Rassegna stampa: Joe Biden e Francesco, aborto e comunione (2)

4 Gennaio 2022
Fonte: fsspx.news
 La Conferenza episcopale americana, riunita nella cattedrale di Baltimora

Il 29 ottobre 2021, papa Francesco ha concesso un'udienza di 75 minuti al presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. La lunga intervista a un politico notoriamente pro-aborto ha suscitato molte reazioni sulla stampa italiana.


La timidezza dei vescovi americani
Il 17 novembre è stato diffuso il tanto atteso documento della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, intitolato: Il mistero dell'Eucaristia nella vita di Gesù Cristo. Ma, come osserva FSSPX.Attualitàdel 19 novembre: "il testo evita ogni riferimento esplicito alla questione se vescovi e sacerdoti debbano rifiutare la comunione a personaggi pubblici che non sono d'accordo con l'insegnamento cattolico sull'aborto e su altre questioni morali."

"Così, come aveva previsto il cardinale Roger Mahony, vescovo emerito di Los Angeles e prelato “progressista”, il testo è stato disinnescato ed è diventato “piatto”, secondo la sua espressione. Ha aggiunto che presto sarebbe stato dimenticato."

"Con il documento, i vescovi hanno approvato un piano strategico per una campagna triennale di rinascita eucaristica, che comprenderà lo sviluppo di nuovi materiali educativi, la formazione dei responsabili diocesani e parrocchiali, il lancio di un sito web dedicato al rinnovamento e la diffusione di un squadra speciale di 50 sacerdoti per predicare sull'Eucaristia."

"La campagna culminerà con un Congresso Eucaristico Nazionale nel luglio 2024 a Indianapolis. Questo congresso sarà il primo del suo genere negli Stati Uniti dopo quasi 50 anni."


Forse per scusare questa timidezza nell'affermare le regole cattoliche sul rifiuto della Comunione, i vescovi americani danno alcune indicazioni molto generali: "Come la Chiesa ha sempre insegnato, chi riceve la santa Comunione in stato di peccato mortale non solo non riceve la grazia del sacramento, ma commette il peccato di sacrilegio non mostrando riverenza per il corpo e il sangue di Cristo."


E aggiungono: "Se un cattolico, nella sua vita personale o professionale, rifiutasse consapevolmente e ostinatamente le dottrine definite della Chiesa, o ripudiasse consapevolmente e ostinatamente il suo insegnamento definitivo sulle questioni morali, in entrambi i casi, diminuirebbe gravemente la sua comunione con la Chiesa."


Pertanto, "La ricezione della Santa Comunione in tale situazione”, conclude, “non sarebbe conforme alla natura della celebrazione eucaristica, e ci si dovrebbe astenere". - Insomma, è meglio che i politici abortisti si astengano da soli, piuttosto che un sacerdote (o un vescovo) sia costretto a negare loro la Comunione.


La doppiezza del Papa
Bisogna riconoscere che questa mancanza di coerenza da parte dei vescovi americani è incoraggiata nelle alte sfere dall'atteggiamento ambiguo di papa Francesco. Come sostiene il filosofo argentino José Arturo Quarracino, connazionale del Papa, nipote del cardinale Antonio Quarracino, suo predecessore alla guida dell'arcidiocesi di Buenos Aires.


Marco Tosatti ripete il suo articolo intitolato La Schizofrenica Misericordia Abortista del Vaticano, sul suo blog Stilum Curiae, 17 novembre. Si legge: "Gli incontri amichevoli, calorosi e allegri di Papa Bergoglio in Vaticano con due dei più grandi sostenitori e promotori del genocidio prenatale – Nancy Pelosi e Joseph Biden – hanno evidenziato qualche giorno fa l’atteggiamento schizofrenico (o ipocrita?) del pontefice regnante sulla questione dell’aborto."

"Questo duplice atteggiamento si è potuto vedere fin dall’inizio del pontificato di Bergoglio, ma sul volo di ritorno da Bratislava a Roma lo scorso settembre, l’ambiguità personale e la confusione che semina sulla questione si sono manifestate chiaramente."

"Un’ambiguità e una confusione freddamente calcolate, che gli permettono di farsi bello agli autentici cristiani – in teoria – e allo stesso tempo ai sostenitori dell’aborto – nella pratica quotidiana – e, soprattutto, nel mondo dell’alta politica. Manipolando abilmente il linguaggio e i gesti significativi."

E per precisare il modus operandi di questa duplicità: "Da un lato, il nostro pontefice condanna teoricamente e dottrinalmente l’aborto, come definito dalla Chiesa, ma in pratica sta allegramente con coloro che sono già a questo punto promotori del più spaventoso e ripugnante genocidio della storia."


"Non solo con le due figure politiche citate, ma anche con Hillary Clinton, Jeffrey Sachs, Ema Bonino, Evo Morales, Melinda Gates, John Boongarts, e così via. Così, relativizza la promozione dell’omicidio prenatale, ormai un genocidio globale, abbassa il prezzo del problema, come ha ben definito un suo servitore della Congregazione per la Dottrina della Fede: “oltre all’aborto, ci sono altre questioni che preoccupano anche la Chiesa”, come l’ambiente, la povertà, l’immigrazione, ecc. In altre parole: l’aborto è una questione in più, e non la più importante."


Seguono, dalla penna di José Arturo Quarracino, le terribili conseguenze di questo atteggiamento ambiguo: "con il presidente americano, Bergoglio ha fatto sapere che il pontefice della Chiesa lo riconosce come un “buon cattolico” e gli permette di ricevere la comunione, nonostante il suo fervore abortista, a parole e a fatti."


"In questo caso, Bergoglio finisce per lasciare l’abortista in comunione con la Chiesa: non corregge colui che sta palesemente peccando, anzi, gli “apre il cuore”, “misericordiosamente”, come gli piace dire." […]

"Per giustificare questo modo di procedere, come è successo nella suddetta conferenza stampa, Bergoglio ricorre deliberatamente alla confusione quando risponde alla domanda se un cattolico abortista può ricevere la Comunione. Secondo lui, negare la Comunione è un problema pastorale (sic!), non teologico. Inoltre, negare la Comunione – prosegue – è “politica”, non pastorale."

"Ma non si ferma qui e continua a confondere: “quando la Chiesa, per difendere un principio, non lo fa pastoralmente, si fa coinvolgere nella politica, e questo è sempre stato il caso”. Secondo lui, il pastore deve essere un pastore “e non andare in giro a condannare o non condannare, [deve] essere un pastore”. Inoltre, deve essere “pastore degli scomunicati”, perché “lo dice tutta la Bibbia”. Dove lo dice? Non specifica, perché non può, quindi lo impone, apoditticamente, semplicemente perché lo dice lui. "

"In ogni caso, è la “Bibbia” di Bergoglio, non quella della Chiesa. Per questo è “parola di Bergoglio”, punto e basta. Non è troppo? Così, con un tratto di penna, su questo delicatissimo argomento, Bergoglio lascia da parte la Rivelazione, la Tradizione bimillenaria della Chiesa e tutto il Magistero ecclesiale per imporre il proprio punto di vista e la propria agenda, ma in aperta ed evidente contraddizione con la Chiesa di Gesù Cristo e i suoi 2000 anni di storia. “Non ho mai negato la Comunione a nessuno”, come se fosse Gesù Cristo, l’esempio ultimo, definitivo e inappellabile."

Un neoclericalismo al di sopra della legge divina?
Questo modo di ignorare il magistero bimillenario - come se la Chiesa fosse iniziata 60 anni fa, con il Concilio Vaticano II... - induce Phil Lawler, fondatore e direttore di Catholic World News, a interrogarsi su quel che definirebbe come "una manifestazione del clericalismo".


Il 2 novembre, su Catholic Culture, il giornalista americano ha ammesso prontamente: "È perfettamente plausibile che, se Biden glielo chiedesse, papa Francesco lo incoraggerebbe a continuare a ricevere la Comunione."


"Questo sarebbe in linea con le osservazioni che ha fatto ai giornalisti poche settimane prima, quando ha detto: “Non ho mai rifiutato l'Eucaristia a nessuno”; e quello che consigliava agli altri sacerdoti: “Siate pastori e non cominciate a condannare”. Ciò sarebbe in accordo con la sua affermazione nella Evangelii gaudium che l'Eucaristia “non è un premio per i perfetti, ma una potente medicina e cibo per i deboli”. "


Ma Phil Lawler solleva subito l'obiezione maggiore che si impone a qualsiasi coscienza cattolica: "Quando il Papa (o qualunque ecclesiastico, vescovo o sacerdote) prende la decisione 'pastorale' di dire a un peccatore che può ignorare in pace la legge di Dio, crede davvero di aver risolto il problema?


"Crede che sia in suo potere distribuire lasciapassare per “uscire dall'inferno”? La questione rimane seria; l'offesa a Dio rimane. […] Nostro Signore ha dato ai suoi apostoli l'autorità di assolvere i peccati, ma non di scusarli. […] Un sacerdote non può ridefinire gli statuti che Dio ha stabilito; non può modificare il Decalogo. E se può dare l'assoluzione per il peccato passato, certamente non può dare il permesso che il peccato continui."


E si domanda: "Papa Francesco denuncia spesso le abitudini del clericalismo. Ma esiste una manifestazione di clericalismo più sfacciata della suggestione che chiunque - anche un romano pontefice - possa riscrivere le leggi di Dio?"