Persecuzioni: i cristiani occupano ancora il primo posto

19 Gennaio 2021
Fonte: fsspx.news
Ghirlanda in posa dopo l'attacco a Notre-Dame di Nizza nel 2020

Trecentoquaranta milioni. Questo è il numero di cristiani perseguitati a vari livelli nel mondo per la loro fede, durante tutto il 2020. Un'ondata che la maggior parte dei media occidentali fatica a vedere.

 

Ogni anno la ONG Portes ouvertes pubblica un indice dettagliato delle persecuzioni subite dai cristiani: i dati svelati il ​​12 gennaio 2021 mostrano che i discepoli di Cristo sono le prime vittime di violenza religiosa nel mondo, e questo quasi nell'indifferenza completa - o complice? - dell'occidente.

Nei cinquanta Stati su cui Portes ouvertes basa il suo studio, il numero di cristiani uccisi per la loro fede è aumentato del 60% tra il 2019 e il 2020, passando da 2.983 a 4.761: in media, ogni giorno vengono assassinati tredici cristiani.

Ci sono anche 4.277 cristiani incarcerati senza processo, una media di oltre undici al giorno.

1.710 cristiani sono stati rapiti durante il 2020, una media di oltre quattro al giorno.

Nel presentare il rapporto, Cristian Nani, Direttore di Portes ouvertes, individua quelle che chiama "nove matrici" di persecuzione anticristiana: tra le più importanti - non a caso - l'Islam viene prima di tutte, seguito subito dal nazionalismo religioso, soprattutto indù. Poi viene l'ideologia comunista, che alcuni in Occidente si sono sbrigati a occultare.

Se consideriamo la persecuzione stato per stato, per il ventesimo anno consecutivo la Corea del Nord vince la maglia nera della violenza anticristiana, poiché in questo Paese "farsi scoprire come cristiano vale la pena di morte", sottolinea il lungo studio.

Dopo la Corea del Nord, altri stati condividono il riconoscimento all'oppressione: Afghanistan, Somalia, Libia, Pakistan, Eritrea, Yemen, Iran, Nigeria, India, Iraq e Siria.

Secondo Portes ouvertes, la violenza in Nigeria ha raggiunto "il livello del genocidio", poiché i cristiani sono minacciati nelle loro vite dagli attivisti fulani, dal gruppo militante Boko Haram e dal ramo dell'Africa occidentale dell'organizzazione dello Stato Islamico (ISWAP).

Infine, va notato che la pandemia provocata dal Sars-CoV-2 è stata un'opportunità per alcuni Stati - come la Cina - per intensificare il controllo, nonché la stretta, sulla pratica religiosa dei cristiani.

L'unico fatto positivo: il forte calo della distruzione di chiese ed edifici religiosi - oratori, seminari, scuole, ospedali. Erano 9.488 nel 2019, contro "solo" 4.488 nel 2020...