiani della zona rossa di sospendere le celebrazioni festive". Tuttavia, aggiunge contro ogni aspettativa, "Ma io chiedo ai cristiani cattolici di “fare volontariamente un passo indietro” e di rinunciare per due domeniche a questo diritto, per contribuire ad un bene comune, cioè il contenimento del contagio."

Se seguiamo correttamente il ragionamento, il culto divino, che è essenzialmente soprannaturale, è inferiore a un bene comune naturale? E il cattolico, che deve già subire tutte le comuni privazioni enumerate dal vescovo, dovrebbe, inoltre, allontanarsi volontariamente da ciò che gli è più necessario? Come se, senza questo "sacrificio grande", gli sforzi che potrebbe altrimenti fare fossero inutili?

Per giustificarsi, il vescovo afferma che "essere cristiani non significa innanzitutto difendere i propri diritti, quanto lottare per i diritti di tutti". Poi si obietta: "Molti mi diranno che dobbiamo difendere la nostra identità, espressa soprattutto nella celebrazione eucaristica". Ma poi risponde che "la nostra identità sta nella nostra capacità di seguire Gesù Cristo, che si è fatto dono per tutti, capace di santità ospitale."

Ma proprio la sequela di Gesù Cristo consiste nell'unirsi al suo sacrificio, il sacrificio della Croce, rinnovato quotidianamente sui nostri altari, e a offrire la vittima divina all'Eterno Padre in espiazione per i nostri peccati e per la salvezza del mondo.

Seppellire e confinare la Chiesa per renderla più radiosa?


Il pastore prosegue ricordando la bellezza della preghiera, della preghiera familiare. Promette inoltre di essere il primo a occuparsi di "curare maggiormente i contatti e ad essere presente con video, streaming, messaggi, telefonate", incitando i cristiani che sta confinando a "dedicare maggior tempo alle relazioni. (…) Con uno slogan direi così: “Chiudiamo per aprire”."

E spiega questo linguaggio più o meno oscuro riprendendo i temi preferiti dal Papa: "Sogno una Chiesa meno ripetitiva, meno individualistica, meno autocentrata; sogno una Chiesa che si fa dialogo, che si fa relazione, che vive di relazioni, che è capace di celebrare con genuina creatività la risurrezione del Signore sempre. Sogno una Chiesa che incarna l’enciclica “Fratelli tutti”, che vive il comando dell’amore."

Il prelato ha dimenticato che il primo rapporto che ogni cattolico - e anche ogni uomo - deve costruire è il suo rapporto con Cristo, soprattutto attraverso il culto che ci ha lasciato in eredità, e che la Chiesa deve perpetuare per il suo bene, per la gloria di Dio e per la salvezza delle anime? Questo culto non è solo per il suo aspetto comunitario, come dice anche il vescovo, che viene celebrato, ma per offrire a Dio la vittima divina, e per unirsi a Cristo nella sua eterna oblazione.

La Chiesa non è "dialogo", è prima di tutto culto; è il Corpo mistico di Cristo, unito al suo capo, per compiere "ogni giustizia", ​​cioè e soprattutto, la virtù di religione e di tutti i suoi atti. È solo attraverso questa profonda unione con Gesù, e Gesù crocifisso, che i membri della Chiesa possono "diffondere e comunicare" la carità di Cristo al mondo.