Indonesia: cattolici nel mirino delle forze di sicurezza

17 Novembre 2020
Fonte: fsspx.news
Cattedrale della diocesi di Timika

I vescovi cattolici indonesiani si sono incontrati con i funzionari del governo per esprimere preoccupazione per l'escalation della violenza nella provincia di Papua dopo la morte di un catechista cattolico, ucciso a colpi di arma da fuoco dalle forze di sicurezza.

 

 

Il cardinale Ignatius Suharyo Hardjoatmodjo di Jakarta, presidente della Conferenza episcopale indonesiana (KWI), è stato accompagnato da due vescovi della provincia indonesiana di Papua durante il suo incontro con il ministro della Sicurezza indonesiano Mohammad Mahfud MD a Jakarta, 1 novembre 2020. Un incontro al vertice che ha avuto luogo pochi giorni dopo che il cattolico Rufin Tigau è stato ucciso dai soldati nel distretto di Intan Jaya, provincia di Papua.

Questa parte dell'Indonesia, divisa in due province - Papua e Papua occidentale - non deve essere confusa con il paese indipendente della Papua Nuova Guinea.

Tigau, 28 anni, esercitava la funzione come catechista e traduttrice nella parrocchia di Saint Michael a Bilogai dal 2015. Un portavoce delle forze di difesa giustifica l'azione militare contro Rufin Tigau con il pretesto che appartiene a "un gruppo separatista armato", affermazione che l'amministratore apostolico diocesano nega formalmente.

Una provincia travagliata dal 1965


Fu nel 1965 che i Paesi Bassi cedettero le province di Papua all'Indonesia. Da quel momento, un conflitto latente oppone i separatisti e il potere centrale. Improvvisamente si è riacceso nell'agosto 2019 e tutte le città sono state teatro di violente proteste.

I papuani accusano gli indonesiani di trattarli come cittadini di seconda classe, di appropriarsi delle loro ricchezze minerarie e di commettere abusi contro i civili. C'è del vero in tutte queste accuse. Inoltre, il cristianesimo è largamente maggioritario in Papua, come in Papua Nuova Guinea. Mentre gli indonesiani sono per lo più musulmani.

Mons. Pierre-Canisius Mandagi, Ordinario di Amboina, uno dei vescovi che hanno preso parte all'incontro del 1 novembre, ha confidato a Ucanews i suoi timori: "Siamo preoccupati per la situazione", ha dichiarato il prelato, aggiungendo di sperare "che il governo mantenga le promesse di ridurre la violenza in Papua". Vogliamo che la Papua diventi una terra fraterna, non una zona di guerra."

Padre Marthen Kuayo, amministratore apostolico della diocesi di Timika, ha voluto ricordare da parte sua che l'omicidio di Rufin Tigau non è un caso isolato: "Non è la prima volta che i servitori della Chiesa cattolica sono presi di mira. Il 7 ottobre è stato ucciso anche Augustin Duwitau, un altro catechista della missione d'Emondi. Se restiamo in silenzio di fronte a tali incidenti, temo che la situazione peggiorerà", ha detto.

Sfortunatamente, sembra che una soluzione rapida non sia in vista.