Processo al cardinale Pell: "una montatura finita male"

2 Settembre 2021
Fonte: fsspx.news

Professore di diritto e rettore del Newman College dell'Università di Melbourne, padre Frank Brennan riflette sul processo al cardinale George Pell, al quale ha assistito in momenti chiave.

Padre Brennan è un gesuita che non ha peli sulla lingua in questo settore del diritto di cui è appassionato e di cui è uno specialista riconosciuto in Australia.

In un'intervista esclusiva al Catholic Weekly - il settimanale religioso dell'arcidiocesi di Sydney - del 27 agosto 2021, padre Brennan mette apertamente in discussione il lavoro della polizia e dei magistrati nel caso che ha portato il cardinale George Pell a tredici mesi di carcere, prima del suo rilascio con decisione unanime dell'Alta Corte australiana, nell'aprile 2020.

"Non appena è iniziato il processo al Cardinale, non c'erano dubbi che un gran numero di persone in Australia – sia nei media che nella Polizia dello Stato di Victoria – cercassero soprattutto un capro espiatorio e una vittima", dichiara il gesuita, che ha potuto consultare tutti i verbali del processo.

Peggio: per l'avvocato, la polizia e il sistema giudiziario di Victoria hanno commesso "un grave errore nei confronti del cardinale George Pell", al punto da "comprometterne la credibilità", e da far degenerare il processo in una "vendetta politica" contro l'alto prelato. 

Padre Brennan non era mai stato un forte sostenitore del cardinale, riconosce prontamente una serie di "divergenze pubbliche" con lui.

Ma il gesuita si convinse della sua innocenza quando vide il pubblico ministero Mark Gibson, "un uomo d'onore e un buon avvocato" lottare invano per trovare i sei minuti in cui il crimine contro i due coristi, dopo una messa solenne nella cattedrale di San Patrizio, avesse potuto aver luogo. E ancora, quello era solo uno dei tanti malfunzionamenti in tutta la faccenda.

Allora perché tanta implacabilità contro una persona innocente? Dobbiamo, sempre secondo padre Brennan, risalire al 1996, anno della nomina di Mons. Pell ad arcivescovo di Melbourne.

Il presule australiano all'epoca istituì - su richiesta della polizia e della giustizia dello Stato di Victoria, che gli avevano chiesto di combattere più efficacemente contro gli abusi commessi dai religiosi - tutta una serie di misure note come Melbourne Response.

Un dispositivo criticato fin dall'inizio dalla stampa e anche tra i corridoi dei tribunali, perché si riteneva che il cardinale "non avesse apportato le necessarie modifiche nell'interesse dei bambini e della Chiesa".

Il processo all'alto prelato sarebbe quindi solo una "montatura finita male", il cui scopo era soprattutto screditare la sua persona, e che alla fine si è rivoltata contro la polizia e l'istituzione giudiziaria. .

Il professore di diritto ha annunciato un'analisi completa di otto pagine della causa nel numero del 5 settembre di Catholic Weekly.

Fin dall'epilogo di questa triste vicenda, il gesuita riconosce di aver instaurato una certa amicizia con il cardinale: "Direi che è un uomo d'onore, e dopo aver imparato a conoscerlo di più, ho avuto ancor meno dubbi, se fosse possibile , sulla sua innocenza".