Rassegna stampa: “Traditionis custodes” nel contesto della crisi attuale (4)

15 Ottobre 2021
Fonte: fsspx.news

Numerosi sono stati i commenti e le analisi del Motu proprio Traditionis custoses quest'estate. Tutti collocano la decisione presa da Francesco, di limitare il più possibile la celebrazione della Messa tradizionale, nel contesto della crisi che attualmente sta scuotendo la Chiesa, ma con prospettive molto diverse.

Il declino della Chiesa cattolica sotto il pontificato di Francesco
Passando dalle cifre alle cause, dai sintomi alle ragioni di fondo, arriviamo a interrogarci sul declino della Chiesa sotto il pontificato di Francesco, e più precisamente sul declino del suo carattere universale (cioè cattolico).

È quanto Lucio Caracciolo, direttore della rivista di geopolitica italiana Limes, per il quale è ormai chiaro che l'universalità - intrinseca alla missione della Chiesa cattolica - sta cedendo il passo a una nuova tendenza: quella delle Chiese cattoliche nazionali o sovranazionali, che nella loro pratica e nella loro mentalità, seguono un proprio percorso, pur mantenendo rapporti regolari con Roma.

Per spiegare questo cambiamento senza precedenti, lo studioso italiano propone i seguenti argomenti: "Papa Francesco ha fatto della messa in discussione del carattere costantiniano della Chiesa il suo principio geopolitico fondamentale."

Secondo Lucio Caracciolo, "Francesco si è apertamente distaccato dagli aspetti storico-istituzionali, per abbracciare un approccio pienamente evangelico. Ma criticando il costantinismo, che di per sé nutre questa idea di universalità, si rischia anche di buttare via il bambino con l'acqua sporca."

In nome di una "Chiesa in uscita" e missionaria, il papa argentino ha voluto rompere i legami con il passato. L'accademico afferma cautamente: "Per alcuni è un processo di inculturazione [di adattamento al mondo moderno]; per altri, una pura 'resa al mondo attuale', una forma di eresia."

Ma il rischio c'è, e Lucio Caracciolo lo individua: "a meno che ora il cattolicesimo romano non si trasformi in una sorta di protestantesimo particolare", accusa rivolta più volte al Papa da parte del clero, per il quale l'atteggiamento e le scelte di Francesco indeboliscono la sua l'autorità, l'efficacia del suo governo e le strutture ecclesiastiche a cui in definitiva appartiene.

Il politologo osserva una tendenza crescente delle conferenze episcopali ad affermarsi di fatto come Chiese nazionali più o meno autonome da Roma: "Cosa unisce oggi un cattolico polacco e un sudamericano, un africano e un italiano? Davvero poco. Al punto da mettere in discussione l'universalità della Chiesa e la legittimità del suo centro romano".

E la causa di questo declino dell'universalità cattolica è da ricercare a Roma: rispetto ai suoi predecessori, papa Francesco ha uno sguardo diverso, come capovolto, sul mondo, uno sguardo che si estende dalla periferia e non dal centro.

 "E' profondamente segnato culturalmente e politicamente dall'esperienza del peronismo", dice Lucio Caracciolo. Pochi sono i segni del suo ruolo di Vescovo di Roma. È come se la sua diocesi principale non gli interessasse molto. Questo elemento ha contribuito ad accelerare la tendenza di alcuni vescovi a seguire la propria strada.

"Al punto che alcuni hanno addirittura teorizzato la tesi di un 'Vaticano mobile', una sorta di Chiesa cattolica romana policentrica", un centro della vita della Chiesa a geometria variabile che nasce dall'approccio di Francesco, seguace di un "Chiesa poliedrica".

Ora, "quando 'periferizzi' il centro, il centro scompare. Ogni periferia diventa centro", rimarca il politologo italiano che si pone questa domanda: "Sopravviverà la Chiesa cattolica alla fine di questo secolo? Oppure ne avremo diverse, come una sorta di arcipelago di 'Chiese cattoliche' che potrebbe addirittura portare a una serie di scismi capaci di dividere il mondo cattolico?"

E si chiede: "Infine, fino a che punto la tendenza alla disintegrazione dell'universalità della Chiesa cattolica influenzerà l'ordine geopolitico mondiale nei prossimi decenni? Sono domande fondamentali che sicuramente turberanno a lungo papa Francesco e i suoi successori. Ma che l'attuale papa sembra per il momento voler eludere."

Questa analisi, strettamente geopolitica, ignora la promessa di Cristo a Pietro e ai suoi successori: "E io ti dico che tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa" (Mt 16,18), ma non ci allontana dall'analisi teologica del Motu proprio Traditionis custodes.

Al contrario, illustra nel suo campo quanto scrisse don Davide Pagliarani, Superiore Generale della Fraternità San Pio X: "La battaglia di questi ultimi cinquant’anni, che il 16 luglio scorso ha effettivamente conosciuto un momento significativo, non è la guerra tra due riti: è in tutto e per tutto la guerra tra due concezioni differenti ed opposte della Chiesa e della vita cristiana, assolutamente irriducibili ed incompatibili tra loro. Parafrasando sant’Agostino, si potrebbe dire che le due messe edificano due città: la Messa di sempre ha edificato la città cristiana, la nuova messa tenta di edificare la città umanista e laica."