Un giudice federale argentino ordina la sospensione della legge sull'aborto

10 Giugno 2021
Fonte: fsspx.news

Il presidente del Tribunale federale n.4 di Mar del Plata, Alfredo Eugenio López, ha emesso una misura cautelare ordinando allo Stato nazionale di sospendere l'applicazione della legge sull'aborto in quanto viola la piena tutela della vita dal concepimento.

Nella sua decisione, il magistrato si è avvalso di una sentenza della Corte Suprema del 1980, secondo la quale "la vita è il primo diritto umano riconosciuto e garantito dalla costituzione nazionale".

Ha ritenuto che in ragione dell'interesse superiore del nascituro e della capacità giuridica che la legge n. 26.061 riconosce a tutti i cittadini di intraprendere azioni legali per la loro tutela, ricorrono i presupposti per l'instaurazione di una controversia.

Il magistrato ha inoltre dichiarato l'incostituzionalità della legge n. 26.854 sulle misure cautelari nei confronti dello Stato, in quanto viola la separazione dei poteri e la tutela giurisdizionale.

Il giudice ha anche sostenuto che la misura cautelare era opportuna perché la cura integrale delle persone aventi diritto all'interruzione legale della gravidanza "incide e mette in pericolo la vita, la dignità e i diritti del nascituro, nonché quelli della madre incinta".

Ha così concluso che il diritto alla vita riconosciuto nella Costituzione nazionale, nella Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia e nella Convenzione americana sui diritti umani è in pericolo.

Parimenti, ha sottolineato che il pericolo del ritardo si realizza perché "un numero imponderabile di nascituri può subire la morte sin da questo momento" e "la sentenza definitiva dettata nel presente ricorso non potrà porre rimedio alla loro situazione a causa del tempo trascorso nell'istruttoria del caso".

Il magistrato, in sintesi, ha disposto la sospensione preventiva sia della legge n° 27 610 sull'interruzione volontaria della gravidanza, sia del "Protocollo per la cura integrale degli aventi diritto all'interruzione legale della gravidanza", approvato a fine 2019 dall'esecutivo nazionale.

Il ricorso proseguirà dopo che lo Stato nazionale avrà presentato le sue relazioni, richieste dopo l'emissione del decreto ingiuntivo.