Stati Uniti: l'episcopato diviso

22 Gennaio 2021
Fonte: fsspx.news

Pressato dall'avvento al potere di una nuova amministrazione che non nasconde le sue posizioni progressiste su aborto e morale, l'episcopato americano mostra le sue divisioni, il giorno stesso dell'investitura del 46° presidente gli Stati Uniti.


 

 

Dopo che il 46° Presidente degli Stati Uniti ha prestato giuramento, non ci è voluto molto per vedere le crepe esistenti nell'episcopato americano allargarsi.

Poco dopo mezzogiorno del 20 gennaio 2021, la Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (USCCB) ha rilasciato una dichiarazione ufficiale alla cerimonia di inaugurazione di Joe Biden.

Secondo The Pillar, citato dalla Catholic News Agency, il testo dell'episcopato avrebbe dovuto essere pubblicato prima che il nuovo presidente prestasse giuramento, ma il Segretario di Stato della Santa Sede è intervenuto per ritardare o addirittura impedire la pubblicazione di un testo ritenuto troppo incisivo.

 

La dichiarazione ufficiale dell'episcopato

Dopo aver assicurato al nuovo presidente delle sue preghiere a nome dell'episcopato, mons. Jose Gomez, arcivescovo di Los Angeles e presidente dell'USCCB, spiega la missione della Chiesa negli Stati Uniti, vista dai vescovi. Precisa che "la Conferenza episcopale cerca di aiutare i cattolici e le altre persone di buona volontà nelle loro riflessioni sulle questioni politiche."

Non vede l'ora di lavorare con il presidente Biden, una collaborazione unica, poiché è il primo presidente in 60 anni a professare la fede cattolica. Ma aggiunge: "Devo sottolineare che il nostro nuovo presidente è impegnato a perseguire determinate politiche che farebbero avanzare i mali morali e minaccerebbero la vita e la dignità umana, più seriamente nei campi dell'aborto, della contraccezione, matrimonio e genere."

Continua: "Per i vescovi, l'ingiustizia dell'aborto resta una priorità assoluta. (...) L'aborto è un attacco diretto alla vita che ferisce anche la donna e mina la famiglia."

Spera di poter avviare un dialogo con il governo "per affrontare i complessi fattori culturali ed economici che portano all'aborto". Spera inoltre di poter aiutare "a mettere in atto una politica familiare coesa che riconosca l'importanza fondamentale di matrimoni forti e della genitorialità per il benessere dei figli e la stabilità delle comunità."

Conclude la sua riflessione con questo appello: "Se il presidente, nel pieno rispetto della libertà religiosa della Chiesa, si impegnasse in questo dialogo, contribuirebbe molto a ristabilire gli equilibri civili e soddisfare le esigenze del nostro Paese."

 

La reazione del cardinale Cupich

Una dichiarazione che ha suscitato la reazione del cardinale Blase Cupich, arcivescovo di Chicago: il prelato, noto per le sue posizioni progressiste, si è lanciato in un lungo tweet che denuncia la "dichiarazione sconsiderata dell'episcopato nel giorno stesso della inaugurazione del presidente Biden". Secondo l'arcivescovo di Chicago, il testo firmato dal presidente dell'USCCB "ha sorpreso molti vescovi, che lo avevano ricevuto poche ore prima della sua pubblicazione."

Il presule deplora una flagrante mancanza di consultazione: "la dichiarazione è stata redatta senza il coinvolgimento della commissione amministrativa, organo collegiale che è un normale canale di diffusione di testi che si suppone abbiano ricevuto la approvazione ponderata dei vescovi americani."

Dall'altra parte dell'Atlantico, il mandato del nuovo presidente democratico rischia di mettere a dura prova l'unità dell'episcopato, diviso sulle questioni dell'aborto o sull'accesso dei "divorziati risposati" alla comunione eucaristica.

Per finire, il progressista America Magazine-The Jesuit Review puntava, pochi giorni prima dell'inaugurazione di Joe Biden, alla responsabilità morale dei vescovi più conservatori, nelle rivolte che hanno portato all'attacco al Campidoglio, il 6 gennaio: accuse tali da suscitare ulteriori divisioni all'interno di un episcopato già diviso.