India: di fronte alle leggi anti-conversione, i vescovi alzano la voce

11 Ottobre 2021
Fonte: fsspx.news
Mons. Joseph Anil Joseph Thomas Couto

Di fronte al proliferare di leggi anti-conversione che minacciano l'azione dei missionari in India, una delegazione di religiosi guidata dall'arcivescovo di Delhi, si è recata presso la sede del governo federale per protestare contro il trattamento riservato alla minoranza cristiana.

In nove stati dell'India, che ne conta 27, un intero arsenale legale sanziona le conversioni dall'induismo ad altre religioni "con la forza o con l'inganno", tra cui l'Odisha (ex-Orissa), l'Uttar Pradesh, l'Arunachal Pradesh, il Chhattisgarh, il Gujarat, Jharkhand, Himachal Pradesh, Madhya Pradesh e Uttrakhand.

La religione musulmana e la cristiana sono particolarmente colpite da queste leggi adottate a livello locale. Se il loro scopo dichiarato è mettere al bando le conversioni forzate, i loro detrattori denunciano il desiderio di limitare la libertà di culto delle minoranze. Per i cristiani indiani, queste ostacolano in particolare il lavoro dei missionari.

Un decimo stato, il Karnataka, nel sud del Paese, prevede di promulgare una legge simile: ad esempio, il 28 settembre 2021, il Primo Ministro di Stato, Basavaraj Bommai, ha emanato un decreto contro la "conversione religiosa forzata", sebbene i dieci vescovi presenti in questo Stato si siano incontrati con il capo dell'esecutivo locale, per chiedergli di non adottare nuove leggi.

Lo stesso giorno una delegazione di una cinquantina di religiosi, guidata da Mons. Anil Joseph Thomas Couto, arcivescovo di Delhi, è stata ricevuta presso la sede del governo dell'Unione, nella capitale indiana, per chiedere ancora una volta l'abrogazione leggi di conversione, e di richiamare l'attenzione sui ripetuti abusi che esse provocano sui cristiani.

Mons. Couto ha ricordato in particolare l'episodio del 17 settembre, che ha visto cinque famiglie cristiane subire violenze da degli indù, nel distretto di Kandhamal (Odisha): "nella maggior parte dei casi", ha sottolineato l'arcivescovo di Dehli, "la polizia e i funzionari del governo non prestano molta attenzione alle lamentele dei cristiani."

I ministri federali presenti durante l'intervista hanno cercato di rassicurare il presule indiano, promettendogli "di approfondire la questione."

Queste parole saranno messe in atto? Ne si può dubitare, quando si sa che il potere è attualmente esercitato, a livello federale così come nella maggior parte degli stati, dal Bharatiya Janata Party (BJP), una formazione nazionalista che mira a purificare il Paese da ogni religione non indù, perché gli indù sono l'ultra-maggioranza in India, dove rappresentano l'80% della popolazione.

Le minoranze musulmane e cristiane rappresentano rispettivamente il 14% e il 2,3% della popolazione - ovvero ventinove milioni di cristiani - in un Paese di 1,3 miliardi di abitanti.

Tuttavia, il crollo dell'indice di popolarità del Primo Ministro Narendra Modi, dovuto alla sua disastrosa gestione della crisi del Covid-19, apre un periodo di incertezza politica che potrebbe giovare alle minoranze religiose, dando loro un po' di tregua.