Mons. Roche, una pietra nel giardino del Summorum Pontificum?

26 Giugno 2021
Fonte: FSSPX Spirituality
Mons. Arthur Roche con Papa Francesco

Il 27 maggio 2021 Papa Francesco ha nominato Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti Mons. Arthur Roche, in sostituzione del Cardinale Robert Sarah, dimessosi per età il 20 febbraio.

 

 

 Mons. Roche, 71 anni, è originario dello Yorkshire, nel Regno Unito. È stato nominato segretario della Congregazione per il Culto Divino nel 2012 da Benedetto XVI. È stato quindi collaboratore del cardinale Antonio Cañizares Llovera fino al 2014, poi del cardinale Sarah.

Su La Nuova Bussola Quotidiana del 27 maggio, Luisella Scrosati vede in mons. Roche un "anti-Sarah": "Difficilmente si troverà in lui uno strenuo difensore della liturgia antica e del diritto dei fedeli e dei sacerdoti di potersi avvalere del Messale mai abrogato", secondo l'espressione del Motu Proprio.

"La generosità di Roche nei confronti della sensibilità dei fedeli e la sua giustizia riguardo ai loro diritti sono già emerse chiaramente nella sua risposta al contenzioso tra Mons. Richard F. Sticka1 ed un fedele della sua diocesi, riguardo alla Comunione in mano. Roche aveva sostanzialmente sostenuto il diritto del vescovo di fare a pezzi tutti i pronunciamenti autorevoli della Chiesa sulla questione, inclusi quelli della Congregazione di cui era Segretario e del Papa Benedetto XVI, regnante il quale, l’ormai ex Segretario, esibiva una sensibilità più tradizionale."

Continua la giornalista italiana: "Roche, ammiratore di Piero Marini [già Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, fu segretario di Mons. Annibale Bugnini, principale artefice della riforma liturgica postconciliare. NdR] e di Andrea Grillo2, era infatti la spina nel fianco di Sarah e rappresentava l’opposizione interna all’allora Prefetto. E puntualmente, riceve l’incarico che fu di Sarah."

E Luisella Scrosati confronta questa nomina con l'annuncio di una prossima modifica del Motu Proprio Summorum Pontificum: "L’annunciato intervento a gamba tesa sulla forma straordinaria del Rito romano si configura poi come l’attacco diretto alla linea impressa da Benedetto XVI alla liturgia."

Summorum Pontificum minacciato?
La Lettera di Paix liturgique Italie  n° 123, del 26 maggio 2021, presenta l'annuncio di tale modifica in questi termini: "Lunedì di Pentecoste [24 maggio], aprendo a Roma l'incontro della Conferenza Episcopale Italiana, la CEI, […], Poi, una volta che i giornalisti hanno lasciato la sala delle udienze, il papa ha affrontato un tema, che unisce molti vescovi della Penisola: l’esecrazione del Summorum Pontificum."

"Francesco ha confermato la prossima pubblicazione di un documento, ch’egli è stato sollecitato a redigere, destinato a 'reinterpretare' il motu proprio di Benedetto XVI. Tale pubblicazione, in effetti, ha tardato in quanto pare che il documento abbia provocato obiezioni e resistenze, specialmente da parte del cardinal Ladaria e della Congregazione per la Dottrina della Fede, i quali hanno sostenuto ch’esso potesse provocare nel mondo intero scompigli dovuti ad opposizioni incontrollabili." 

"Malgrado tutto, la Segreteria di Stato avrebbe fatto pressioni a favore dell’uscita del testo, le cui disposizioni essenziali sarebbero le seguenti: le comunità, che celebrano secondo la forma antica, potrebbero continuare a farlo; d’altra parte, i preti diocesani dovrebbero d’ora in poi ottenere un permesso specifico."

 

"È evidente come tale documento, inapplicabile in numerosi Paesi tra i quali la Francia, abbia un valore soprattutto simbolico: fare in modo che la celebrazione della messa tradizionale non sia più un diritto, bensì un’eccezione tollerata."

Nella lettera successiva (n° 124 del 31 maggio), Paix liturgique paragona la situazione attuale a quella di 40 o 50 anni fa: "La Chiesa 'ufficiale' non ha oggi più nulla a che vedere col solido apparato ch’era nei primi decenni del dopo-Concilio. Essa è esangue quanto al numero di preti e religiosi. Quello dei seminaristi e degli stessi seminari è in continua flessione." 

"I fedeli praticanti, sempre più vecchi, sono anche sempre più distanti nelle navate delle chiese, senza necessità di 'misure sanitarie'.  Tutto questo è logicamente accompagnato da una situazione finanziaria catastrofica in molte diocesi. A ciò si aggiungono le conseguenze di quella che è stata definita la 'crisi sanitaria', che ha fatto sparire circa il 30% dei parrocchiani rimasti."

E sottolinea: "Un fatto recente molto istruttivo è il seguente: poiché i vescovi francesi e di altri Paesi hanno scioccamente esteso alla comunione eucaristica le 'misure sanitarie' imposte dai governi, vietando la comunione sulla bocca, un buon numero di fedeli, rispettosi del Sacramento, ha lasciato le chiese «ordinarie» per recarsi a ricevere degnamente la Santa Eucarestia presso le celebrazioni tradizionali."

"Si dà il caso così che, dopo la 'crisi sanitaria', il numero di coloro che assistono alle messe tradizionali sia notevolmente aumentato nella maggior parte delle località!"- Secondo diversi corrispondenti DICI, questo significativo aumento si osserva in Francia e soprattutto in Italia dove l'episcopato si è dimostrato estremamente docile, anticipando anche le decisioni del governo. [Ndr]

Tutto ciò renderebbe, secondo la Lettera di Paix Liturgique, molto più difficile da applicare il motu proprio rivisto e corretto da Francesco.

Riprendendo quanto detto in un articolo di FSSPX.Actualités: "Sembrerebbe, secondo fonti romane, che il tema delle condizioni per la celebrazione della Messa tradizionale sia oggetto di grandi discussioni. Ma sarebbe avventato rischiare di dire di più sul contenuto o sulla data di pubblicazione di un testo."

"Se, come si potrebbe temere, si facesse una limitazione al motu proprio di Benedetto XVI, sarebbe un abuso, poiché sarebbe diretto contro il bene comune della Chiesa, e quindi nullo: non c'è legge valida contro il bene comune secondo la dottrina di san Tommaso. Tuttavia, la Messa tridentina è al centro del bene comune della Chiesa."

"Anche se la Fraternità San Pio X non dovrebbe preoccuparsene, sarebbe comunque profondamente rammaricata di una tale limitazione, perché sarebbe un passo indietro sulla via del ritorno alla Tradizione che ritarderebbe la soluzione della crisi della Chiesa aperta dal Concilio Vaticano II e le sue disastrose riforme, in particolare nel campo della liturgia."

  • 1. Il 13 novembre 2020, mons. Roche, ha "risolto" una disputa tra un fedele e il suo vescovo, mons. Richard Stika. I fedeli avevano chiesto alla Congregazione di intervenire per sospendere l'ordine del Vescovo di Knoxville (Tennessee) di non dare la Santa Comunione sulla lingua, ma esclusivamente sulla mano; la Congregazione disatteso le richieste, ricordando il potere dell'Ordinario di stabilire norme provvisorie in caso di emergenza. [Ndr]
  • 2. Teologo progressista italiano, nato nel 1961, professore di scienze liturgiche, autore di "Oltre Summorum Pontificum, Per una riconciliazione liturgica possibile". [Ndr]