Il sinodo sulla sinodalità, ovvero come manipolare il “Popolo di Dio”

Fonte: FSSPX Attualità

Papa Francesco e suor Nathalie Becquart

"Il 9 e il 10 ottobre 2021, una solenne cerimonia alla presenza del Papa darà il via a un itinerario triennale che culminerà con l'assemblea dell'ottobre 2023 a Roma, intorno al tema 'Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione'."

È in questi termini che il sito Vatican News ha presentato, il 22 maggio 2021, il prossimo Sinodo dei Vescovi, precisando non senza enfasi che "ognuno all'ascolto dell'altro e tutti all'ascolto dello Spirito Santo" sarebbe "la dinamica del cammino che si aprirà il prossimo autunno, e che non sarà celebrato solo in Vaticano ma in ogni Chiesa particolare dei cinque continenti, secondo un itinerario biennale, articolato in tre fasi: diocesana, continentale e universale."

E aggiunge: "per la prima volta nella storia di questa istituzione creata da Paolo VI, per continuare l'esperienza collegiale del Concilio Vaticano II, si celebra un sinodo 'decentralizzato'."

In questa occasione, suor Nathalie Becquart, suora saveriana francese, sottosegretaria del Sinodo dei Vescovi, ha dichiarato al sito ufficiale del Vaticano, sottolineando la specificità di questo sinodo: "È una delle novità sottolineate dalla costituzione Episcopalis communio promulgata a settembre 2018, e che insiste sul tema di una preparazione molto ampia all'ascolto del popolo di Dio."

"Quindi la novità è che questo processo partirà con una prima fase diocesana, in cui tutte le diocesi sono invitate a schierare questa consultazione sinodale, per organizzare un incontro pre-sinodale a livello di diocesi per raccogliere tutto ciò che è stato ascoltato."

"Quindi le Conferenze Episcopali, a partire da tutte le sintesi diocesane e dalle risposte che avranno ricevuto, saranno invitate a fare un processo sinodale, a livello di Conferenza Episcopale, per scrivere una sintesi che sarà inviata a Roma."

"E lì, la segreteria generale del sinodo, da tutte queste sintesi, farà un primo Instrumentum laboris [documento di lavoro] che alimenterà una nuova fase: un incontro pre-sinodale a livello continentale."

"Ci saranno sette incontri presinodali a livello continentale, e i sette documenti finali di questi incontri alimenteranno il 2° Instrumentum laboris che sarà presentato ai Padri sinodali per il Sinodo dei Vescovi."

"Questo processo quindi parte dalla base e si svolge a diversi livelli: diocesi, conferenze episcopali, livello continentale, poi tutto questo processo di ascolto culminerà nel Sinodo dei Vescovi nell'ottobre 2023."

Per presentare questo lungo processo di preparazione al sinodo sulla sinodalità della Chiesa, la religiosa usa un vocabolario mutuato dall'ottimismo conciliare, più di 50 anni fa, e che appare singolarmente anacronistico nel contesto della crisi attuale.

Si tratta della "nuova Pentecoste": "Questa è l'espressione che Giovanni XXIII ha usato per il Concilio Vaticano II. Possiamo quindi davvero sperare che questo processo sinodale aperto permetta, in tutte le Chiese locali, questa esperienza di una nuova Pentecoste, di rinnovamento interiore, di slancio missionario per andare incontro agli altri…"

Troviamo queste definizioni come ispirate: "la sinodalità è la chiamata di Dio per la Chiesa di oggi", "lo stile missionario per rispondere alle sfide attuali è essere una Chiesa sinodale", "una Chiesa sinodale è una Chiesa dell'ascolto; attraverso questo processo, lo Spirito Santo continuerà ad operare sulla Chiesa, affinché tutti siano attori e che i vescovi rafforzino il dialogo, in ascolto del Popolo di Dio."

"La posta in gioco della sinodalità è camminare insieme: pastori, laici, giovani, anziani, uomini, donne…essere in questa dinamica di discernimento comune, e ciò non toglie nulla al ruolo importantissimo dei pastori. Ma la sinodalità mira a costruire, a rafforzare questo Popolo di Dio perché possa servire l'umanità."

Ecco poi un obiettivo rivelatore: "uscire da una visione e da una pratica di Chiesa clericale, di clericalismo, entrando in un modo di essere Chiesa sinodale, dove tutti camminano insieme. La sinodalità deve infatti aiutare a uscire da questo clericalismo, mira a costruire una fraternità". Sempre con riferimento obbligato al Concilio: "oggi siamo forse in un processo di riapprendimento di questa sinodalità, nella recezione del Vaticano II."

Infine una preoccupazione costante: "è proprio una delle sfide di questo processo: un ascolto molto ampio dei laici, e che possano partecipare alla preparazione del sinodo, agli incontri presinodali nelle diocesi, a livello regionale… Tutto questo processo pone un accento molto importante sull'ascolto del sensus fidei, del Popolo di Dio."

 

Assemblea del Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia nel 2014

Democrazia ecclesiale e totalitarismo di un nucleo dirigente

A margine di queste dichiarazioni ufficiali e idealistiche, Stefano Fontana di La Nuova Bussola Quotidiana del 23 maggio, offre una visione più realistica: la sinodalità si presenta come la democrazia in politica, vale a dire potere del popolo in apparenza, ma dittatura di una minoranza in realtà.

Afferma: "Questa nuova Chiesa democratica c’è già: l'abbiamo vista all'opera negli ultimi sinodi. Ma è una democrazia imposta con la forza e l’inganno, una democrazia pilotata dal centro. Sarà una 'democrazia totalitaria'. "

E riporta un fatto vissuto: "Ricordo che quando il sinodo della diocesi di Bolzano-Bressanone concluse i propri lavori con affermazioni inequivocabilmente eterodosse, contrarie al deposito della fede e devianti rispetto alla morale naturale e cattolica, il vescovo non disse una parola: chi sono io per oppormi ad un sinodo?"

Infatti, secondo Stefano Fontana: "Era una democrazia programmata, perché il vescovo conosceva già questo esito quando indisse il sinodo ed indisse il sinodo per avere questo esito."

"È una democrazia imposta con le ormai abituali motivazioni della fedeltà ai 'segni dei tempi', della 'docilità allo Spirito', del non aver paura del nuovo. Però rimane formalmente una democrazia perché lo Spirito parlerebbe appunto in una Chiesa democratica o, meglio, nella democraticità della Chiesa."

Ed è facile giudicare le recenti esperienze sinodali, a Roma e in Germania: "Allo stesso meccanismo ci si è attenuti nel doppio sinodo sulla famiglia, programmato fin dall’inizio nei minimi particolari, condotto con pressioni e controlli tipici di una polizia segreta, e conclusosi con un documento che, come era previsto, confermava quanto era stato deciso di confermare alla indizione del sinodo."

"Con una formula tipica del potere paternalistico, durante quel doppio sinodo fu permesso ai sinodali di dire cose indegne dal punto di vista dottrinale e morale, in modo poi che l’Esortazione apostolica finale risultasse perfino equilibrata, calmierante, moderata."

"Lo stesso schema è stato seguito nel sinodo dell’Amazzonia, mentre il Sinodo tedesco ha fatto un passo avanti nella chiarezza della confusione: il centro ha semplicemente lasciato fare, concedendo alla democrazia ecclesiale tedesca – che come ogni democrazia è la dittatura di una minoranza – di vantare come giustificazione solo la propria prassi: noi vogliamo fare così, facciamo già così e faremo così"

"Molto poco, sul piano teoretico, ma moltissimo per la nuova democrazia ecclesiale per la quale la verità nasce dall’agire pastorale dal basso (pilotato dall’alto)."

"Viste queste premesse, nulla di rassicurante per la fede viene dalla notizia del nuovo calvario sinodale triennale. Le affermazioni più avventate fatte passare per il soffio dello Spirito Santo, l’avverbio 'insieme' come garanzia della verità del sostantivo a cui si riferisce, il 'come' (espresso di solito con la parola 'convenire') diventato criterio per il 'cosa', la forma – nel senso procedurale della democrazia – scambiata per la materia."   

"Lo sappiamo e già prevediamo il caravanserraglio di stranezze a cui assisteremo. Lo sappiamo perché lo abbiamo già sperimentato nella recente fase sinodale, però non possiamo lamentare i pericoli del nuovo calvario sinodale triennale solo ricordando i frutti negativi dei precedenti."

"Non è sufficiente lamentare che sarà, purtroppo, come un grande sinodo tedesco alla massima potenza. Quanto bisogna fare è andare alla radice e porre a severa critica lo stesso concetto di sinodalità oggi in uso nella Chiesa."

Chiaramente, bisogna sradicare la sinodalità, frutto della democrazia ecclesiale e della collegialità conciliare. Sradicare, cioè estirpare.