Una nuova deviazione per la Chiesa di Germania

28 Settembre 2020
Fonte: fsspx.news
Cattedrale di Fulda

Il cammino sinodale è stato appena ripreso in Germania, per quanto limitato agli incontri locali, ma ha già dato luogo a cambio di guardia tra i vescovi. Non è stato però il cammino a occupare l'episcopato tedesco durante la sua riunione autunnale a Fulda, ma una lettera romana.

 

Bisogna tornare un po' indietro nel tempo per capire i dettagli della nuova tensione tra la Chiesa di Germania e Roma.

Una proposta di intercomunione


Il gruppo di lavoro dei teologi evangelici e cattolici (ÖAK) esiste dal 1947. Non dipende dalla conferenza episcopale tedesca (DBK), ma è sponsorizzato, da parte cattolica, da un vescovo. Da diversi anni è monsignor Georg Bätzing, vescovo di Limburg.

L'ÖAK ha proposto un appello all'intercomunione tra cattolici e protestanti: "La partecipazione reciproca alla celebrazione della Cena o Eucaristia è teologicamente giustificata" afferma il documento presentato l'11 settembre 2019, intitolato "Insieme alla Mensa del Signore. Prospettive ecumeniche nella celebrazione della Cena e dell'Eucaristia". Il testo era all'ordine del giorno dell'incontro della primavera 2020 dei vescovi tedeschi.

Questo appello ha ricevuto il sostegno di mons. Bätzing e quello di mons. Gerhard Feige, vescovo di Magdeburgo, presidente della commissione ecumenica della DBK. Quest'ultima, però, ha chiesto cautela, il 9 gennaio 2020, nei confronti di aspettative troppo alte che avrebbero rischiato di essere deluse.

Pochi giorni dopo, è stato emesso un primo avvertimento romano. Il cardinale Kurt Koch - un tempo teologo molto avanzato - presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani dal 2010, ha sottolineato le carenze del documento. Quest'ultimo, ha spiegato, non ha affrontato la natura sacrificale della Messa, né la questione del ministro ordinato.

Ma il 5 marzo 2020, al termine dell'assemblea generale della DBK, a Magonza, mons. Bätzing, neo eletto presidente della conferenza episcopale, ha accolto con favore il documento dell'ÖAK, precisando che si trattava piuttosto di sostegno teologico per una decisione di coscienza. In altre parole, la DBK, con la sua voce, incoraggiava l'intercomunione purché fosse una decisione individuale.

Il 3 settembre mons. Bätzing ha confermato lo svolgimento del terzo incontro ecumenico tra cattolici e protestanti (Ökumenischen Kirchentag) nel maggio 2021, a Francoforte. Ha colto l'occasione per chiarire che l'intercomunione sarebbe stata praticata durante questo incontro. La questione sarà esaminata e chiarita nella riunione annuale dell'episcopato a Fulda, dal 22 al 24 settembre.

La reazione della CDF


Il 20 settembre monsignor Bätzing ha ricevuto una lettera del cardinale Luis Ladaria, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (CDF), datata 18 dello stesso mese, in cui metteva in guardia l'episcopato tedesco. La lettera critica il testo dell'ÖAK, rilevando che le differenze nella comprensione dell'Eucaristia e del ministero sono "ancora così grandi" che attualmente precludono l'intercomunione tra cattolici e protestanti. Né vi è alcuna base per una "decisione individuale di coscienza", aggiunge il testo, contro l'interpretazione del vescovo Bätzing.

La lettera aggiunge che una simile intercomunione "aprirebbe necessariamente, allo stato attuale delle cose, nuove trincee nel dialogo ecumenico con le Chiese ortodosse" oltre i confini della Germania.

La DBK ha poi annunciato semplicemente che la lettera da Roma sarebbe stata discussa durante l'assemblea plenaria autunnale a Fulda. Il che scioccato il cardinale Koch. "Se i vescovi tedeschi dovessero dare a una lettera della CDF un valore inferiore a un documento di un gruppo di lavoro ecumenico, allora qualcosa non sarebbe più corretto nella gerarchia dei criteri dei vescovi", ha detto in un'intervista con Herder Korrespondenz, pubblicata il 22 settembre.

Ma all'interno della DBK, alcuni vedono la lettera vaticana come uno "schiaffo clamoroso" per i vescovi tedeschi e il loro presidente.

I teologi ci aggiungono del loro. Christoph Böttigheimer, professore presso l'Università Cattolica di Eichstätt, chiede: "Il ministero ordinato è assolutamente legato alla celebrazione dell'Eucaristia? E aggiunge: "Non è possibile che una lettera del Vaticano possa rendere superfluo il processo decisionale nelle Conferenze episcopali. (…) La CDF è solo una voce tra tante nel discorso teologico".

Quanto a Dorothea Sattler, teologa cattolica e membro dell'ÖAK, ha detto con fastidio: "Non possiamo ricominciare da capo ogni volta". "Siamo certamente pronti per esaminare e sviluppare teologicamente il nostro documento, ma solo se c'è almeno la speranza che qualcosa cambierà in pratica in seguito".

Se era necessaria un'ulteriore prova viene dello spirito scismatico - perché eretico - di una parte notevole della Chiesa tedesca, essa viene ora fornita.

Infine, il 24 settembre, durante la presentazione dei risultati dell'assemblea di Fulda, mons. Bätzing ha informato che "invece di occuparsi del contenuto della lettera, la Conferenza episcopale ha accettato di affidare alle sue commissioni per l'ecumenismo e la fede un “esame e apprezzamento delle osservazioni del Magistero”. Inoltre, la stessa ÖAK deve preparare una risposta".

Un modo per metterlo in fuorigioco? È possibile e anche probabile. Ma solo il futuro lo dirà. Nel frattempo, questo non calmerà le menti surriscaldate al di là del Reno, che sembrano voler sempre più appropriarsi del famoso slogan di origine protestante: Los von Rom! - Lontano da Roma!

Tuttavia, dobbiamo chiederci quali sono le reali responsabilità e perché la CDF dovrebbe intervenire in questo modo. Con la promulgazione del Novus Ordo, salutato dai protestanti, Paolo VI ha introdotto il germe maturato oggi. Non ha detto lui stesso nell'enciclica Ecclesiam suam: "su tanti punti differenziali, relativi alla tradizione, alla spiritualità, alle leggi canoniche, al culto, Noi siamo disposti a studiare come assecondare i legittimi desideri dei Fratelli cristiani, tuttora da noi separati."

Inoltre, la marcia forzata dell'ecumenismo, a partire dal documento conciliare Unitatis redintegratio, fa balenare le possibilità che alcuni vogliono ottenere a tutti i costi oggi in Germania e altrove. La base non capisce la procrastinazione romana, e realizza in modo pratico avanzamenti teoricamente impossibili.

La ventata di aria fresca dell'aggiornamento, seminato al Concilio, ha raccolto la tempesta.