Pacs episcopale sul Baltico

30 Dicembre 2020
Fonte: fsspx.news
Mons. Zbignevs Stankevics

In Lettonia, l'episcopato ha appena chiesto all'esecutivo di concedere l'esistenza legale alle "coppie" omosessuali. Un'affermazione stupefacente quella che arriva dopo le recenti osservazioni di Papa Francesco sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso.

 

L'episcopato lettone non ha tardato a precipitarsi nella breccia aperta nelle alte mura della cinta leonina dal film documentario proiettato nell'ottobre 2020, in anteprima al festival di Roma, organizzato dal Vaticano.

In questo film pluripremiato, lo spettatore poteva scoprire con stupore un'intervista in cui il successore di Pietro spiegava che le "coppie" omosessuali avevano il "diritto di essere coperte legalmente".

Cogliendo la palla al balzo, i vescovi lettoni hanno inviato, il 16 dicembre 2020, una lettera al Presidente della Repubblica Egils Levits, e al Presidente del Parlamento, Inara Murniece, chiedendo di non cambiare la definizione giuridica di matrimonio, ma di legalizzare altre forme di relazioni che ritengono possano beneficiare di una protezione giuridica legale.

In Lettonia, infatti, la Costituzione definisce - ancora oggi - il matrimonio come "l'unione tra un uomo e una donna".

Una concezione forse superata agli occhi dell'arcivescovo di Riga, mons. Zbignevs Stankevics: "dobbiamo mettere da parte ogni ideologia e creare il vero quadro giuridico che tuteli tutti i membri della società", ha dichiarato il presule lettone in occasione di un'audizione parlamentare il 15 dicembre.

E l'Arcivescovo ha proseguito: "Cerchiamo proposte che non siano viziate da nessuna questione ideologica o religiosa; non stiamo mettendo in discussione il concetto di famiglia tradizionale, ma stiamo parlando di meccanismi per proteggere queste relazioni, comprese quelle tra persone dello stesso sesso, che esulano dalla definizione tradizionale di matrimonio". Parole difficili da sentire in bocca a un prelato, che in virtù dell'episcopato appartiene alla Chiesa docente ...

Parole che contraddicono apertamente ciò che la Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) ha ricordato nel 2003: "Riconoscere legalmente le unioni omosessuali oppure equipararle al matrimonio, significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante, con la conseguenza di renderlo un modello nella società attuale, ma anche offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell'umanità", scriveva il prefetto della CDF, un certo cardinale Josef Ratzinger.

"Dobbiamo cercare di unificare la società, non di dividerla", sostiene il vescovo Stankevics, dimenticando che costruire una società contro la legge naturale significa distruggerla. Oggettivamente, queste parole sono contraddittorie.

Dobbiamo citare San Pio X: "No, Venerabili Fratelli - bisogna ricordarlo energicamente in questi tempi di anarchia sociale e intellettuale, in cui ciascuno si atteggia a dottore e legislatore -, non si costruirà la città diversamente da come Dio l'ha costruita; non si edificherà la società, se la Chiesa non ne getta le basi e non ne dirige i lavori; no, la civiltà non è più da inventare, né la città nuova da costruire sulle nuvole. Essa è esistita, essa esiste; è la civiltà cristiana, è la civiltà cattolica. Si tratta unicamente d'instaurarla e di restaurarla senza sosta sui suoi fondamenti naturali e divini contro gli attacchi sempre rinascenti della malsana utopia, della rivolta e dell'empietà: omnia instaurare in Christo ".

Commento che l'arcivescovo di Riga farebbe bene a meditare e riconsiderare.