Sant'Agostino: la feconda verginità di Maria

14 Giugno 2022
Fonte: fsspx.news
Bartolomeo Cesi: Madonna con Bambino in gloria adorata da san Domenico, sant'Agostino e san Filippo Benizi

Sant'Agostino (354-430) è considerato il più grande dei Padri d'Occidente. Ebbe una notevole influenza sullo sviluppo della teologia cattolica e sulla dottrina spirituale. Non scrisse un trattato sulla Vergine Maria, ma lasciò delle pagine profonde sulla Madre del Verbo incarnato.

 

Circa la concezione immacolata di Maria:

Così dunque, ad eccezione della Beata Vergine Maria, della quale non si può discutere quando si tratta di peccato e della cui perfetta innocenza non posso dubitare, senza intaccare l'onore di Dio; poiché colei che ha meritato di concepire e di far nascere l'Innocenza stessa, il Verbo incarnato, poteva forse non ricevere tutte le grazie con le quali sarebbe stata vittoriosa su qualsiasi peccato? (Sulla Natura e sulla grazia, 42).

Sulla feconda verginità della Chiesa e di Maria:

2. La Chiesa universale è insieme vergine e sposa di Gesù Cristo, secondo la parola dell'Apostolo (2 Cor 11, 2). Di quale gloria, dunque, non sono coronati i suoi membri che realizzano, nella propria carne, ciò che tutta la Chiesa realizza nella sua fede, imitando così la madre del suo Sposo e del suo Signore?

La Chiesa è insieme vergine e madre. Se non è vergine, perché dunque ci preoccupiamo questa integrità? Se non è madre, di chi sono dunque questi figli che generiamo nella parola? Maria ha partorito corporalmente il Capo di questa famiglia; la Chiesa genera spiritualmente le membra di questo Capo.

In nessuna di queste due madri, la verginità è un ostacolo alla fecondità, né la fecondità un ostacolo alla verginità. La Chiesa è dunque santa nel corpo e nello spirito, ma nell'universalità delle sue membra è vergine solo nello spirito e non nel corpo; quanto più santa è allora in quelle membra dove è vergine sia nel corpo che nello spirito?

Relazione spirituale con Gesù Cristo

3. Sta scritto nel Vangelo che la madre e i suoi fratelli, cioè i cugini di Gesù Cristo, gli mandarono a dire che lo aspettavano fuori, perché la folla non permetteva loro di raggiungerlo. E il Salvatore risponde: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?»

Poi, stendendo la mano sui suoi discepoli, aggiunse: «Ecco i miei fratelli; e chi fa la volontà del Padre mio, è mio fratello, mia sorella e mia madre (Mt 12, 48-50)».

Così facendo, non ci dice chiaramente che preferisce la nostra alleanza spirituale alla parentela carnale? Non ci dice forse che la felicità, per gli uomini, non consiste nell'avere, con i giusti e i santi, un legame di sangue, ma nell'essere uniti a loro mediante l'imitazione della loro vita e la sottomissione alla loro dottrina? Maria fu dunque più beata nel ricevere la fede di Gesù Cristo che nel partorirne la sua carne.

«Benedetto il seno che ti ha portato», gridò una donna; «benedetti piuttosto [continuò il Salvatore] sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica (Lc 11,27-28)». Per i suoi fratelli, cioè la sua parentela che non credeva in lui, che vantaggio ebbe questo legame?

Anche la maternità di Maria non le sarebbe stata di alcuna utilità, se, portando Gesù Cristo nella sua carne, non lo avesse portato più felicemente nel suo cuore.

(Della Santa Verginità, 2-3)