Joe Biden divide l'episcopato americano

15 Dicembre 2020
Fonte: fsspx.news

Mentre la sua elezione è stata ratificata dai grandi elettori, Joe Biden divide l'episcopato americano più che mai, a causa della sua posizione sull'aborto.

 

 

Dall'altra parte dell'Atlantico, il malessere dell'episcopato è latente: il 17 novembre 2020, al termine della loro assemblea plenaria autunnale, i membri della Conferenza episcopale degli Stati Uniti (USCCB) hanno annunciato la creazione di un "gruppo di lavoro" per "preparare la presidenza di Joe Biden". Un modo per cercare di rimediare alle divisioni che colpiscono l'episcopato?

Lucidamente, il presidente dell'USCCB, arcivescovo di Los Angeles, Mons. Jose Gomez, ha evidenziato le "sfide" rappresentate dal programma politico del pretendente democratico.

Diversi progetti di Joe Biden costituirebbero "una seria minaccia per il bene comune", secondo Mons. Gomez, il quale aggiunge che, "quando i politici che professano la fede cattolica sostengono tali progetti, si affrontano ulteriori problemi" perché "si crea confusione tra i fedeli sull'insegnamento della Chiesa su queste materie".

Ma il 24 novembre, l'arcivescovo di Washington DC, il cardinale Wilton Gregory, forte della porpora cardilanizia di cui Roma ha ritenuto opportuno onorarlo, ha annunciato alla stampa che non avrebbe rifiutato di dare la comunione a Joe Biden, nel caso in cui quest'ultimo avrebbe avuto accesso alla Casa Bianca.

A chi lo accusa di agitare deliberatamente le acque, il nuovo porporato risponde: "Non è questione di confusione, è per me una questione di responsabilità come arcivescovo impegnarmi e dialogare con lui (Joe Biden), anche in aree in cui abbiamo chiaramente differenze."

La reazione di Mons. Charles Chaput


Una presa di posizione minata dall'arcivescovo emerito di Philadelphia, Mons. Charles Chaput. In un'intervista rilasciata il 4 dicembre 2020 a First Things, il prelato deplora che i vescovi che annunciano, su base individuale, la loro intenzione di dare la comunione al leader dei Democratici, stiano rendendo "un pessimo servizio" al resto dell'episcopato, e allo stesso Joe Biden.

Per Mons. Chaput, non c'è dubbio che il presidente eletto "ha dimostrato di non essere in piena comunione con la Chiesa cattolica", e che non dovrebbe essere ammesso alla santa mensa a causa della sua sostegno al "grave male morale" costituito dal peccato di aborto.

Anche se l'ex arcivescovo di Filadelfia riconosce che Joe Biden può aver "sostenuto cause per il bene comune, la sua intenzione dichiarata (di promuovere l'aborto) richiede una risposta forte e coerente da parte dei responsabili della Chiesa e dei fedeli."

Questo caso di coscienza è già sorto nel 2004, con il candidato democratico, il senatore cattolico John Kerry, che sosteneva posizioni contrarie all'insegnamento della Chiesa, provocando "tensioni interne tra i vescovi americani su come affrontare la questione della santa comunione", ricorda Mons. Chaput.

Precisa poi che, in risposta a questa situazione di crisi, la Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) aveva pubblicato una nota dottrinale, specificando che i politici cattolici che promuovono e votano leggi a favore dell'aborto o di simili peccati gravi, dovrebbero essere "istruiti" dai loro pastori e allontanati dalla Comunione se continuano "con pertinacia sul loro sentiero sbagliato". "A mia conoscenza - precisa mons. Chaput - questa dichiarazione è ancora in vigore."

Si tratta di fatto di una nota confidenziale del cardinale Ratzinger, datata giugno 2004, inviata alla Conferenza episcopale americana, ma divulgata dai giornali. Non è stata quindi pubblicata né promulgata. [Ndr]

"Non si tratta di 'politica ', bisognerebbe essere ignoranti, o in malafede per pensarlo", ha ricordato il prelato, ora in pensione, prima di concludere: "è responsabilità di ogni vescovo garante dell'integrità dei sacramenti, davanti al Signore". Mons. Wilton Gregory apprezzerà la pietra lanciata nel suo giardino cardinalizio...

Eletto nella votazione finale dal collegio dei grandi elettori, Joe Biden diventerà il secondo cattolico a prestare giuramento come presidente degli Stati Uniti dopo John Fitzgerald Kennedy, entrato in carica nel gennaio 1961 e assassinato il 22 novembre 1963.