Papa Francesco promuove l'unione civile tra due persone dello stesso sesso

23 Ottobre 2020
Fonte: fsspx.news
Evgeny Afineevsky, regista del documentario “Francesco”

In un documentario in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, dal 15 al 25 ottobre, intitolato “Francesco”, Papa Francesco ha espresso commenti scandalosi sull'unione civile tra persone dello stesso sesso. Questi hanno subito fatto il giro il pianeta.

 

I fatti

Quali sono esattamente queste parole e in quale contesto sono state pronunciate?

Il documentario “Francesco” diretto da Evgeny Afineevsky, è stato presentato mercoledì 21 ottobre al Festival del Cinema di Roma. Il film presenta l'approccio di Papa Francesco a varie questioni sociali, così come il suo ministero pastorale verso coloro che vivono, secondo le sue parole, "ai margini dell'esistenza".

Questo documentario contiene una sequenza pronunciata dal Papa in spagnolo. Ecco come molti media la riportano.

Parlando in generale, il Papa afferma che "i gay hanno il diritto di far parte di una famiglia; sono figli di Dio, hanno diritto a una famiglia. Nessuno può essere cacciato da una famiglia o vivere una vita impossibile a causa di ciò". Poi, esplicitamente, sulle unioni omosessuali, aggiunge: "Quello che dobbiamo fare è una legge di convivenza civile, hanno diritto ad essere tutelati legalmente. Questo è ciò che ho difeso."

Come osserva Jean-Marie Guénois su Le Figaro: "Il documentario include molteplici citazioni del Papa, ma anche interviste esclusive su un'ampia varietà di argomenti, compresa la questione dell'omosessualità. Nessuno può quindi mettere in dubbio il fatto che questa frase sia stata pronunciata autenticamente da Francesco."

Il regista Afineevsky ha detto alla Catholic News Agency  che Francesco ha rilasciato la sua dichiarazione sulle unioni civili in un'intervista che gli ha concesso.

Valore di questa dichiarazione


È ovvio che queste parole non hanno valore ufficiale in queste circostanze. Ma il loro impatto a livello mondiale è uno scandalo estremamente grave.

In primo luogo, va notato che questa posizione non è nuova per Francesco.

Nel 2010, quando era Arcivescovo a Buenos Aires, in Argentina, Papa Francesco si è opposto agli sforzi volti specificamente a legalizzare il "matrimonio" tra persone dello stesso sesso. Ma diverse testimonianze - tra cui quella di Sergio Rubin, biografo del Papa - suggeriscono che da quel momento in poi Bergoglio abbia sostenuto l'idea di un'unione puramente civile degli omosessuali.

Nel libro Il Cielo e la Terra, Papa Francesco non ha rifiutato direttamente la possibilità di unioni civili. Dichiarava solo che le leggi che rendono le relazioni omosessuali simili al matrimonio sono "una regressione antropologica", e ha espresso preoccupazione che se le coppie dello stesso sesso fossero autorizzate ad adottare "potrebbero esserne colpiti i bambini."

Nel 2014, nel documento preparatorio del sinodo sulla famiglia, Francesco ha accettato la possibilità per la Chiesa cattolica di riconoscere l' "amore" delle coppie dello stesso sesso. Si trattava di cercare una possibile "codificazione dei diritti che possono essere garantiti alle persone che vivono in unione omosessuale" secondo Mons. Bruno Forte. Ma la proposta non ha ricevuto un numero di voti sufficiente per essere accettata come proposta sinodale.

Nel 2015, mentre in Italia si discuteva il progetto di unione civile, padre Thomas Rosica, della Sala Stampa della Santa Sede, ha sottolineato che Francesco non commentava il dibattito ma si accontentava di concentrarsi sull'insegnamento cattolico sul matrimonio.
 

Mons. Marcello Semeraro, a destra, a un “Incontro cristiano LGBT” (sic)

Il contesto ecclesiale


Il 3 giugno 2003, la Congregazione per la Dottrina della Fede aveva pubblicato delle Considerazioni circa progetti di un riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, firmate dal Cardinale Joseph Ratzinger. La conclusione (# 11) dice questo:

"La Chiesa insegna che il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in nessun modo all'approvazione del comportamento omosessuale oppure al riconoscimento legale delle unioni omosessuali. Il bene comune esige che le leggi riconoscano, favoriscano e proteggano l'unione matrimoniale come base della famiglia, cellula primaria della società. Riconoscere legalmente le unioni omosessuali oppure equipararle al matrimonio, significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante, con la conseguenza di renderlo un modello nella società attuale, ma anche offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell'umanità. La Chiesa non può non difendere tali valori, per il bene degli uomini e di tutta la società."

Ma il tempo è passato e da diverse parti della Chiesa ci sono molte richieste di "benedizione delle unioni dello stesso sesso" o d'accettazione della legalizzazione di queste unioni. Mentre le acrobazie teologiche pretendono di giustificare "passioni ignominia".

A questo proposito, ricordiamo il documento della Commissione per i Matrimoni della Conferenza Episcopale Tedesca, del 4 dicembre 2019, che affermava che "l'orientamento sessuale umano si esprime durante la pubertà e assume orientamento eterosessuale o omosessuale [sic]. Entrambe appartengono a normali forme di predisposizione sessuale, che non possono o non devono essere modificate da una socializzazione specifica". Che altro non è che teoria del genere.

La dichiarazione della commissione continua: "La questione se il divieto dell'omosessualità da parte delle autorità docenti [della Chiesa] sia ancora appropriato oggi è stata oggetto di controversia".

All'inizio di ottobre un professore italiano di teologia morale, don Aristide Fumagalli, ha pubblicato un libro dal titolo evocativo: L'amore possibile. Persone omosessuali e morale cristiana. La prefazione è scritta da mons. Marcello Semeraro, allora ancora vescovo di Albano e segretario della C6 - commissione cardinalizia incaricata di preparare la riforma della Curia. Il 15 ottobre è stato nominato Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, in sostituzione del Cardinale Becciu.

In questo libro, Fumagalli afferma che "la condanna degli atti omosessuali non contempla la possibilità, sconosciuta fino ai tempi moderni, che gli atti omosessuali corrispondano alla natura della persona ed esprimano l'amore personale". Il teologo non nega i limiti dell'amore omosessuale, ma considera che oggi "una teologia più attenta alla storia personale considera la via verso l'ideale, riconoscendo la gradualità necessaria per raggiungerlo e gli ostacoli possibili che lo limitano".

La domanda quindi è la seguente: Papa Francesco è consapevole di favorire positivamente queste correnti che tendono a giustificare nientemeno che a titolo definitivo un peccato ancora condannato dalla Chiesa? Purtroppo non è possibile evitare di rispondere affermativamente. Ciò che costituisce appunto un atto di scandalo, nel senso più forte del termine. Questo scandalo è tanto più clamoroso e grave, in quanto emana dal supremo guardiano della morale della Chiesa.