Rapporto Sauvé: il termine "sistemico" nell'ottica della teologia

9 Dicembre 2021
Fonte: fsspx.news
Sant'Ambrogio battezza Sant'Agostino

Don Jean-Michel Gleize, professore di teologia della Chiesa (Ecclesiologia) al seminario di Ecône, mette in dubbio il termine usato dal rapporto Sauvé per caratterizzare gli abusi commessi all'interno della Chiesa da sacerdoti o religiosi: "sistemico". Mostrerà la vacuità teologica di tale accusa.

Sant'Agostino fu, nel IV secolo, il Dottore suscitato dalla Provvidenza per combattere l'eresia del donatismo. Questo riteneva la santità e l'efficacia dei mezzi di grazia, e quindi della Chiesa, dipendenti dalla santità personale dei ministri.

Per confutare questa eresia, il santo Vescovo di Ippona mostra che i sacramenti sono santi di per sè e non per gli uomini che li amministrano. La Chiesa è composta da peccatori e da giusti, e se vi sono peccatori anche tra i ministri sacri, i sacramenti conservano comunque tutta la loro forza santificante, anche se amministrati da ministri indegni.

1. Eppure la Chiesa rimane santa. Perché la santità della Chiesa è prima di tutto la santità della dottrina che essa predica, dei sacramenti che amministra e della sua organizzazione sociale1.

2. Questa santità della Chiesa è un dogma della fede divina e cattolica e questo dogma è inseparabile da un altro, quello della sua indefettibilità. Il dogma dell'indefettibilità della Chiesa significa che essa non può cessare di essere santa, nella sua dottrina e nei suoi mezzi di santificazione. La Chiesa è dunque santa per essenza e necessariamente.

Per usare il vocabolario attualmente in voga tra i sociologi e gli scienziati, potremmo dire che la santità della Chiesa è "sistemica", nel senso che questa santità è di natura istituzionale.

Perché è prima di tutto, fondamentalmente, la Chiesa in quanto tale che è santa, cioè la Chiesa intesa come istituzione - e non individui isolati all'interno della Chiesa. E questa santità istituzionale, per così dire, non può difettare.

Tutto ciò risulta infatti dalla parola del Vangelo di San Matteo (cap. XVI, versetto 18): le porte dell'inferno non prevarranno mai contro la Chiesa, e questo nonostante tutte le apparenze.

3. Vediamo infatti con chiarezza che, anche nelle ore più buie della storia della Chiesa - ore durante le quali la malizia umana aveva ben poco da invidiare a quella degli uomini del nostro tempo - gli uomini di Chiesa hanno riconosciuto la loro parte di responsabilità negli abusi che possono aver fornito un pretesto ai nemici del cattolicesimo.

Questo fu particolarmente vero all'indomani del Rinascimento, quando i papi dovettero difendere sè stessi e la Chiesa dalle accuse dei riformatori protestanti. Ecco, ad esempio, quanto scrisse papa Adriano VI al nunzio Chieregati, inviato alla Dieta di Ratisbona:

"Riconosciamo liberamente che Dio ha permesso questa persecuzione della Chiesa a causa dei peccati degli uomini e in particolare dei sacerdoti e dei prelati. La Sacra Scrittura ci insegna che le colpe del popolo hanno la loro fonte nelle colpe del clero. Per questo Nostro Signore, quando volle purificare la città di Gerusalemme, andò prima al Tempio. […]"

"Sappiamo che anche nella Santa Sede da molti anni sono state commesse tante abominazioni: abuso delle cose sante, trasgressione dei comandamenti in modo tale che tutto si volse in scandalo […] Tutti noi, prelati ed ecclesiastici, ci siamo allontanati dal sentiero della giustizia."2

Durante il concilio riunito a Trento per rafforzare la Chiesa nella sua fede e riformarla nella sua vita, i più alti prelati, il cardinale Pole all'inizio del Concilio, nel 1546, e il cardinale di Lorena alla fine nel 1562, proclamarono ciascuno a sua volta un solenne mea culpa: "Se il sale perde sapore", ha ricordato il cardinal Pole, "è buono solo a essere calpestato".

E ha aggiunto questo pensiero profondo: "Se non riconosciamo tutto questo, invano entriamo in un concilio, invano invochiamo lo Spirito Santo […] Finché questo Spirito non ci ha condannati di fronte ai nostri occhi, non possiamo ancora dire che è entrato in noi e non entrerà se rifiutiamo di essere attenti ai nostri peccati"3.

E il cardinale di Lorena farà eco a queste parole citando la lettera di san Pietro: "Cominci il giudizio dalla casa del Signore"4. E nel 1537, anche una Commissione di cardinali e prelati, che indirizzò a papa Paolo III una memoria sulla la riforma della Chiesa, usò le espressioni della Scrittura per denunciare la responsabilità dei membri della gerarchia: "È a causa nostra che il nome di Cristo è bestemmiato fra le Nazioni"5.

Ma vediamo anche che gli stessi dignitari ecclesiastici, pur riconoscendo i peccati dei membri della Chiesa, hanno affermato la santità di principio dell'istituzione e della sua gerarchia. Da nessuna parte si è parlato di una prevaricazione della Chiesa stessa, e si sono sempre rifiutati di attribuire qualsiasi cedimento istituzionale alla società divinamente istituita da Gesù Cristo.

Ecco, ad esempio, la risposta che, nel Settecento, il cardinale de Noailles, arcivescovo di Parigi, dava alle obiezioni rivoltegli dal protestante Zinzendorf: "A questa Chiesa, che è la Sposa di Gesù Cristo, sempre pura, sempre santa in sé, le colpe dei suoi ministri: per loro geme, li castiga, ma non ne è colpevole. […]"

"Condannate quanto volete il cattivo comportamento di vescovi, cardinali, papi anche quando le loro azioni non corrispondono alla santità del loro carattere, ma rispettate la Chiesa che ha dato loro delle sante regole e che è guidata dallo Spirito di santità e di verità"6.

4. I papi degli ultimi due secoli non hanno detto altro. Non hanno esitato a ricordare la presenza del peccato nella Chiesa: Pio IX afferma che molti membri non sono santi nella Chiesa: "È pur vero, però, che la Chiesa è fatta di uomini che spesso de pulvere sordescunt (sono insozzati di polvere)".

E sebbene una delle sue caratteristiche sia quella della santità perché è santa per il suo Fondatore, è santa per la sua dottrina, è santa per la santità di un gran numero dei suoi membri, tuttavia contiene nel suo seno anche molte membra che non sono sante e che l'affliggono, la perseguitano e la disprezzano"7.

Afferma il Papa Pio XI: "La missione divina della Chiesa che è esercitata dagli uomini e deve essere esercitata dagli uomini può essere dolorosamente oscurata dall'umano-troppo-umano che a volte abbonda e torna sempre come la zizzania tra il grano del Regno di Dio"8.

E Pio XII ricorda ripetutamente questa verità: i peccatori fanno parte della Chiesa e il peccato in qualche modo purtroppo contamina le membra di questo Corpo Mistico9; proietta come zone d'ombra tra i figli della luce10.

Ma i papi di questi ultimi secoli hanno anche fatto la distinzione tra le possibili mancanze dei membri della Chiesa e la santità che la Chiesa, che non deve temere alcun danno se riconosce il peccato dei suoi membri: questo peccato non può raggiungerla.

Ecco, ad esempio, quanto ricorda Pio XI nel 1923 nell'Enciclica Ecclesiam Dei: "è necessario che gli Orientali dissidenti, deponendo antichi pregiudizi, procurino di conoscere la vera vita della Chiesa, senza voler imputare alla Chiesa Romana le colpe dei privati, colpe che essa per la prima condanna e cerca di correggere"11.

E ancora Pio XII nell'Enciclica Mystici corporis: "Che se nella Chiesa si scorge qualche cosa che indica la debolezza della nostra condizione, ciò non deve attribuirsi alla costituzione giuridica di essa, ma piuttosto alla deplorevole tendenza dei suoi singoli membri al male, tendenza che il divin Fondatore permette che si incontri anche nei membri più ragguardevoli del suo Corpo mistico"12.

E in questo stesso brano Pio XII aggiunge che la Chiesa "risplende senza macchia" nella sua fede, nelle sue leggi, nei suoi consigli evangelici e nei suoi sacramenti: "Senza alcuna macchia risplende la pia Madre dei Sacramenti coi quali genera ed alimenta i figli, nella fede che conserva sempre incontaminata, nelle santissime leggi con le quali comanda, nei consigli evangelici coi quali ammonisce, nei celesti doni e carismi coi quali nella sua inesausta fecondità  genera innumerevoli eserciti di martiri, di vergini e di confessori".

E precisa quali devono essere le condizioni e il significato di un vero e giusto pentimento da parte della Chiesa: la Chiesa recita ogni giorno il Pater Noster e ogni giorno chiede perdono a Dio; ma chiede perdono per le colpe dei suoi figli e non per le proprie colpe.

5. Questi papi dell'era moderna sono andati anche oltre. Dicevano che non solo i peccati degli uomini non adombrano la santità della Chiesa, ma al contrario questi peccati contribuiscono a renderla più prominente; perché se si vede che l'istituzione persevera nonostante le colpe umane, allora questo è un argomento che deve essere usato a favore della divinità di questa istituzione. La Chiesa allora costituisce un vero miracolo morale.

Ascoltiamo, ad esempio, Leone XIII: "Lo storico della Chiesa tanto più potrà far emergere la sua origine divina quanto più leale sarà stato nel non nascondere nulla delle prove a cui le colpe dei suoi figli e talvolta anche dei suoi ministri sottomisero questa sposa di Cristo"13.

E poi soprattutto c'è questo testo di papa san Pio X tratto dall'Enciclica Editae saepe, che è più esplicito: "solo per un miracolo della potenza divina può succedere che tra l'innondare della corruzione e la frequente deficienza delle membra, la Chiesa in quanto è il corpo mistico di Cristo, si mantenga indefettibile nella santità della dottrina, delle leggi, del suo fine; dalle cause stesse tragga del pari fruttuosi effetti; dalla fede e dalla giustizia di molti suoi figliuoli raccolga frutti copiosissimi di salute."14

San Pio X dirà ancora ancora: "quando più sbrigliata la licenza dei costumi, più feroce l'impeto della persecuzione, più astute le insidie dell'errore sembrano minacciare a lei rovina estrema, fino a strapparle dal seno non pochi dei suoi figliuoli, per travolgerli nel vortice dell'empietà e dei vizi, allora la Chiesa sperimenta più efficace la protezione divina."15.

6. È quindi impossibile ritenere, come ha voluto fare il Rapporto della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (CIASE) presentato alla Conferenza episcopale francese il 5 ottobre (nel suo n° 1091), tutti i fatti incriminati nella Chiesa a "un fenomeno sistemico".

Si tratta, infatti, di commettere la confusione che è sempre stata chiaramente denunciata e condannata nella divina Rivelazione, come la propone il Magistero divinamente istituito da più di venti secoli. Il Rapporto presentato ai Vescovi di Francia dal Presidente della suddetta Commissione, il Sig. Jean-Marc Sauvé, parla (nella sua Raccomandazione n. 24) di "responsabilità sistemica della Chiesa" e di "fallimento istituzionale". Affermazioni del genere non concilierebbero con le parole del Vangelo di san Matteo: "Et portae inferi non praevalebunt adversus eam".

7. Avendo il governo di Sua Maestà Britannica usato crudeli rappresaglie in India per frenare una rivolta, un deputato laburista, per lamentarsi con il segretario coloniale, gli chiese cosa distinguesse ora il suo paese dalla Germania nazista. "Il mio onorevole collega", replicò il ministro, "sembra ignorare una distinzione fondamentale: i tedeschi applicano i loro principi; noi violiamo i nostri".

Basti dire che la distinzione poteva ancora - e avrebbe dovuto - balzare agli occhi di Jean-Marc Sauvé e dei suoi colleghi. "Che se la Chiesa mostra tracce evidenti della condizione della nostra umana debolezza", diceva già Pio XII, "non si deve attribuire alla sua costituzione giuridica, ma piuttosto a questa deplorevole predilezione per il male dei singoli che il suo divin Fondatore soffre anche nelle membra più alte del suo Corpo Mistico".

Un'inclinazione che è il triste privilegio non dei membri della Chiesa presi come tali, ma dell'umanità in generale. Ed è proprio per rimediare a ciò che Dio ha voluto stabilire quaggiù la sua Chiesa come mezzo incrollabile di salvezza e di santità.

Don Jean-Michel Gleize

 

  • 1. Sant'Agostino, Commento al vangelo di San Giovanni, trattati 5 e 6 in Patrologia di Migne, serie latina, t. XXXV, col. 1414-1437 ; Del battesimo contro i donatisti, libro III, ibidem, t. XLIII, col. 139-152.
  • 2. Adriano VI, Istruzioni al nunzio Chieregati (1522) citato da Louis Pastor, Histoire des Papes, t. 9, p. 103 et sq.
  • 3. «Ammonizione dei Legati alla seconda sessione del concilio, il 7 gennaio 1546 » in Acta concilii Tridentini, t. IV, pars prima, p. 550-551.
  • 4. I Pe, IV, 17.
  • 5. Consilium delectorum cardinalium et aliorum praelatorum de emendanda Ecclesia, 1537, citato da Louis Pastor, Histoire des Papes, tomo 11, pagine 138 e sq.
  • 6. Citato dar A. Salmon, La Catholicité du monde chrétien d’après la correspondance inédite du comte Louis de Zinzendorf avec le cardinal de Noailles et les évêques appelants, 1719- 1728, 1929, p. 21-22.
  • 7. Pio XI, Allocuzione del 14 marzo 1937, in AAS t. XXIX (1937), p. 152.
  • 8. Pio XI, Allocuzione del 14 marzo 1937, in AAS t. XXIX (1937), p. 152.
  • 9. Pio XII, Enciclica Mystici corporis del 29 giugno 1943, in AAS, t. XXXV (1943), p. 203-204.
  • 10. Pio XII, Radio-messaggio di Pasqua ai fedeli del mondo intero, 6 aprile 1958, in AAS, t. L (1958), p. 263. Traduction française dans Les Enseignements Pontificaux de Solesmes, L’Eglise, t. 2, n° 1512.
  • 11. Pio XI, Enciclica Ecclesiam Dei del 12 novembre 1923, in AAS t. XV (1923), p. 580.
  • 12. Pio XII, Enciclica Mystici corporis del 29 giugno 1943 in AAS, t. XXXV (1943), p. 225. Traduction française dans Les Enseignements Pontificaux de Solesmes, L’Eglise, t. 2, n° 1065-1066.
  • 13. Leone XIII, Lettera ai vescovi e al clero di Francia, 8 septembre 1899 in Acta Leonis XIII, t. 7, pagina 295.
  • 14. San Pio X, Enciclica Edite saepe del 26 maggio 1910, in AAS, t. II (1910), p. 361. Traduction française dans Les Enseignements Pontificaux de Solesmes, L’Eglise, t. 1, n° 726.
  • 15. San Pio X, Enciclica Edite saepe del 26 maggio 1910, in AAS, t. II (1910), p. 361. Traduction française dans Les Enseignements Pontificaux de Solesmes, L’Eglise, t. 1, n° 724.