La Chiesa in stato di sinodo permanente (2)

30 Novembre 2022
Fonte: fsspx.news

Il 16 ottobre 2022, al termine dell'Angelus domenicale, Papa Francesco ha annunciato che la XVI Assemblea del Sinodo dei Vescovi si terrà in Vaticano in due sessioni, a distanza di un anno: la prima si svolgerà dal 4 al 29 ottobre ottobre 2023 e la seconda è prevista per ottobre 2024. La prima parte ha rilevato che si trattava in realtà di un concilio sotto mentite spoglie.

Uno scisma latente provocato dalla riforma conciliare
Nella Res novæ del 1° ottobre, don Claude Barthe mostra che questa ambiguità è causata dall'ambiguità radicale della riforma voluta dal Vaticano II. Egli osserva un effetto oggi evidente: "quando la Chiesa si è avvicinata alle sponde del XXI secolo, abbiamo potuto misurare il fallimento fondamentale del Vaticano II dal punto di vista che per essa è primario, quello della missione".

"Non solo non si convertiva più, ma il numero dei suoi fedeli, dei suoi religiosi e dei suoi sacerdoti si era ridotto a tal punto che sembrava in via di estinzione, almeno in Occidente. Il Vaticano II, la cui intera ambizione era stata quella di adattare il messaggio alla sensibilità degli uomini di quel tempo e di attrarli verso una Chiesa ringiovanita, trasformata, modernizzata, non è riuscito neppure ad interessarli."

Il motivo di questo disastro, secondo don Barthe, è: "Il passare del tempo ha rivelato che dopo il Concilio Vaticano II si era verificata una scissione, si potrebbe dire uno scisma latente, dividendo la Chiesa tra due correnti, l'una e l'altra composite ma ben identificabili: la prima, per la quale era necessario tornare al Concilio o almeno contenerlo"

"L'altra per la quale era solo un programma di partenza. Il progetto di ristabilire l'unità attorno a questo Concilio, che non pretendeva di essere il magistero infallibile, cioè che non era un principio di fede in senso stretto, è stata la croce dei papi post-Vaticano II. Lì hanno fallito."

Per il sacerdote francese occorre tornare a una vera riforma della Chiesa, ispirata ai principi tradizionali, come è avvenuto per la riforma gregoriana. E contrappone questa riforma a quella introdotta dal Vaticano II: la riforma gregoriana ha avuto come fermento "la vita religiosa, quella del monachesimo cluniacense in particolare".

"È nell'ordine delle cose: il fine della perfezione evangelica della vita religiosa è il modello dei necessari rinnovamenti della Chiesa. Questi sono accompagnati e stimolati dalle riforme degli ordini religiosi (tra le tante, quella del Carmelo, nel XVI secolo), con un ritorno alle esigenze delle Beatitudini, un rinnovamento spirituale e disciplinare, un ritiro dalla corruzione della il mondo peccatore per convertirsi e per convertirlo (Gv 17, 16-18)."

"Ma dal cristianesimo dei Lumi, nei paesi germanici, in Francia, in Italia, il termine riforma cominciò ad applicarsi anche ad un altro progetto, quello di un adeguamento delle istituzioni ecclesiastiche al mondo circostante, che cominciava allora a sfuggire al cristianesimo."

E spiega ciò che costituisce ai suoi occhi uno scisma latente: "Due tipi di riforma, d'ora in poi, si sarebbero trovati spesso contrapposti: quello tradizionale di una riforma di rivitalizzazione dell'identità della Chiesa, e quello di una riforma di aggiustamento della Chiesa alla nuova società in cui essa vive".

"È essenzialmente l'idea tradizionale di riforma quella che si ritrovava in movimenti come la rinascita degli ordini religiosi, in particolare benedettini, nell'Ottocento dopo i tumulti rivoluzionari, la restaurazione del tomismo da parte di Leone XIII, le riforme liturgiche e gli atti disciplinari di san Pio X all'inizio del Novecento, e i tentativi di Pio XII di contenere dottrinalmente e liturgicamente il grande sconvolgimento degli anni Cinquanta."

"Al contrario, la nuova idea di riforma, con il suo libro-agenda, Vraie et faux Réforme dans l'Eglise di Yves Congar (Cerf, 1950), si fonda sulla "nuova teologia" degli anni del dopoguerra, nel movimento ecumenico e, in parte, nel movimento liturgico, ed essa ha trionfato con il Vaticano II."

Questa analisi coincide con quella offerta dal cardinale Robert Sarah nella sua ultima opera Per l'eternità (Cantagalli , 2022), che abbiamo citato in un articolo dell'agosto 2022. Il presule guineano vi scrive a proposito della riforma gregoriana: "Questa riforma mirava a liberare la Chiesa dalle grinfie delle autorità secolari".

"Interferendo nel governo e nelle nomine ecclesiastiche, il potere politico finì per provocare una vera e propria decadenza del clero. Si erano moltiplicati i casi di sacerdoti che vivevano in concubinato, impegnati in attività commerciali o in affari politici."

"La riforma gregoriana fu caratterizzata dal desiderio di riscoprire la Chiesa del tempo degli Atti degli Apostoli. I principi di un tale movimento non erano basati primariamente su riforme istituzionali, ma sul rinnovamento della santità dei sacerdoti." Non ha

"Non c'è bisogno oggi di una riforma come questa? In effetti, il potere secolare ha ripreso piede nella Chiesa. Questa volta non è un potere politico, ma culturale. Stiamo assistendo a una nuova lotta tra sacerdozio e impero. Ma l'impero è ormai la cultura relativistica, edonistica e consumistica che filtra dappertutto. Ora è il momento di rifiutarlo, perché è inconciliabile con il Vangelo."